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Meno rischi a breve ma crescita e debito sono handicap per il futuro

Negli ultimi sei mesi l’indicatore di stress per la stabilità finanziaria è diminuito, in seguito all’attenuazione delle tensioni sul mercato dei titoli pubblici e del miglioramento delle condizioni di quello obbligazionario privato

di Rossella Bocciarelli

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Il rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia: crescita e debito sono due handicap per il futuro (imagoeconomica)

2' di lettura

La buona notizia, certificata anche dall’ultimo rapporto sulla stabilità della Banca d’Italia, è che negli ultimi sei mesi l’indicatore di stress per la stabilità finanziaria è diminuito, in seguito all’attenuazione delle tensioni sul mercato dei titoli pubblici e del miglioramento delle condizioni di quello obbligazionario privato.

L’indicatore è tornato ai livelli dei primi mesi del 2018 e si colloca oggi ben al di sotto di quelli raggiunti nelle fasi di maggiori tensioni finanziarie, dovute ai timori di uno euro-break up. Accanto al miglioramento dei conti pubblici, c’è stata una riduzione della rischiosità degli attivi bancari e, sempre in seguito alla riduzione dello spread, anche un progresso degli indicatori di solvibilità e redditività delle compagnie assicurative.

Possiamo quindi dedurne (naturalmente circoscrivendo entro limiti ben precisi i contenuti previsivi di questo esercizio) che le ripercussioni negative sull’economia reale delle condizioni finanziarie dovrebbero essere contenute, anche se la dinamica del credito resterà debole, nei confronti delle imprese, in particolare.

Quanto ai vantaggi per i conti pubblici derivanti dall’impatto della riduzione dello spread, i calcoli ha provato a farli anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio che ha lavorato sulle differenze fra la Nadef e quanto stimato nel DEF a maggio. E ne ha dedotto che i risparmi derivanti dalla riduzione del costo del denaro sono ripartibili fifty-fifty: cumulativamente, nel triennio, si otterrebbe un risparmio di 15,6 miliardi dovuto alla mera discesa dei tassi e uno di circa 14,3 miliardi per effetto della caduta dello spread. Non una cifra piccola, dunque.

Crescita debole e debito elevato fattori di vulnerabilità
Senonché, e qui viene in mente la favola della piccola lattaia raccontata da La Fontaine, viviamo in un mondo assai complicato, e tutti questi guadagni non possono essere dati del tutto per acquisiti. Infatti, avverte Bankitalia, la crescita debole e l'elevato debito pubblico continuano a rappresentare elementi di forte vulnerabilità del nostro paese e lo espongono la nostra economia ai rischi, tutt'altro che remoti, di uno shock esterno che provocasse un riacutizzarsi delle tensioni dei mercati. C'è un problema di crescita (oggi il Consensus dei previsori economici vede si un rialzo del Pil per il 2020 ma lo pone al massimo a un +0,4 per cento); e c'è, massiccia e ingombrante, la spada di Damocle dell'essere titolari del terzo debito del mondo e di avere margini di manovra molto stretti sulla politica di bilancio, per effetto delle clausole di salvaguardia che ogni anno il Governo in carica si trova a dover disinnescare.

Il pericolo di pensare solo a bandiere da sventolare
È la necessità di camminare su una lastra di ghiaccio molto sottile che dovrebbe indurre ad atteggiamenti più prudenti e lungimiranti sia la maggioranza che l'opposizione, invece di preoccuparsi unicamente del brand elettorale da sventolare. Chiunque sarà al governo nel 2020, è bene tenerlo a mente, si troverà di fronte la stessa Rodi dove saltare.

Per approfondire:
Bankitalia non sfavorevole alla riforma Esm
Esm, Conte: «Salvini era seduto al tavolo»

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