LE PRIORITÀ IN ECONOMIA

Mercato del lavoro: ecco la prima riforma nell’agenda di Macron

di Marco Moussanet

(EPA)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - Del futuro Governo di Emmanuel Macron non si sa ancora nulla. Neppure il nome del premier (i più citati sono quelli del ministro della Difesa, e presidente della Bretagna, il socialista Jean-Yves Le Drian, e quello del presidente della grande regione Hauts-de-France, il “repubblicano” moderato Xavier Bertrand), figuriamoci quello del ministro dell'Economia. Il primo sarà annunciato domenica, appena dopo l'investitura ufficiale e la cerimonia del passaggio dei poteri all'Eliseo. Il secondo lunedì o al più tardi martedì, insieme agli altri componenti di un esecutivo che Macron ha annunciato alquanto ristretto: 15 ministri, un terzo provenienti dalla società civile, parità di genere assoluta.

La squadra di consiglieri
Si sa però quali saranno le priorità del neo-presidente sul fronte economico una volta definito il quadro politico, e cioè dopo le legislative di metà giugno. Così come risultano anche dal programma messo a punto dalla squadra dei suoi consiglieri: Jean Pisani-Ferry, 65 anni, che ha lasciato nel gennaio scorso la guida di France Stratégie (l'organismo incaricato del supporto economico a Matignon) per diventare il coordinatore del progetto economico e sociale di “En Marche!”; Philippe Martin, 50 anni, già a Bercy con Macron, che si è occupato dei temi macro; Marc Ferracci, 39 ani, compagno di Macron a SciencesPo e grande amico, che si è dedicato in particolare alle questioni relative al mercato e al diritto del lavoro.

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Riforma del lavoro da luglio
E sarà proprio quest'ultimo il fronte che Macron intende attaccare per primo. Chiedendo già a inizio luglio al Parlamento di votare la legge che consentirà al Governo di agire rapidamente con decreti di immediata attuazione. Su almeno due punti chiave: il trasferimento di maggiori competenze a livello di categoria e impresa; i tetti alle indennità di licenziamento.

Decentramento a livello aziendale
Sul primo, Macron prevede sostanzialmente che i negoziati sull'organizzazione e l'orario di lavoro vengano realizzati in azienda (o al massimo a livello di categoria), con possibili deroghe (anche peggiorative) rispetto al quadro generale sulla durata dell'orario (35 ore settimanali, con straordinari a partire dalla 36ma ora), che non cambierà. In caso di opposizione sindacale su un accordo che ha ottenuto il consenso di almeno il 30% delle sigle più rappresentative, il datore di lavoro può organizzare un referendum dal risultato vincolante.

Tetto alle indennità di licenziamento
Sul secondo, Macron intende semplicemente riproporre quanto è stato costretto a espungere dalla legge sulle liberalizzazioni varata da ministro dell'Economia nel 2014 (e dalla cosiddetta “legge El Khomry” sul lavoro, di cui è stato l'ispiratore della versione iniziale), fissando dei tetti alle indennità di licenziamento che i giudici del lavoro dovranno rispettare. In modo da dare scenari certi alle imprese (ma anche ai dipendenti).

Su ambedue le questioni Macron – che pure incontrerà le parti sociali già a fine giugno per parlarne – vuole andare in fretta. Con il rischio di scontrarsi con una forte opposizione sindacale. Sarà il suo primo banco di prova. L'altro tema che Macron intende affrontare subito e per decreto è quello della semplificazione burocratica per le imprese. A partire dall'introduzione di un “diritto all'errore”. Formale, ovviamente. Nelle intenzioni del nuovo presidente, spetterà all'amministrazione provare che l'errore è stato commesso intenzionalmente, o comunque in malafede. In caso contrario non ci sarà alcuna sanzione.

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