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Meno deleghe e più telematica: così la spinta a partecipare alla mediazione

Nel decreto legislativo anche sanzioni più pesanti per chi non interviene. Favorita la procedura in presenza, ma è possibile collegarsi da remoto

di Marco Marinaro

(tiquitaca - stock.adobe.com)

3' di lettura

Via più stretta per le deleghe, sanzioni inasprite e la chance della procedura telematica. Sono queste le novità in arrivo per la mediazione – insieme agli incentivi e alle agevolazioni (si veda l’articolo a fianco) – per spingere la partecipazione personale delle parti. A scommetterci è lo schema di decreto legislativo che attua la riforma della giustizia civile (legge 206 del 2021), approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 28 luglio scorso e ora in Parlamento per acquisire il parere delle commissioni competenti. Il testo dovrà poi essere approvato in via definitiva dal Governo. Non sono quindi escluse modifiche, ma è probabile che le linee guida della riforma della mediazione – che comunque si applicherà ai procedimenti instaurati dal 30 giugno 2023 – siano confermate.

Si tratta di una riforma ad ampio raggio. Del resto, i numerosi principi e criteri direttivi fissati dalla legge delega 206 del 2021 per la riforma della mediazione rendevano già evidente il notevole impatto che le norme attuative avrebbero potuto avere nella prospettiva di razionalizzare e rendere efficiente il modello vigente (decreto legislativo 28 del 2010, poi radicalmente modificato nel 2013). E il principio cardine – che fa da fil rouge nel testo ora approvato dal Governo – è proprio nella richiesta della legge delega di «riordinare le disposizioni concernenti lo svolgimento della procedura di mediazione nel senso di favorire la partecipazione personale delle parti, nonché l’effettivo confronto sulle questioni controverse, regolando le conseguenze della mancata partecipazione».

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Le novità sono quindi centrate sulla partecipazione personale delle parti assistite dai rispettivi avvocati: la mediazione può divenire uno strumento di giustizia sempre più efficace se (e soltanto se) i protagonisti del conflitto siedono al tavolo negoziale e cooperano in buona fede e lealmente per realizzare un effettivo confronto sulle questioni controverse.

Anche la Cassazione aveva segnalato l’importanza della partecipazione personale (sentenza 8473 del 2019) traendo dalla legislazione vigente un principio fondante della procedura, pur ritenendo che non vi fossero limiti al potere di rappresentanza.

Ora vengono previsti limiti alla possibilità di delegare che sarà consentita soltanto per «giustificati motivi», precisando anche che in tal caso la procura potrà essere conferita soltanto ai rappresentanti che siano a conoscenza dei fatti e muniti dei poteri necessari per la composizione della controversia (principio che viene ribadito anche per i soggetti diversi dalle persone fisiche).

Quanto alle conseguenze derivanti dalla mancata partecipazione (personale) alla mediazione, viene ribadita l’improcedibilità della domanda giudiziale con riguardo alla parte che ha interesse ad avviare l’azione giudiziaria, sia nei casi in cui la mediazione preventiva è obbligatoria per legge (e il novero delle materie viene esteso ad altri àmbiti), sia quando è disposta dal giudice nel corso del processo, sia quando la mediazione è stata prevista da una clausola contenuta in un contratto o in uno statuto o atto costitutivo.

Viene poi raddoppiata sanzione pecuniaria da versare in favore dell’Erario per l’ingiustificata assenza in mediazione della parte invitata (importo pari al doppio del contributo unificato dovuto per il giudizio), con la trasmissione della sentenza all’autorità di vigilanza (per i soggetti vigilati) e al pubblico ministero presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti (per le pubbliche amministrazioni).

Viene anche introdotta una sanzione pecuniaria che il giudice potrà disporre su richiesta e in favore della controparte, da quantificare equitativamente e, comunque, in misura non superiore nel massimo alle spese del giudizio maturate dopo la conclusione del procedimento di mediazione.

Inoltre, lo schema di decreto legislativo regolamenta la mediazione telematica, sfruttando anche l’esperienza maturata negli ultimi anni a causa dell’emergenza sanitaria. La riforma punta a valorizzare la possibilità per le parti di incontrarsi sia pur a distanza attraverso l’utilizzo di sistemi di collegamento audiovisivo che assicurino la contestuale, effettiva e reciproca udibilità e visibilità delle persone collegate.

Se la modalità di partecipazione principale resta quella in presenza, viene previsto che ciascuna parte possa chiedere al responsabile dell’organismo di mediazione di partecipare da remoto. Ciò consentirà di superare una serie di ostacoli alla partecipazione delle parti, soprattutto quando esse vivono in luoghi distanti o quando si tratta di enti pubblici o società i cui soggetti delegati non possono partecipare in presenza anche solo per ragioni organizzative.

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