grandi pittrici

Meraviglie di «mano donnesca»

di Benedetta Gentile


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6' di lettura

«Le donne sono venute in eccellenza, di ciascun’arte ov’hanno posto cura» (Orlando Furioso, canto XX) Questo straordinario riconoscimento dell’Ariosto delle virtù artistiche femminili trova eco nel Vasari che nella seconda edizione delle sue celebri Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori cita questi due versi, a testimonianza di come la comparsa sulla scena europea non solo di poetesse e letterate illustri ma anche di scultrici e pittrici di talento non fosse passata inosservata negli ambienti dei cultori dell’arte e dei grandi collezionisti.

A reimmergerci negli anni in cui una schiera di donne italiane aveva conquistato con le loro opere pittoriche tutta l’Europa che contava ci ha pensato ora il Museo di Belle Arti di Gand, con una mostra sulle Dames du Baroque. Un’eccezionale “galleria” che dimostra come una Sofonisba Anguissola o un'Artemisia Gentileschi fossero tutt’altro che un caso isolato in Italia in quei tormentati anni a cavallo tra la seconda metà del ’500 e il 1680.

Il progetto iniziale prevedeva un’ennesima mostra su Artemisia, ma poi, su impulso dello storico dell’arte grande esperto della Gentileschi, Francesco Solinas del Collège de France il museo ha ritenuto più interessante allargare l’esposizione alle più illustri «Signore del Barocco» per documentare questo aspetto, ora meno noto, di quel fecondo periodo in cui la Controriforma decisero di inserire tra le sue armi per combattere il protestantesimo iconoclasta anche pittura e musica. Una strategia “papista”, questa del culto delle immagini che poteva annoverare tra le sue fila, donne di straordinario talento. Secondo Solinas, con le loro stupende creazioni, queste artiste furono in effetto al servizio di Santa Romana Chiesa poiché, animate dal quel culto delle immagini promosso dal Concilio di Trento, nelle loro opere e non solo quelle devozionali «emerge la loro ininterrotta e convinta militanza alla causa romana». Grazie all’originale iniziativa del museo belga, dai lavori di queste pittrici si potrà ora constatare che ad animare la loro vita e giustificarne le loro creazioni fu «una chiara colorazione politica finora poco presa in considerazione dagli storici dell’arte».

A Gand otto sono le artiste presenti con una cinquantina di tele provenienti da tutta Europa, Sofonisba Anguissola (1532-1625), Lavinia Fontana (1552-1614), Fede Galizia (1578-1630), Artemisia Gentileschi (1593-1652), Orsola Maddalena Caccia (1596-1676), Giovanna Garzoni (1600-1670), Virginia Vezzi (1601-1638) ed Elisabetta Sirani (1638-1665). Ritratti, nature in posa, ma anche grandi tele di soggetti sacri o storici i cui «la mano donnesca –come scrive il Vasari –si riconosce per precisione e bellezza di colori».

Tutte per lo più figlie, mogli di pittori, godettero ampia fama, girarono, onorate per le corti europee, talvolta anche in missioni segrete in difesa della politica papale. Pittrici che grazie al loro talento erano riuscite a imporsi da artiste indipendenti in un mondo fino ad allora riservato agli uomini, rimasero sensibili alle virtù delle donne ed amarono esaltarne anche le gesta eroiche. Popolarissima appare Giuditta, esaltata come la mirabile eroina che, uccidendo il nemico Oloferne, libera il suo popolo. A Gand si possono ammirare una poco nota ma bellissima Giuditta di Lavinia Fontana (Bologna, Museo Daria Bargellini), quella magnifica di Fede Galizia (Roma, Galleria Borghese) e due Giuditte della Gentileschi, la Giuditta e l'Ancella della Galleria Palatina a Palazzo Pitti e la Giuditta e Oloferne del Museo di Capodimonte

    Bravissima a rappresentare donne coraggiose e indipendenti in cui spesso si ritrae è la bolognese Elisabetta Sirani, pittrice bolognese celebrata come “gloria del sesso donnesco”, figlia di un assistente di Guido Reni. Con la sua Timotea che uccide il capitano di Alessandro Magno che l'aveva violata gettandolo nel pozzo la Sirani, fedele alla versione di Plutarco, vuole soprattutto rappresentare la dignità, il coraggio, l'intelligenza superiori della giovane donna, con una straordinaria capacità di invenzione che rese l'opera molto popolare a suo tempo. L'unica delle “Dames du Baroque” a vivere ritirata dal mondo fu Orsola Maddalena Caccia, una badessa che nel suo convento di Moncalvo visse fino a 80 anni. Ad iniziarla ai segreti dell'arte fu suo padre, il pittore piemontese Guglielmo Caccia che aveva fatto fortuna dipingendo quadri per gli ordini religiosi e famiglie aristocratiche. Suor Orsola non solo dipinse grandi pale d'altare, come “la Vergine, Sant'Ignazio, San Francesco e un cavaliere in cui sono chiaramente presenti i riferimenti ai modelli della Controriforma, ma anche delicate nature in posa.

