Crowdfunding

Mercato di nicchia che però corre veloce: 35 portali già autorizzati

di Daniela Russo


2' di lettura

L’equity crowdfunding nuova asset class per gli investitori italiani. Anche se è presto per parlare di una vera e propria tendenza, cresce l’attenzione verso questo strumento alternativo, utile per diversificare il portafoglio. A sostenere il cambiamento anche le novità introdotte con la Legge Finanziaria 2019, che ha innalzato gli sgravi fiscali per gli investimenti in startup e Pmi innovative dal 30 al 40%, fino ad arrivare al 50% in caso di acquisizione totale del capitale sociale (a condizione che l’investimento sia mantenuto per tre anni).

I numeri del crowdinvesting (la somma di equity e lending crowdfunding) italiano segnano al 30 giugno 2019 una crescita importante: la raccolta complessiva è a quota 517 milioni di euro. È quanto emerge dal quarto Report Italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano. L’equity, in particolare, supera la soglia degli 82 milioni, con 49 milioni raccolti nell’ultimo anno. «Rispetto alla mole del risparmio gestito e amministrato in Italia, - spiega Giancarlo Giudici, Direttore Scientifico dell’Osservatorio - l’equity crowdfunding è ancora una briciola. Un’opportunità per diversificare una parte minoritaria dei risparmi verso impieghi più o meno rischiosi, ma quasi sempre illiquidi, che non possono sostituirsi - se mai affiancarsi - ad altre forme di risparmio».

Attenzione, poi, alla tipologia di campagna su cui si sceglie di investire: a seconda che la raccolta sia promossa da startup innovative (nell’ultimo anno rappresentano il 72% del totale), da Pmi più mature o interessi progetti immobiliari, infatti, il profilo di rischio cambia. «I rendimenti possono essere interessanti, - commenta Giudici - ma vanno ponderati rispetto ai rischi. Chi investe nelle startup è in genere conscio che si tratta di un investimento rischioso. La speranza è di aver individuato le prossime Google, Facebook, Apple, e moltiplicare il capitale».

Al 30 giugno, l’equity crowdfunding italiano conta 35 portali autorizzati (alcuni ancora non attivi) e 401 campagne di raccolta organizzate da 369 imprese diverse (170 negli ultimi 12 mesi). Negli ultimi 12 mesi si sono registrate le prime exit, attraverso Ipo o acquisizioni, ma anche i primi write-off. Su questa base l’Indice realizzato dall’Osservatorio ha calcolato al 30 giugno un apprezzamento complessivo del valore di portafoglio del 9,43%. «Al momento, le campagne che hanno più successo – conclude Giudici - sono quelle proposte da imprenditori e team con un buon network di follower. Molti investitori guardano con favore a comparti emergenti: il fintech, i materiali avanzati, l’economia circolare, la sostenibilità».

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