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Wall Street chiude in rialzo dell’1,1% sull’intesa Usa-Cina

Nell'ottava acquisti in tutto il Vecchio Continente, Milano la migliore da inizio anno. Ottimismo sui listini azionari per l'avanzamento del negoziato Usa-Cina. Anche daBrexit si apre qualche spiraglio, con i mercati che sembrano credere in un accordo last minute, cosa che ha portato la valuta britannica al massimo in tre mesi. Petrolio in rally con tensioni in Iran

di Andrea Fontana e Stefania Arcudi


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7' di lettura

Il ritrovato ottimismo sul fronte commerciale, con l'apertura del presidente americano Donald Trump alla Cina (il presidente americano ha parlato di un «sostanziale accordo» raggiunto), e sulla Brexit, con i mercati che scommettono su un accordo dell'ultimo minuto tra Londra e l'Unione europea, ha messo le ali alle Borse europee, che hanno chiuso una settimana di rialzi marcati.

Il FTSE MIB, che ha terminato la seduta di venerdì in aumento dell'1,88%, ha archiviato la settimana con un ancora migliore +3,24% (questo ha portato il rialzo da inizio anno al 20,96%, il più significativo tra le piazze europee). Altrettanto bene gli altri listini europei: Parigi nell'ottava ha guadagnato il 3,23%, Madrid il 3,48%, Francoforte il 4,15% e Londra l'1,28%.

Chiusura in territorio positivo anche per per Wall Street, spinta dal mini accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina. Il Dow Jones sale dell'1,20% a 26.815,71 punti, il Nasdaq avanza dell'1,34% a 8.057,04 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell'1,09% a 2.970,19 punti. I listini chiudono lontano dai massimi toccati nel corso delle seduta dopo aver appreso che l'intesa deve essere ancora messa per iscritto.

Sostanzialmente tutti i settori hanno chiuso la settimana in territorio positivo, con performance degne di nota soprattutto per auto (+5,87%), banche (+6,59%), tecnologici (+6,37%), chimica (+4,23%) e assicurazioni (+4,41%). In leggero rialzo su base settimanale lo spread tra i rendimenti di BTp decennali e Bund di pari scadenza, che è salito a 149 punti, contro i 142 di una settimana fa, mentre il rendimento dei titoli decennali italiani è salito all'1,049%, contro lo 0,831% di una settimana fa. A fine 2018 si attestava al 2,773%.

In Italia le small cap (+1,87% il Ftse Italia Small Cap Index) e il comparto bancario (+5,08%) hanno segnato la performance migliore, mentre le utility hanno viaggiato a passo più lento (+0,21% nella settimana il Ftse Italia All Share Utilities). Sul FTSE MIB, su base settimanale i rialzi maggiori sono stati quelli di Ubi Banca (+9,81%), Banco Bpm (+9,33%) e Cnh Industrial(+8,87%), mentre i ribassi più sostenuti sono stati quelli di Diasorin ( -6,98%), Italgas (-1,91%) e Terna (-1,86%). Sul fronte dei cambi, l'euro si è rafforzato sul biglietto verde, chiudendo la settimana in rialzo dello 0,58%.

Venerdì accelerata di tutto il Vecchio Continente
Nella seduta di venerdì industriali (+2,5% l'Euro Stoxx 600), tecnologici (+4,5%) e auto (+3,4%) hanno tirato la volata alle Borse europee, che hanno premuto sull'acceleratore grazie alla schiarita sulla guerra commerciale Usa-Cina e alla possibilità di un accordo last minute sulla Brexit.

I principali indici hanno così chiuso sui massimi di giornata con il FTSE MIB di Milano (+1,88%) tra i migliori anche grazie al calo dello spread a 149 punti, dai 154 di ieri, Parigi in rialzo dell'1,73%, Madrid dell'1,7% e Francoforte del 2,86% grazie alla cavalcata del colosso dei software Sap (+9,4%). Più lenta Londra (+0,84%), con la sterlina che ha guadagnato più del 3% in due sedute (il rally più sostenuto dal referendum sulla Brexit di giugno 2016), portandosi ai massimi da maggio sull’euro e da luglio sul dollaro (ovvero da quando è iniziato il governo di Boris Johnson).