    A fare onori di casa è Sofonisba Anguissola: ad aprire la mostra è infatti la sala a lei dedicata, una pittrice decantata dal Vasari come un'artista che “da sé sola ha fatto cose rarissime e bellissime di pittura “ onde merita che il re di Spagna ‘la tiene appresso alla reina con grossa provisione e con stupor di tutta quella corte che ammira come cose di eccellenza di Sofonisba “.

    Per rendere omaggio all'Anguissola, iniziata all'arte da Bernardino Campi, la mostra è riuscita a riunire quadri provenienti dalla Polonia, dall'Inghilterra, dalla Germania oltre che dall'Italia. La pittrice, nata in una nobile e agiata famiglia cremonese che l'ha sempre sostenuta nella sua carriera, ci offre cosi` splendidi autoritratti, come quello alla spinetta, e ritratti come. la tela in cui ritrae le sue sorelle che giocano a scacchi, dipinte, come scrive Vasari, « con tante diligenza e prontezza che paiono vive e non manchi loro altro che la parola ». ( Partita a scacchi, Naradowe Muzeum, Poznan ).

    Formidabile ritrattista é anche Lavinia Fontana, figlia d'arte, di cui l'abate Luigi Lanzi nella sua «Storia pittorica della Italia » (1795-6) loda la « soavità di pennello ». Lavorò nei ritratti con una « certa femminil pazienza, talché esprimessero più fedelmente ogni lineamento di natura nei volti, ogni finezza d'arte negli abiti. Divenne pittrice di Gregorio XIII e più che da altri fu ambita dalle dame romane , le cui gale ritraea meglio che un uomo del mondo ». Anche la Fontana ama ritrarsi, come l'Anguissola, alla spinetta. Si tratta di un ritratto di matrimonio dipinto per celebrare le sue nozze con Giovan Paolo Zappi in cui vuole mettere in luce i suoi attributi di donna virtuosa, colta e artista, secondo l'immagine della donna ideale codificata da Baldassarre Castiglione. Nel suo « Libro del cortegiano » si legge infatti che deve saper dipingere, suonare uno strumento, e cantare, scrivere poesie e avere una conversazione intelligente. Con i suoi teneri colori e la luce che donano alla dea una soave sensualità, la « Minerva in atto di abbigliarsi » della Galleria Borghese ci ricorda infine l'influenza subita dai cugini Carracci .

    Ad eccellere nell'approccio naturalistico e una grande attenzione al dettaglio, sempre sensibile al senso della vanitas umana, sono soprattutto Fede Galizia e Giovanna Garzoni, due artiste che in vita raggiunsero una grandissima fama.. La Galizia, pur essendo una ritrattista di successo, si specializza per prima nella natura in posa, un genere allora nuovo, forse anche incoraggiata dall'amico Giuseppe Arcimboldo che fa conoscere le sue creazioni alla corte di Rodolfo II a Praga. Il suo desiderio di rappresentare la realtà , si legge nel catalogo della mostra, la porta a studiare gli oggetti con uno sguardo rigoroso per consentirle di rivelare l'anima e il sentimento degli oggetti rappresentati. Per Solinas le sue nature in posa che ritraggono solo fiori e frutta indigeni, « sono preghiere sottilmente allegoriche « , sono soggetti « apertamente legati alle tematiche della Controriforma ».

    Un diverso approccio è quello di Giovanna Garzoni, che dopo aver realizzato un erbario dipinto per il farmacista Enrico Corvino, si applicò alla redazione di tavole botaniche servendosi di lenti di ingrandimento e di miscroscopi su richiesta del suo mecenate e protettore Cassiano dal Pozzo che si stava occupando della stesura di una vasta enciclopedia di immagini naturalistiche per l’Accademia dei Lincei. Ed é così che diventa la più celebre miniaturista del secolo: una sua pergamena vale allora più di un quadro di Nicolas Poussin! Sono anni frenetici in cui soggiorna da una corte all’altra, invitata a Napoli, a Torino, a Parigi, a Londra , a Firenze prima di fare ritorno a Roma dove morirà vent’anni più tardi, nel 1670. Dell’artista, di cui si può ammirare il ritratto dipinto da Carlo Maratti nel 1665, la mostra presenta una pergamena inedita ritrovata a Bergamo e il preziosissimo album dell’Accademia di San Luca.

    Tra i prestiti straordinari della mostra vi sono otto opere di Artemisia Gentileschi tra cui un inedito, una bellissima Madonna col bambino scoperta identificata da Alain Tapié – altro curatore della mostra di Gand - in una collezione privata in Francia. Da una collezione privata romana é stata anche concessa la splendida Cleopatra. Tra le rarità dell’esposizione il ritratto di Virginia Vezzi eseguito dal marito, il pittore francese Simon Vouet.

    Dames du Baroque

    Gand, Museo delle Belle Arti

    a cura di Valentine de Beir, Francesco Solinas e Alain Tapié, fino al 20 gennaio 2019

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