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Meno cause e decisioni durante l’emergenza ma il digitale «salva» il civile

Nei mesi della sospensione delle udienze la giustizia ha accumulato ritardi ma grazie alla telematica non si è fermata del tutto. In affanno soprattutto il settore penale dove i canali online sono usati poco

di Valentina Maglione

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Nei mesi della sospensione delle udienze la giustizia ha accumulato ritardi ma grazie alla telematica non si è fermata del tutto. In affanno soprattutto il settore penale dove i canali online sono usati poco


2' di lettura

Se la giustizia, nei mesi difficili dell’emergenza Covid, non si è fermata del tutto, il merito è soprattutto della digitalizzazione: non solo delle udienze, ma anche degli adempimenti. E il settore civile, dove il processo telematico esiste dal 2014 e la trattazione per iscritto è stata ben accolta, ha rallentato meno di quello penale, in cui, peraltro, la possibilità di celebrare le udienze a distanza è stata vincolata al consenso delle parti.

Lo dimostrano i dati diffusi dal ministero della Giustizia, che monitorano l’arretrato negli uffici giudiziari. La fotografia è ferma al primo trimestre dell’anno e include, quindi, solo il primo mese di emergenza, ma già segnala, dopo anni di calo, un minimo aumento dei procedimenti penali pendenti (+0,3%, quasi 1,6 milioni dal giudice di pace alla Cassazione), mentre i procedimenti civili mantengono una piccola riduzione (-0,2%, quasi 3,3 milioni di cause).

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LE FASI DELL'EMERGENZA NEI TRIBUNALI

LE FASI DELL'EMERGENZA NEI TRIBUNALI

Un’istantanea più aggiornata e focalizzata sui flussi l’ha scattata il Tribunale di Milano, dove i procedimenti civili iscritti dal 1° gennaio al 30 giugno 2020 sono stati 38.390, il 30% in meno dei 55.800 dello stesso periodo del 2019, mentre ne sono stati definiti 33.480, contro i 56mila dell’anno scorso. «La produttività è diminuita - commenta il presidente del Tribunale, Roberto Bichi - ma tutto sommato il sistema ha retto». Più in sofferenza il penale: i nuovi procedimenti di competenza del tribunale monocratico sono stati 5.250 (erano 9.186 l’anno scorso) e i definiti 5.167 (contro 8.329); nel tribunale collegiale gli iscritti sono stati 221 (425 fino al 30 giugno 2019) e i definiti 257 (421 nel 2019); il più in affanno è l’ufficio Gip (che sconta le conseguenze dell’incendio che l’ha colpito a marzo e che ha imposto la chiusura), con 6.040 procedimenti iscritti (erano 17.817 nel 2019) e 5.450 definiti (contro 17.677).

Con l’emergenza è stato necessario rafforzare la presenza della telematica nell’amministrazione della giustizia. Così, ad esempio, nel processo civile è stato reso obbligatorio depositare in via telematica anche gli atti introduttivi e la digitalizzazione è arrivata anche in Cassazione.

I canali telematici sono stati, in alcuni casi, anche più usati rispetto al 2019. In base ai dati del ministero della Giustizia, nel settore civile, le notifiche e le comunicazioni dal 1° marzo al 30 giugno sono state quasi 10,7 milioni, il 10% in più dello stesso periodo del 2019. Sono aumentati anche gli atti depositati in via telematica dai magistrati (2,6 milioni, il 6% in più del 2019). Sono invece calati del 13% i depositi telematici degli avvocati e degli altri utenti (3,5 milioni nel 2020 contro 4 milioni nel 2019).

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