Relazione annuale commissione di Garanzia

Meno scioperi nei servizi, ma per ferrovie, rifiuti e scuola le proteste aumentano

di Giorgio Pogliotti


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Nel 2018 nei servizi pubblici essenziali sono stati proclamati 2.109 scioperi, contro i 2.448 del 2017 (Ansa)

3' di lettura

Nei servizi pubblici essenziali si è scioperato di meno nel 2018 rispetto all’anno precedente: nel complesso vi sono state 2.109 proclamazioni, contro le 2.448 del 2017. Sul piano concreto, a seguito degli interventi della Commissione di garanzia e delle revoche, gli scioperi effettuati scendono a circa la metà: 1.389 (rispetto ai 1.616 dell’anno precedente). In controtendenza il trasporto ferroviario, l’igiene ambientale, le regioni e la scuola, dove invece le azioni di protesta sono aumentate nel confronto tra i due anni. Dietro il conflitto, spesso, c’è la proliferazione di sigle sindacali poco rappresentative, che usano lo sciopero come arma per ottenere visibilità.

Meno scioperi nel trasporto urbano e in quello aereo
È questo il quadro tracciato nella relazione annuale al Parlamento del presidente della Commissione di garanzia, Giuseppe Santoro Passarelli, alla presenza del capo dello Stato. Guardando all’andamento nei settori, la conflittualità è diminuita nel trasporto urbano, dove si registrano 223 scioperi effettuati nel 2018 rispetto ai 318 del 2017. Sono legati principalmente a rivendicazioni di carattere strettamente aziendale o locale, con un 20% di scioperi indetti per la mancata o ritardata corresponsione della retribuzione.

Anche nel trasporto aereo la conflittualità è in flessione: si è scesi da 159 a 130 scioperi effettuati. Dimezzato, rispetto all’anno precedente, il conflitto nel settore del recapito postale e delle telecomunicazioni, in calo anche nel comparto ministeri (10 astensioni a fronte delle 17 dello scorso anno)

Nelle ferrovie si è tornati sui picchi “storici” di conflittualità
In controtendenza, invece, il trasporto ferroviario, dove si registra un aumento, rispetto al 2017 , anche se il confronto è con un anno caratterizzato da una significativa flessione per la maggiore unità nell’azione sindacale (le azioni di protesta erano calate del 50% rispetto al passato). Nel 2018 il trasporto ferroviario è tornato ai livelli di conflittualità “storici” con 112 proclamazioni, «molte delle quali in violazione della disciplina di settore» che, con i correttivi prodotti dalla Commissione, si sono tradotte in 51 azioni di sciopero (rispetto alle 37 del 2017). Un ruolo lo gioca la «tradizionale contrapposizione con il sindacalismo confederale del «sindacalismo di base, che è il principale protagonista della maggior parte delle proclamazioni a livello nazionale».

Rifiuti: al Sud si sciopera di più per il ritardo nel pagamento degli stipendi
L’aumento della conflittualità riguarda anche l’Igiene ambientale, con 230 scioperi effettuati, rispetto ai 188 del 2017. La conflittualità si concentra soprattutto al Sud, con picchi significativi in Campania e in Sicilia: il ritardo nel pagamento degli stipendi ai lavoratori è la principale ragione. Al Nord, invece, il conflitto è originato dall’ eccessiva segmentazione del servizio, con il massiccio ricorso al subappalto e il fiorire di Cooperative sociali che operano con il ricorso a mano d’opera a basso costo, o applicando alle maestranze contratti peggiorativi. Si è scioperato di più anche nel settore regioni e autonomie locali (101 astensioni rispetto alle precedenti 96), nel comparto scuola (da 26 a 32) e università (da 2 a 14).

Scioperi generali dei sindacati di base con motivazioni politiche generiche
Nel 2018 sono stati proclamati 9 scioperi generali-nazionali (erano 13 nel 2017), tutti ad opera di sindacati di base (Usb, Usi, Cobas), che secondo la Commissione di garanzia hanno «motivazioni politiche generiche e con livelli di adesione irrilevanti». Ai fini di un buon governo del conflitto collettivo, per Santoro Passarelli «la verifica della rappresentatività sindacale rimane un'esigenza rilevante nel nostro sistema sindacale, ancora di più nel settore dei servizi, dove è maggiormente accentuata la frammentazione di sigle sindacali».

Siamo in presenza di una dinamica concorrenziale tra le varie organizzazioni, con un «ricorso allo sciopero, anche in funzione di visibilità», d’altro canto sul fronte dei soggetti erogatori, «ci si trova spesso di fronte ad aziende al limite del collasso, gestite con discutibili criteri di efficienza e trasparenza e con pesanti ingerenze del potere politico, che erogano il servizio al di sotto di una soglia di sufficienza».

La commissione di Garanzia: più poteri nella precettazione e multe più salate
Santoro Passarelli propone un «rafforzamento della Commissione nella fase di composizione del conflitto», magari attraverso la possibilità di fornire alle parti proposte di risoluzione delle controversie. In materia di precettazione, chiede di riconoscere alla Commissione un più ampio potere di differimento motivato delle azioni di sciopero, o la possibilità di raggrupparle in un’unica data. E solleccita l’adeguamento degli importi delle sanzioni, attualmente stabilite in un minimo di 2.500 euro fino ad un massimo di 100mila, importo giudicato «inadeguato per i grandi sindacati e le grandi imprese».

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