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Mercoledì 28 settembre diretta web sulla condizionalità nelle politiche di coesione e il rispetto dello Stato di diritto

Una delle novità della programmazione 2021-2027 è la previsione, tra le condizioni abilitanti per l'erogazione dei fondi, dell’“effettiva applicazione e attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea”. Il nodo di Polonia e Ungheria

di Di Gabriella Saputelli e Antonia Baraggia*

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’attribuzione dei fondi delle politiche di coesione è condizionata dalla presenza di alcuni prerequisiti normativi e strutturali che devono essere posseduti dagli Stati membri prima della programmazione e assicurati durante tutta la fase dell’attuazione. Queste condizioni sono funzionali a garantire una corretta gestione dei fondi, a migliorare l’utilizzo delle risorse e, dunque, l’efficacia della politica di coesione in linea con gli obiettivi del processo di integrazione europea.
Si chiamavano “condizionalità ex ante” quando sono state introdotte per la prima volta con il Regolamento (UE) 2013/1303, che dettava disposizioni comuni ai fondi strutturali per il periodo 2014-2020. Questi prerequisiti sono stati rivisti nella nuova programmazione, in linea con l’evoluzione dell’ordinamento europeo. Il Regolamento (UE) 2021/1060, che detta le disposizioni comuni all’utilizzo dei fondi strutturali per il periodo 2021-2027, le ha rinominate “condizioni abilitanti” (art. 15) e le ha divise in due categorie: le condizioni abilitanti “tematiche”, che valgono per alcuni obiettivi specifici e le condizioni abilitanti “orizzontali”, applicabili a tutti gli obiettivi di policy. Una delle novità della programmazione 2021-2027 è la previsione, tra le condizioni abilitanti orizzontali, dell’“effettiva applicazione e attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea”.
Gli Stati devono dimostrare il rispetto di questi criteri al momento dell’approvazione dei Programmi operativi e garantire il soddisfacimento delle condizioni abilitanti durante l’intero periodo di programmazione. In caso contrario, la Commissione non rimborsa le spese relative alle operazioni legate all’obiettivo specifico interessato.
L’evoluzione della condizionalità nella politica di coesione deve essere letta nel contesto più ampio dell’evoluzione dell’ordinamento europeo, che nel 2020 ha visto affermarsi un regime generale di condizionalità per la tutela del bilancio dell'Unione e la protezione dello Stato di diritto.
Si tratta del Regolamento (UE) 2020/2092 che introduce un meccanismo alla luce del quale, in caso di violazioni del principio della rule of law che impattino sugli interessi finanziari e sul budget dell’Unione, la Commissione può giungere alla sospensione dei fondi europei verso lo Stato inadempiente.

Il nodo di Polonia e Ungheria

Il Regolamento si colloca al crocevia tra dinamiche politiche e aspetti più strettamente giuridici e riguarda una delle questioni più urgenti che l’Unione si trova ad affrontare: la presenza di Stati membri che ignorano o sfidano i valori fondamentali dell’UE, ai quali avevano aderito in sede di accesso all’Unione Europea. Si tratta di una questione estremamente delicata, che tocca corde sensibili relative alla natura stessa dell'Unione, alle relazioni tra l’Unione e gli Stati membri e alle tensioni costituzionali che, sebbene sempre presenti nella storia dell’Unione e inevitabili in un ordinamento composito, si sono esacerbate con il deteriorarsi delle relazioni con Polonia e Ungheria.Sin dalle prime battute della crisi della rule of law in Polonia e Ungheria l’Unione ha cercato di adattare i meccanismi preesistenti o di adottare nuove misure capaci di far fronte a tale crisi, inedita nel panorama dell’integrazione. Il Regolamento in questione deve essere, dunque, contestualizzato in questo processo giuridico e politico volto a trovare uno strumento legittimo – rientrante cioè nelle competenze conferite all’UE – per affrontare la crisi dello stato di diritto che attraversa alcuni Stati Membri e che potrebbe estendersi ad altri contesti nazionali.La Corte di giustizia, adita dai governi di Polonia e Ungheria, nelle cause C-156/21 e C-157/21 ha confermato la legittimità del Regolamento, affermandone la compatibilità con i trattati e il diritto dell’UE, aprendo così la strada all’adozione delle linee guida della Commissione, emanate nel marzo 2022, le quali rendono il meccanismo pienamente operativo. Qual è il rapporto tra la protezione dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto e l’utilizzo dei fondi europei? L’Italia rispetta le condizioni abilitanti previste per la politica di coesione? Qual è la situazione in Europa con la crisi della rule of law in Polonia e Ungheria? Su questi temi dialogherà il giornalista del Sole 24 ore Giuseppe Chiellino con Gabriella Saputelli, Ricercatrice di Diritto Pubblico presso l’ISSiRFA-CNR e Antonia Baraggia, Professore associato di diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Milano, durante la diretta “La condizionalità nelle politiche di coesione: il rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto” di mercoledì 28 Settembre, ore 15.00 sul sito e i canali social del Sole 24 Ore.Il webinar è organizzato nell’ambito del progetto Work4Future cofinanziato dalla Commissione Europea – Dg Regio e realizzato da Il Sole 24 Ore in collaborazione con OBC Transeuropa e CNR ISSiRFA.

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* Rispettivamente ricercatrice di Diritto Pubblico presso l’ISSiRFA-CNR e professore associato di diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Milano

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