A fare da traino sono i segnali positivi arrivati sia sul fronte del negoziato Usa-Cina sia su quello della Brexit.

Sul fronte Brexit, da registrare il netto rialzo della sterlina sulla possibile via d'uscita individuata dal premier inglese e dal presidente irlandese sul tema cruciale del confine tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. Inoltre, il capo negoziatore Michel Barnier ha ottenuto il via libera dai 27 Stati membri dell'Ue per entrare in una fase di «negoziati intensi» con la Gran Bretagna per tentare di chiudere la partita della Brexit.

La valuta britannica, che tra ieri e oggi ha guadagnato più del 3%, mettendo a segno la due giorni migliore da metà giugno 2016, ha accelerato dopo che Barnier ha detto di avere avuto «un incontro costruttivo» con la controparte britannica, Stephen Barclay. La sterlina è dunque arrivata a 1,2685 dollari, mentre sull'euro ha toccato i massimi da maggio con un rialzo fino all'1,4% (euro/sterlina a 0,873).

L'attenzione è stata anche rivolta al Medio Oriente dopo l'esplosione di una petroliera iraniana nel Mar Rosso che, in attesa delle verifiche sulle cause dell'evento, alimenta nuovamente le tensioni con Teheran sull'asse Arabia Saudita-Stati Uniti, visto che potrebbe essere stata colpita da due missili. Il prezzo del petrolio è arrivato a guadagnare anche più del 2%, salvo poi assestarsi su aumenti più contenuti: il Brent dicembre è salito sopra i 60 dollari al barile (fino a un massimo di 60,4) e il Wti novembre a 54,7 dollari.

Sul Ftse Mib a passo rapido auto, industria e tech
A Piazza Affari in prima fila i titoli più sensibili all'andamento dei rapporti commerciali Usa-Cina (Stmicroelectronics e Cnh Industrial, quest'ultima sfrutta anche i dati sulle vendite di trattori negli Stati Uniti a settembre), in evidenza anche l'auto, gli industriali con Leonardo - Finmeccanica e il comparto petrolifero con Tenaris, Saipem ed Eni che guadagnano almeno un punto percentuale. Bene tra le banche Unicredit e Banca Pop Er. Le vendite colpiscono i titoli difensivi (utility e farmaceutica) ma anche Prysmian penalizzata da una raccomandazione di Exane Bnp Paribas. Nel resto d'Europa spicca il ko del gigante dell'advertising Publicis (-14%), mentre a Madrid cade Cellnex (-7%), ieri ai massimi storici dopo l'annuncio della acquisizione della divisione tlc di Arqiva e dell'aumento di capitale da 2,5 miliardi.

Inflazione Germania stabile. Draghi: «Ottimista sull'Ue»
La settimana segnata dal disgelo sul fronte dei dazi si chiude con l’inflazione in Germania (stabile a settembre, +1,2% su anno) e in Spagna (ferma a settembre e +0,1% su anno), i prezzi all’import e la fiducia delle famiglie negli Stati Uniti. In agenda c'era anche l'intervento di Mario Draghi, presidente Bce, che ha ricevuto la laurea honoris causa all'Università Cattolica di Milano. «Sono ottimista sul futuro dell'Europa - ha detto Draghi - Penso che col tempo essere parte dell'Ue e dell'Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini. L'euro é più popolare che mai; il sostegno all'Ue tocca i valori più alti registrati dall'inizio della crisi. Nei dibattiti sul futuro dell'Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».

