la proroga dell’operazione sophia

Meno navi, più aerei: i nuovi piani operativi dell’Ue sui migranti

di Marco Ludovico

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(ANSA)


3' di lettura

Più occhi e più radar su sbarchi e migranti in acqua. Con il rafforzamento della componente aerea delle unità in forza alle operazioni dell'Unione europea. È accaduto ieri per Sophia: al termine di una lunga riunione del Cops, il comitato politico e di sicurezza dell'Unione, dopo una serie di discussioni tra gli stati membri, è passata la cosiddetta “soluzione asciutta”. L’operazione EunavForMed, alias Sophia, va avanti per altri sei mesi, un’estensione tecnica dell’attuale mandato giù scaduto alla fine del 2018 e prorogato una prima volta per tre mesi. “Asciutta” perché vengono ritirate, infatti, le unità navali finora impegnate. Scaduti i sei mesi di proroga sarà la nuova Commissione europea a decidere il prosieguo.

Il dibattito sotto traccia a Roma
Fino a ieri pomeriggio c'è stato un via vai continuo di telefonate tra i ministeri degli Esteri, guidato da Enzo Moavero, dell'Interno (Matteo Salvini), della Difesa (Elisabetta Trenta) e gli uffici del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con Bruxelles: fino al primo pomeriggio, a ridosso della riunione del Cops, non era stato chiarito tra tecnici e politici del governo quale fosse la posizione italiana. La minaccia della chiusura di Sophia, già paventata da mesi, era legata all'indisponibilità di Roma a protrarre la regola di sbarcare i migranti soccorsi solo in Italia. La controproposta, una rotazione degli approdi tra gli stati, non poteva avere seguito. Alla fine passa dunque la “soluzione asciutta”: azzera con il gradimento di Salvini ogni possibilità di diventare, con le navi in mare, “pull factor” cioè fattore di attrazione per migranti e trafficanti. Lascia comunque il carattere militare operativo alla missione, con l'apprezzamento della Trenta. Resta al comando dell'operazione, tranne sorprese impreviste, la giuda italiana con l'ammiraglio Enrico Credendino.

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Più pattugliamenti aerei non solo per Sophia
EunavForMed si rafforza invece sul fronte dell'impegno aereo, già in atto, con l'obiettivo conseguente di irrobustire le capacità di intervento della Guardia Costiera libica. Proprio l'altro giorno, grazie a un'immediata segnalazione da un aereo di Sophia, i libici sono riusciti a soccorrere un'imbarcazione a 95 miglia dalla costa: un intervento di questo genere solo pochi mesi fa sarebbe stato impensabile. In questo quadro si amplia inoltre il lavoro di formazione e addestramento dei militari nordafricani svolto dalla nostra Guardia Costiera insieme a EunavForMed. Resta poi l'operazione Themis coordinata da Frontex (navi+aerei) ma con una linea operativa molto arretrata rispetto alla Libia. Si è dimostrato poi efficace il sistema aereo di sorveglianza Mas (Multipurpose Aerial Surveillance) di Frontex: due velivoli finora pattugliano le aeree, uno nella zona del Balcani Orientali e l'altro a sud del Mediterraneo.

Il generale Graziano: rafforzare gli Stati africani
Dal punto di vista di Bruxelles la prospettiva è più ampia. In una recente lectio magistralis svolta all'università di Tor Vergata il generale Claudio Graziano, ex capo di Stato maggiore della Difesa e oggi chairman del Comitato Militare dell'Unione, ha sottolineato come secondo l'Unione «in questo momento è opportuno concentrare i propri sforzi sul Capacity Building, inteso quale processo complessivo volto ad aiutare i Paesi in crisi a rimettersi sulle proprie gambe per operare in modo autonomo – sottolinea Graziano - supportandoli da un punto di vista non solo militare, ma anche in termini di sviluppo economico e di ricostruzione degli apparati istituzionali». Un processo tanto più urgente visti «i rischi collegati all'instabilità derivante dall'incapacità degli Stati più fragili di contrastare la rinascita delle minacce terroristiche, così come il fenomeno della immigrazione incontrollata».

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