L’ANALISI

Mercato fermo e parco obsoleto ma gli incentivi restano un tabù

di Gian Primo Quagliano


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Se tutto procederà senza intoppi, il mercato italiano delle autovetture chiuderà il 2019 con poco più di 1.910.000 immatricolazioni, cioè sullo stesso livello del 2018. Anche nella Ue i volumi resteranno immutati. Sono dati compatibili con il rallentamento della crescita che interessa l’intera UE e, per quanto riguarda l’Italia, con un quadro decisamente più deludente, anche se con ogni probabilità l’anno si chiuderà con un modestissimo incremento del Pil (+0,2%). Per l’auto, quindi, la stagnazione incombe sull’intera UE. Vi è però una sostanziale differenza tra la stagnazione dell’Italia e quella della UE. Rispetto al 2007, il mercato italiano nel 2019 farà registrare un calo delle immatricolazioni di circa il 23%. L’Unione Europea chiuderà invece l’anno con un calo sul 2007 del 3%, ma va segnalato che questo calo sarà dovuto agli insoddisfacenti risultati dell’Italia e, in minor misura, anche a quelli di Spagna e Grecia, cioè dei paesi più penalizzati dalle politiche di austerity varate per fronteggiare la grande crisi iniziata nel 2008.

Tornando al nostro Paese, va detto che nel corso di questa grande crisi le immatricolazioni non hanno mai raggiunto livelli soddisfacenti per assicurare la regolare sostituzione delle auto giunte ormai a fine corsa. La conseguenza è che il nostro parco circolante è fortemente invecchiato. Dei 39 milioni di vetture che lo compongono ve ne sono ben 25 milioni ante Euro 5, che sono inquinanti e sempre meno sicure. L’auto a guida autonoma promette zero morti sulle strade, quella elettrica zero inquinamento dove circolano le auto. Sono utopie? No, sono prospettive concrete che si realizzeranno però molto lentamente per diventare una realtà diffusa nell’arco dei prossimi decenni. Nei primi 11 mesi del 2019 in Italia sono state immatricolate 9.722 auto a emissioni zero. Certamente nel 2020 ne verranno immatricolate molte di più, ma la loro quota sul volume delle immatricolazioni complessive e soprattutto sul parco circolante sarà infima. E infima rimarrà ancora per diversi anni. Nel frattempo il nostro parco circolante continuerà ad essere inquinante e sempre meno sicuro. E allora, in attesa che l’utopia si realizzi, che cosa vogliamo fare per migliorare l’ambiente e la sicurezza della circolazione già nei prossimi anni? La domanda è rivolta al Governo, ma anche a tutti coloro che hanno qualcosa da suggerire. Da parte nostra ci limitiamo a ricordare che nel 1997, dopo una crisi delle immatricolazioni durata quattro anni (quella attuale dura da 12 anni), il Governo varò i primi incentivi alla rottamazione con una formula molto efficace. L’effetto sul rinnovo del parco fu molto importante, ma quella campagna di incentivi diede anche un altro risultato, forse ancora più importante. Secondo il Bollettino Economico della Banca d’Italia n° 30 del febbraio 1998 (pagina 22), la campagna degli incentivi alla rottamazione del 1997 diede un contributo all’aumento del Pil di 0,4 punti percentuali. Esattamente il doppio dell’incremento percentuale che il Pil avrà nel 2019.

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