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Meno carne, più frutta e cultura: così cambiano i consumi delle famiglie

di Jacopo Giliberto


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Olycom

3' di lettura

Crescono i consumi delle famiglie. Lo rileva l’Istat secondo il quale nel 2016 — mentre i prezzi calano — la spesa media mensile familiare in valori correnti è stimata in crescita a 2.524,38 euro (+1% rispetto al 2015, +2,2% nei confronti del 2013, anno di minimo per la spesa delle famiglie e ultimo anno di calo del Pil). In altre parole si consolida, a un ritmo comunque cauto, la fase di ripresa dei consumi delle famiglie che si era avviata nel 2014, in un quadro macroeconomico caratterizzato dal quarto anno consecutivo di aumento del reddito disponibile, da un lieve incremento della propensione al risparmio e dal consolidamento della ripresa del Pil.

Segnali positivi, certo; tuttavia la spesa media mensile familiare rimane sotto i 2.639,89 euro del 2011, valore raggiunto prima di due anni consecutivi di calo.
Un quadro analogo si registra anche per la spesa in termini reali: la variazione dei prezzi al consumo è infatti risultata prossima allo zero sia nel 2016 (-0,1%), sia nel 2015 (+0,1%) e nel 2014 (+0,2%).

Al netto del costo (stimato mediante i cosiddetti affitti figurativi) che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’unità abitativa con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito, la spesa media familiare è pari a 1.935,09 euro, in aumento dell’1,3% rispetto al 2015.

Meno carne in tavola

Il livello medio della spesa alimentare è pari a 447,96 euro mensili (era 441,50 euro nel 2015). Quella per carni, pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire, attestandosi a 93,53 euro mensili (da 98,25 nel 2015). Le spese per frutta e vegetali aumentano entrambe del 3,1% rispetto al 2015, salendo rispettivamente a 41,71 euro e a 60,62 euro mensili.
Pesci e prodotti ittici sono la voce con il maggiore aumento (+9,5%, fino a 39,83 euro mensili). I consumi alimentari sembrano quindi confermare una crescente attenzione a una più corretta alimentazione.

Più domanda di cultura

La spesa per beni e servizi non alimentari (2.076,41 euro al mese) cresce dello 0,9%.
Tornano ai livelli pre-crisi le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+4,8%, da 122,39 a 128,25 euro) e salgono per il terzo anno consecutivo quelle per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+2,9%, fino a 130,06 euro).

Si riduce il divario con l’Alta Italia

Rimangono purtroppo ampie differenze strutturali tra le diverse zone dell’Italia, differenze legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa. Tuttavia si accorcia il divario tra i più elevati valori del Nord-Ovest (2.839,10 euro) e quelli più bassi delle Isole (1.942,28 euro), divario che passando da quasi 945 a circa 897 euro nel 2016.

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Le grandi città

Si amplia nel 2016 il divario tra le città metropolitane e i comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti (circa 376 euro in media al mese da poco meno di 100 euro del 2015) e tra città metropolitane e altri comuni fino a 50mila abitanti (poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015).

I CONSUMI DELLE FAMIGLIE

Valori in milioni di euro e variazioni percentuali rispetto al 2015 (Fonte: Istat)<br/>

I CONSUMI DELLE FAMIGLIE

La causa principale di questa dinamica è nella marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle città metropolitane.

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