la corsa dei listini

Mercati, dalle Borse ai bond il 2019 è stato l’anno dei record

Dalle Borse ai bond i nuovi record segnati sui monitor sono davvero numerosi, l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato straordinario, da Guinness dei primati

di Vito Lops


I mercati e il paradosso del bicchiere sempre pieno

5' di lettura

Il 2020 è quasi alle porte. Dal punto di vista finanziario l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato straordinario, da Guinness dei primati. Dalle Borse ai bond i nuovi record segnati sui monitor sono davvero numerosi. Abbiamo provato a sintetizzarli in questa carrellata.

Borse globali ai massimi storici
L’indice Msci World, che sintetizza l’andamento delle Borse mondiali, è cresciuto nel corso dell'ultimo anno del 26% superando per la prima volta nella storia i 1.800 punti. Una performance imprevista ad inizio anno, quando gli investitori erano preoccupati per la retromarcia sulla politica monetaria annunciata a dicembre 2018 dal governatore della Federal Reserve Jerome Powell.

Quest’ultimo ha poi cambiato rotta aprendo a nuove politiche espansive, confermate dal triplice taglio dei tassi , tra luglio ed ottobre, e dall’interruzione del quantitative tightening, ovvero la riduzione dei riacquisti dei bond in portafoglio della Fed in scadenza. Se a livello percentuale le Borse globali hanno segnato i massimi la capitalizzazione dei listini globali nell’ultimo anno è salita di molto (17mila miliardi di dollari) ma è ancora lontana di circa 1.000 miliardi dal massimo storico segnato a gennaio 2018 (88mila mila miliardi di dollari).

I MASSIMI DELLE BORSE

Andamento dell'indice azionario globale Msci World (Fonte: S&P Market Intelligence)

S&P 500 oltre 3.200 punti
Con un rialzo vicino al 30% l’indice S&P 500 della Borsa di Wall Street – il più importante indice azionario al mondo – ha superato per la prima volta la soglia dei 3.200 punti. Trascinato prima dalle svolta espansiva della Fed e poi dall’intesa Usa-Cina sul commercio, l’indice ha rotto inizialmente a fatica la barriera dei 3.000 punti. Ma poi negli ultimi mesi dell’anno ha allungato con costanza e senza intoppi verso nuovi territori inesplorati. Quanto alle Borse europee, si tratta di guinness “parziale”. L’indice Eurostoxx è tornato sui massimi del 2015, il Ftse Mib di Piazza Affari si è riportato a 24mila punti, massimi da maggio 2018. Mentre al Dax 30 di Francoforte mancano 3 punti percentuali per portarsi laddove non è mai arrivato prima.

Nasdaq oltre 9.000 punti
Il 9 marzo del 2000 scoppiava la bolla dei titoli Internet con l’indice Nadsaq che dopo aver superato i 5.000 punti piombava nel giro di qualche mese sotto quota 1.000. Quello stesso indice, a quasi vent’anni di distanza, vale quasi il doppio dei livelli raggiunti durante quella bolla finanziaria. Nelle ultime sedute, forte di un rialzo complessivo del 38%, ha superato come non era mai accaduto i 9.000 punti.

Le Big oltre 1.000 miliardi
Di seduta in seduta Apple e Microsoft gareggiano per la classifica del titolo a maggiore capitalizzazione globale. Apple vale 1.250 miliardi di dollari, Microsoft 1.200 miliardi. Nel corso dell’anno entrambe le società – che insieme a Facebook, Amazon, Alphabet-Google e Netflix compongono l'indice della cosiddetta Faang economy – hanno superato la barriera dei 1.000 miliardi. A questo punto non sono lontane da questa soglia nemmeno Google (la holding Alphabet capitalizza 940 miliardi) ed Amazon (a quota 890 miliardi). A livello globale il primato assoluto l’ha comunque conquistato Saudi Aramco: il gigante petrolifero saudita, appena sbarcato sul listino domestico Tadawul, ha superato 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione.

