Programma nazionale di riforme

Scuola, meno classi pollaio e più digitale: come cambierà volto l’organizzazione

Dovendo attrezzarsi in funzione dell’emergenza il governo ha avviato l’opera di riprogettazione del settore, a partire ovviamente dalle dotazioni infrastrutturali

di Nicola Barone

Si torna a scuola dal 14 settembre. Dal governo un altro miliardo

Dovendo attrezzarsi in funzione dell’emergenza il governo ha avviato l’opera di riprogettazione del settore, a partire ovviamente dalle dotazioni infrastrutturali


4' di lettura

Anche se l’incertezza sul prossimo futuro domina la scena, per il rischio di una seconda ondata non azzerabile, gli addetti ai lavori lavorano alla ricerca di soluzioni per una riapertura in sicurezza delle scuole. Il distanziamento nelle classi, e dentro gli istituti, rimane il problema principale, anche se non certo l’unico. Dovendo attrezzarsi in funzione dell’emergenza il governo ha avviato l’opera di riprogettazione del settore, a partire ovviamente dalla digitalizzazione. E qualche spunto a riguardo arriva dal Pnr, il Programma nazionale di riforme che indica le iniziative che l’Italia metterà a punto per settembre, basato su modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale, e parità di genere.

Entro due anni fibra ottica in tutte le scuole

In primo piano naturalmente c’è il rafforzamento delle dotazioni tecnologiche. Entro due anni tutte le scuole statali superiori e medie dell’intero territorio nazionale «saranno connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps, necessari per l’adozione di forme sistemiche di teledidattica». Lo stesso è previsto per le scuole primarie e quelle dell’infanzia ricadenti nelle cosiddette “aree bianche”. Su questo fronte il governo ricorda che le risorse per il cosiddetto Piano banda ultralarga arriveranno a 400 milioni, rispetto ai precedenti 200, e sono stati previsti interventi per rafforzare la connettività delle scuole portando l’infrastruttura in più di 32.000 istituti.

Rafforzata la didattica a distanza

Nei prossimi anni, a fronte dell’imprevedibilità della situazione epidemica, «è compito del governo continuare a garantire il rafforzamento della complessa struttura di interventi che ha garantito finora la didattica a distanza, traslando le azioni adottate in emergenza in una solida politica di sistema, per tutti i gradi scolastici». In questo senso si annuncia un piano per rafforzare la formazione continua, che riguarderà tra l’altro, il personale docente (in merito ai nuovi mezzi, agli strumenti tecnologici e, soprattutto, all’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione alla didattica, di cui quella a distanza rappresenta un elemento fondamentale), e il personale Ata (per il potenziamento di tutte le attività didattiche, ma anche amministrative che le singole istituzioni scolastiche sono chiamate ad erogare in forma telematica, e dunque anche a distanza, a vantaggio dell’utenza). Secondo il testo di riforma è prevista anche l’implementazione di una piattaforma digitale “proprietaria” ministeriale per la didattica digitale, unitamente alla ricerca e alla definizione di contenuti didattici da erogare a distanza, in modo uniforme e differenziato per età, a vantaggio di tutta l’utenza scolastica.

Colpo di freno alle “classi pollaio”

Per far funzionare meglio il sistema scolastico appare all’esecutivo «ineludibile una revisione dei criteri di numerosità delle classi previsti dal Dpr 81/2009, per garantire stabilmente un migliore equilibrio tra le esigenze didattiche e di organizzazione del personale». Si parla qui del cosiddetto fenomeno delle “classi pollaio”. Ciò consentirebbe anche, si sottolinea, «di liberare risorse in grado di permettere alle istituzioni scolastiche un pieno e adeguato utilizzo, attraverso gli strumenti della flessibilità (scomposizione delle classi in gruppi di livello, recupero degli apprendimenti, individualizzazione e personalizzazione attraverso il curriculum delle studente) dell’organico dell’autonomia». Il tutto, precisa il documento, con l’intento di «valorizzare lidentità dello studente, le diverse abitudini e le sue molteplici potenzialità e capacità». Sul punto la maggior parte delle organizzazioni di settore indica la quota di 15 al massimo 18 alunni per classe come quella ideale.

Interventi di edilizia scolastica

«Il primo piano per l’edilizia scolastica risulta concluso con l’80% dei progetti, mentre il secondo piano, che prevede uno stanziamento di oltre 3 miliardi e più di 3.000 interventi, è in corso di attuazione». È quanto viene sottolineato in un ulteriore passaggio del Piano nazionale di riforma per quanto riguarda la scuola. «Con i progetti-pilota del primo piano per l’edilizia scolastica - realizzati grazie al contributo della BEI e di CDP – si è proceduto - viene ricordato nel testo - alla realizzazione di oltre 6.000 interventi in tutta Italia, per un investimento complessivo di circa 2,6 miliardi. Essi riguardano l’adeguamento sismico, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi edifici scolastici su tutto il territorio nazionale, con aule all’avanguardia, laboratori innovativi e un efficiente consumo energetico».

Più docenti per alunni con disabilità

In un passaggio della bozza si legge ancora che «al fine di assicurare agli studenti con disabilità una maggiore continuità didattica saranno intraprese misure per aumentare il numero degli insegnanti di sostegno di ruolo anche attraverso la stabilizzazione di una quota considerevole dei posti di sostegno, da realizzare attraverso un allargamento dei posti in organico di diritto, riducendo quindi in egual misura quelli in organico di fatto, anche con l’intento di limitare il ricorso a posti in deroga». I corsi di specializzazione sul sostegno «saranno banditi continuativamente e annualmente, e - viene precisato - saranno intraprese iniziative formative atte a far acquisire ai docenti a tempo indeterminato competenze in materia di didattica e metodologia inclusiva. Per affrontare tale problematica è stato riattivato l’Osservatorio sull’inclusione e sono stati stanziati 5 milioni non soltanto per la formazione degli insegnanti di sostegno ma anche per la formazione del personale scolastico in generale».

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