Studi legali dell’anno 2019

AMMINISTRATIVO

Meno liti sugli appalti, più tecnologie

di Antonello Cherchi


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3' di lettura

Ragionare di diritto amministrativo dà un po’ la stessa sensazione di entrare a Palazzo Spada, la sede del Consiglio di Stato, il massimo organo della giustizia amministrativa. Una sede austera, bella, storica, apparentemente impermeabile alle accelerazioni del tempo e della società.

Così sembrerebbe anche per la prospettiva del processo amministrativo che, secondo alcuni avvocati, continuerà a ruotare intorno ai temi di sempre: soprattutto appalti, urbanistica, ambiente, contrattualistica. Secondo altri professionisti, invece, in un futuro più o meno prossimo si allargherà l’orizzonte delle cause davanti ai Tar e al Consiglio di Stato: materie come la blockchain e gli smart contract contageranno la pubblica amministrazione e per i legali si apriranno nuovi fronti.

Una salutare ventata nuova, perché - e su questo le vedute sono pressoché unanimi - il mercato si è ridimensionato. Le gare pubbliche languono. Una contrazione in parte controbilanciata - ma non sempre - da un aumento delle consulenze.

È categorico Riccardo Ludogoroff, fondatore e contitolare dell’omonimo studio di Torino, indicato nell’indagine realizzata daStatista con Il Sole 24 Ore: «La città ha esaurito la spinta propulsiva provocata dalle Olimpiadi invernali del 2006. L’economia non si muove. Le principali imprese edili hanno chiuso o fallito. Il contenzioso, soprattutto nel campo degli appalti, ha subito una decisa flessione. Tiene il settore dell’ordine pubblico, che però noi non curiamo. Nel nostro studio ci occupiamo di contrattualistica pubblica, urbanistica, appalti, diritto sanitario ospedaliero. Siamo quattro associati e alcuni praticanti. Nasciamo come avvocati amministrativisti e quella rimane l’attività principale, ma alcuni colleghi seguono anche il civile».

Anche per Paolo Clarizia - contitolare insieme al padre Angelo, che l’ha fondato, di uno degli studi storici di diritto amministrativo della capitale - il contenzioso sugli appalti è cambiato. «Ha giocato - spiega - l’aumento del contributo unificato. Rispetto a dieci anni fa è, però, aumentata l’attività di consulenza. Le imprese chiedono un supporto continuativo, anche per evitare il contenzioso». Un punto di vista suffragato sia dall’esperienza dello studio, che oggi impiega circa venti avvocati e da quasi mezzo secolo opera esclusivamente nel diritto amministrativo, con particolare riguardo agli appalti, le cause antitrust e il diritto ambientale. E sia dal fatto che lo spazio d’azione è soprattutto quello romano, dove si concentra gran parte della pubblica amministrazione e il più grande Tar, capace in una sola sezione di gestire più cause di tutti gli altri tribunali amministrativi.

«Ci si sta in parte spostando - conferma Carlo Cerami, titolare dell’omonimo studio a Roma, dove lavorano circa dodici professionisti - dall’attività giurisdizionale alla consulenza. Accade soprattutto nel settore dell’urbanistica. L’aumento del contributo unificato ha ridotto le controversie».

«Un fenomeno che abbiamo rilevato anche noi», commenta Antonio Garozzo, associato in Gierrelex, studio che ha la sede principale a Catania, dove lavorano 5 avvocati, e sedi secondarie a Palermo, Milano, Roma, Agrigento e Sciacca. «La flessione del contenzioso negli appalti ha, però, riguardato più il singolo cittadino delle imprese. Il contributo unificato più elevato si fa sentire».

Di fronte a questo scenario poter puntare su nuovi ambiti di attività può essere una risorsa. Ci crede Salvatore Di Pardo, titolare insieme al fratello Giuliano dell’omonimo studio, con sede principale a Campobasso e un’altra a Roma. «Smart contract e blockchain arriveranno anche nel pubblico. E dovremo farci trovare pronti». Intanto, lo studio si prepara al futuro: «Il processo telematico ci ha permesso - spiega Di Pardo - di delocalizzare e concentrare l’attività a Campobasso, dove sono impiegati la maggior parte dei trenta avvocati in forza allo studio. Inoltre, grazie a un accordo con l’università del Molise, stiamo ragionando sulla blockchain e sviluppando modelli di giustizia predittiva, in grado di dare, ad esempio, risposte automatiche a istanze di base da parte della clientela».

A proposito di nuove prospettive, Paolo Clarizia indica il tema dell’anticorruzione: «C’è stato un ampliamento della materia, un po’ come è successo negli ultimi anni in campo ambientale, anche se lì ora il diritto si è consolidato».

Più cauto Garozzo («Non vedo spazi innovativi. Almeno, non così determinanti») mentre Cerami cita l’esempio di Milano: «La riqualificazione della città dall’industriale al terziario ha aperto nuove dinamiche professionali. Aspettiamoci anche in altre realtà una nuova regolazione che metterà in gioco gli attuali poteri pubblicistici».

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