Andamento Piazza Affari FTSE Mib

BTp, Tesoro assegna 6,5mld in aste a 3, 7,10, 20 anni
Il Tesoro ha assegnato BTp per complessivi 6,5 miliardi in scadenze a 3,7,10 e 20 anni. I tassi sono tornati positivi all'asta dei BTp triennali aggiudicata per 2,75 miliardi. L'asta, informa la Banca d'Italia, è stata
aggiudicata ad un rendimento lordo dello 0,05% in rialzo di 6 punti base rispetto al -0,01% dell'asta di settembre. Il rapporto di copertura e' stato di 1,46 con il mercato che ha presentato richieste per il titolo per oltre 4 miliardi. Si tratta della terza tranche dei BTp 15/01/2023 in circolazione
per 6,75 miliardi. Tassi in lieve risalita anche per i titoli a sette anni. Si
tratta dei BTp scadenza 15/7/2026, assegnati per 2,25 miliardi. Il tasso lordo in asta e' risultato pari allo 0,6%, in rialzo di 3 punti base rispetto all'asta di settembre. Il rapporto di copertura dell'asta e' stato di 1,44 con
richieste per 3,23 miliardi. Nell'asta del Tesoro a lungo termine offerti oggi anche il ventennale BTp 1/03/2040, assegnato per 808,25 milioni a fronte di una richiesta per 1,45 miliardi. Il tasso lordo è risultato dell'1,78%.
In lieve calo, invece, il tasso del trentennale BTp 1/09/2049, offerto in sesta tranche, che e' stato assegnato a un tasso lordo del 2,03%, in calo di 3 punti base rispetto all'asta di settembre: 691,75 milioni l'importo collocato.

Spread BTp/Bund in calo sotto 150 punti base
In calo lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario telematico Mts dei titoli di Stato con il rendimento dei decennali italiani che resta sopra la soglia dell'1 per cento. Al termine degli scambi il differenziale di rendimento tra il nuovo BTp decennale benchmark (Isin IT0005383309) e il pari scadenza tedesco è indicato a 149 punti base, in sensibile flessione rispetto ai 154 punti base del finale di ieri. Resta stabile, invece, il rendimento del BTp decennale benchmark che in chiusura si attesta all'1,05%, invariato rispetto al closing della vigilia.

Il cambio euro / dollaro

Euro resta sopra 1,10 dollari. Continua la rimonta della sterlina
Sul mercato valutario, euro/dollaro stabile a 1,1017. Euro/yen a 118,95 (da 118,83) e dollaro/yen a 107,95 (in linea con ieri sera). La sterlina è arrivata a 1,2685 dollari, mentre sull'euro ha toccato i massimi da maggio con un rialzo fino all'1,4% (euro/sterlina a 0,873).
«Ieri la sterlina ha avuto il suo miglior giorno in 7 mesi, guadagnando quasi il 2% - Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades - Questo venerdì il sentimento positivo continua. I mercati stanno reagendo alle voci, emerse dopo un incontro tra i primi ministri irlandesi e britannici. Queste sono le voci di un accordo tra il Regno Unito e l'UE in vista, per una soluzione accettabile da entrambi per un confine irlandese post-Brexit. Il problema del backstop irlandese è stato il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo tra le due parti; questo è il motivo per cui, anche se non ci sono dettagli o dichiarazioni ufficiali su questo potenziale accordo, la Sterlina sta trovando supporto mentre le speranze aumentano che una ‘hard Brexit’ può essere evitata».

Prezzi all'import Usa e fiduca consumatori in rialzo e sopra le stime
I prezzi all'importazione negli Stati Uniti sono aumentati a settembre più del previsto. Stando a quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro, i prezzi all'importazione hanno registrato un rialzo mensile, ovvero rispetto ad agosto, dello 0,2%; gli analisti si aspettavano un dato invariato. Rispetto a settembre del 2018, i prezzi all'importazione sono scesi dell'1,6%. In rialzo anche il dato sulla fiducia dei consumatori: come riportato dall'Università del Michigan il dato preliminare di ottobre è salito a 96 punti, anche in questo caso superando le previsioni.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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