Stop alle trattative

Mercato unico, la Svizzera interrompe il negoziato: nessun accordo con l’Ue

La Svizzera ha deciso di non firmare la bozza di accordo con l’Ue: troppo grandi le divergenze, a cominciare dalla libera circolazione dei cittadini

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2' di lettura

Dopo mesi di rinvii, la Svizzera ha interrotto il negoziato per un accordo con l’Unione Europea sull’adesione al mercato unico. Troppi i nodi impossibili da sciogliere, secondo Berna, a partire soprattutto dalla libera circolazione delle persone, che avrebbe ampliato l’accesso degli europei all’assistenza sociale della Confederazione.

La Svizzera ha deciso così di non firmare la bozza di accordo istituzionale con l’Ue: troppo grandi le divergenze tra le parti su alcuni punti dell’intesa, stando a quanto riferisce il governo elvetico, a cominciare da quelli relativi a libera circolazione dei cittadini Ue, protezione dei salari e normativa sugli aiuti di Stato.

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L’apertura della Svizzera dopo il «no»

L’esecutivo elvetico, precisa una nota, crede tuttavia che sia nell’interesse della Svizzera e dell’Ue salvaguardare la collaborazione bilaterale e portare avanti con convinzione gli accordi esistenti. Per questo motivo intende avviare un dialogo politico con l’Ue sul proseguimento della cooperazione. Anche senza un accordo istituzionale, indica l’esecutivo, la Svizzera rimane un partner affidabile e impegnato dell’Ue.

A tale riguardo, per quanto riguarda il secondo contributo elvetico al fondo di coesione europeo - pari a 1,3 miliardi di franchi su dieci anni - «il Consiglio federale si adopererà affinché il Parlamento sblocchi al più presto i fondi e si giunga rapidamente a una finalizzazione del memorandum d’intesa con l’Ue».

Negoziati in salita, poi la rottura

I colloqui con Bruxelles non hanno permesso di trovare le soluzioni di cui la Svizzera aveva bisogno nei settori della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini Ue, della protezione dei salari e degli aiuti di Stato. In particolare per quanto riguarda la protezione dei salari e la citata direttiva permangono divergenze sostanziali.

Secondo gli svizzeri, la libera circolazione dei cittadini si sarebbe dovuta applicare solo per «i dipendenti e le loro famiglie», mentre per l’Ue avrebbe dovuto riguardare «tutti i cittadini». Questo però avrebbe comportato «un cambio di paradigma nella politica migratoria svizzera, anche con conseguenze per l’accesso all’assistenza sociale», ha affermato il ministro degli Esteri Ignazio Cassis.

Il rammarico Ue: ora relazioni invecchieranno

La Commissione Ue ha preso atto con «rammarico» della fine delle trattative, ricordando i «progressi compiuti negli ultimi anni». L’esecutivo di Bruxelles ha spiegato che «l’accordo quadro istituzionale Ue-Svizzera era pensato come base per rafforzare e sviluppare le relazioni bilaterali per il futuro». Con l’obiettivo di «garantire che chiunque operasse nel mercato unico dell’Ue, a cui la Svizzera ha un accesso significativo, si trovasse nelle stesse condizioni».

«Una questione fondamentalmente di equità e certezza del diritto», perché un «accesso privilegiato al mercato unico deve significare il rispetto delle stesse regole e degli stessi obblighi»: è questa la sostanziale obiezione degli europei alle ritrosie svizzere.

A cui si aggiunge un avvertimento: con questo nulla di fatto, adesso, «la modernizzazione delle relazioni non sarà possibile e gli accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente».

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