Bond globali a 56mila miliardi
Doveva essere un anno pericoloso (per via delle attese di rialzi dei tassi) per il mercato obbligazionario. Invece il 2019 è stato un altro anno da record, complice l’atteggiamento espansivo delle banche centrali. Come ricorda Morgan Stanley, su un panel di 32 grandi banche centrali al mondo ben 20 hanno tagliato i tassi. E questo ha dato nuova linfa al mercato dei bond la cui capitalizzazione è cresciuta in 12 mesi di 7mila miliardi di dollari, avvicinandosi per la prima volta a 56mila miliardi.

Bond a tassi negativi oltre 17mila miliardi
I forti acquisti sui bond, che hanno toccato il punto più alto ad agosto, hanno spinto sui massimi il valore delle obbligazioni a tassi negativi, quelle in cui paradossalmente è il creditore a pagare una commissione al debitore. A fine agosto i bond sottozero sono balzati al record di oltre 17mila miliardi di dollari. Dopodiché il miglioramento delle prospettive di crescita economica e l’allontanamento dello spettro della recessione negli Usa hanno riportato un po’ più in alto i tassi dei bond alimentando la conseguente correzione sul mercato obbligazionario (dove prezzi e rendimenti si muovono in direzione opposta). A fine 2019 il controvalore dei bond negativi è sceso sotto 12mila miliardi: una cifra comunque elevatissima, corrispondente a poco meno del 20% del totale dei bond in circolazione.

I MINIMI DEI TASSI BOND

Rendimento a 10 anni del Bund tedesco. Dati in percentuale (Fonte: S&P Market Intelligence)

Tassi Bond Eurozona ai minimi
Nell’agosto shock sui tassi globali non è passato in sordina il contestuale crollo dei tassi dei bond dell’Eurozona. Il Bund tedesco a 10 anni si è portato al record di -0,71%. Anche i titoli di Paesi periferici, come Spagna e Portogallo, sono stati fortemente acquistati con il tasso dei rispettivi titoli a 10 anni che si è praticamente azzerato, segnando l’ennesimo guinness del 2019 finanziario.

BTp a 10 anni sotto l’1%
Con un po’ di ritardo – dopo la nascita del governo Conte bis e soprattutto, lato investitori, dopo l’uscita di scena dal governo della Lega euroscettica – sono partiti gli acquisti anche sui BTp il cui rendimento per la prima volta nella storia è sceso sotto l’1% fino allo 0,82% della chiusura del 4 settembre. A fine 2019 il rendimento del decennale italiano – complice nuove tensioni politiche e soprattutto un corale rialzo dei tassi europei – è salito all’1,4%. Si tratta in ogni caso di 150 punti base in meno rispetto ai valori di gennaio 2019.

Eurirs negativi
A Ferragosto sono finiti sottozero anche gli indici Eurirs, quelli che sommati allo spread determinano (il giorno della stipula) l’entità del tasso da pagare per tutta la durata per chi sceglie un mutuo a tasso fisso. Non era mai accaduto. Anche in questo caso tutto è collegato, perché l’andamento degli Eurirs segue da vicino il rendimento dei Bund tedeschi. Il minimo storico di questi ha trascinato al ribasso anche i livelli degli Eurirs. Di conseguenza sono scesi anche i tassi offerti dalle banche sui mutui, spingendo molti italiani a valutare – per la prima volta o nuovamente – l’opzione della surroga del mutuo.

Euribor ai minimi
Anche gli Euribor – gli indici interbancari che ben conoscono coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile o hanno intenzione di stipularne uno nuovo o una surroga a variabile – sono piombati su livelli inediti. L’Euribor a 3 mesi è sceso fino a -0,4% mentre quello a 1 mese in area -0,46%. Questo movimento non è casuale, ma segue a ruota la decisione della Bce, a settembre, di tagliare il tasso sui depositi da -0,4% a -0,5%. Anche questo è il livello più basso mai segnato nella storia dell’Eurozona.

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