Parlamento e rappresentanza

Meritocrazia e classe dirigente: un ossimoro?

In “Contributo allo studio del principio costituzionale del merito” Marcello Salerno ragiona su una adeguata scolarizzazione come requisito per accedere alle cariche elettive

di Aldo Berlinguer

default onloading pic

In “Contributo allo studio del principio costituzionale del merito” Marcello Salerno ragiona su una adeguata scolarizzazione come requisito per accedere alle cariche elettive


4' di lettura

E' una crasi, la parola meritocrazia, che deriva dal latino (meritum) e dal greco (kratos). Significa potere al merito ed è stata coniata da due sociologi laburisti inglesi, Alan Fox e Michael Young, e utilizzata da quest'ultimo nel suo romanzo distopico The Raise of the Meritocracy (1958), nel quale egli paventava l'avvento di governi elitari fondati sull'intelligenza e produttività dei nuovi leaders a discapito dei “comuni mortali”, relegati ai piedi della scala sociale. In seguito il termine è divenuto meno dispregiativo, fino ad essere utilizzato come strumento di mobilità sociale.

Meritocrazia Italia

Oggi si parla molto di meritocrazia consapevoli che essa rappresenta una vera e propria Cenerentola. Il Belpaese, come una roccia sedimentaria con stratificazioni multiple, di origine cetuale, ereditaria, familiare e relazionale, resiste infatti strenuamente ad ogni impulso meritocratico.Ma questo non impedisce a pochi visionari, di tanto in tanto, di riesumare questo tema, nella speranza che qualcosa cambi. E' quanto è accaduto negli scorsi anni con il movimento politico-culturale Meritocrazia Italia, nato per porre questo argomento al centro dell'agenda politica del Paese.

Loading...

Roger Abramavel

Ed è quanto ha fatto, tra gli altri, l'economista Roger Abramavel, con le sue Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto (Milano 2008). Non demordono neppure i detrattori della meritocrazia, come lo storico Mauro Boarelli (col suo recente Contro l'ideologia del merito, Roma-Bari 2019), nel paventare una possibile deriva meritocratica a danno dei meno abbienti.

La Costituzione

Da ultimo, è tornato sull'argomento Marcello Salerno, col suo Contributo allo studio del principio costituzionale del merito (Torino 2020), tentando di rinvenire dove e come il principio di meritocrazia è contemplato nella nostra Costituzione, per recuperarne le radici più profonde che innervano la Costituzione materiale, cioè quell'insieme di principi, regole e prassi che, pur non espressamente contemplati, integrano la Costituzione formale.

Sono poche, infatti, le norme costituzionali che espressamente menzionano il principio meritocratico. Tre, per l'esattezza, in materia di accesso agli studi superiori (art.34), sulla nomina dei senatori a vita (art.59) e sulla selezione dei consiglieri di Cassazione “per meriti insigni” (art.106). Mentre tante altre lo fanno indirettamente, prevedendo il concorso come metodo di reclutamento nell'accesso alle pubbliche amministrazioni (art.97), per la nomina dei magistrati (art.106), nell'abilitazione all'esercizio delle professioni (art.33), oppure prevedendo che ai lavoratori debba essere assicurata una “elevazione professionale” (art.35) ed una “...retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del (loro) lavoro” (art.36).

Esiste quindi un principio generale di meritocrazia che pervade la Carta costituzionale e la Consulta, volta per volta, lo ribadisce, senza però che questo emerga in termini organici e complessivi. In ciò il lavoro di Marcello Salerno colma una lacuna, perché tenta di restituire a chi legge un quadro complessivo nel quale recuperare anche il rapporto tra principi apparentemente antagonisti, come uguaglianza e meritocrazia, quest'ultima letta da taluni come frattura sociale, orientata a cristallizzare le differenze cetuali e di classe, piuttosto che a combatterle. In questo senso, la meritocrazia finirebbe col diventare (sostiene ad esempio Boarelli) la legittimazione etica delle disuguaglianze stesse.Salerno opera invece una lettura opposta ritenendo che il principio meritocratico debba essere declinato con l'eguaglianza nelle condizioni di partenza degli individui non con l'obiettivo di realizzare una società egalitaria ove competere non serve.

Differenze sociali e culturali

Certo, le differenze sociali e culturali talvolta sono così profonde da rendere assai difficili possibili compensazioni. Ma non vi sono alternative. Occorre assicurare a tutti i cittadini pari opportunità, senza rinunciare alla (o alterare l'esito della) loro competizione. Con questo presupposto, la meritocrazia diviene poderoso motore di mobilità sociale e moltiplicatore di opportunità. E chi non ce la fa viene comunque aiutato e sostenuto, evitando che la selezione diventi prevaricazione, sfruttamento, cannibalismo. Ma attenzione: l'aiuto mira all'emancipazione, al reinserimento, non all'abbandono o alla rendita.Il libro prosegue analizzando il concetto di meritocrazia nei vari ambiti in cui trova ospitalità: il diritto allo studio, l'accesso ai pubblici impieghi, i corpi sociali, la disciplina del mercato. In ciascuno di essi, l'autore si sforza di portare ad emersione i suoi attuali e potenziali sviluppi, i quali potrebbero essere assai proficui se il principio stesso fosse più condiviso dalle forze politiche, sociali ed economiche.La lettura di queste pagine, oltre a dissodare il campo dell'esistente, libera quindi non poche suggestioni sul recupero del principio di meritocrazia anche in altri, ulteriori ambiti non ancora perlustrati. Tra cui quello dell'accesso alle cariche elettive che tutto è, ad oggi, meno che meritocratico. L'articolo 51 della Costituzione non fa infatti menzione del principio di meritocrazia, essendo sufficiente, allo scopo, il suffragio popolare. Ma il continuo scadimento della classe dirigente, che ha prodotto un'inedita sfiducia nel ceto politico, culminata nell'ultimo esito referendario, impone di aprire questa riflessione.Garantito tutto il sostegno possibile a coloro che, pur privi di mezzi, ambiscono a raggiungere i più alti studi, non si vede infatti perché non cominciare a ragionare su una adeguata scolarizzazione come requisito per accedere alle cariche elettive. O su altri percorsi selettivi che valorizzino la competenza come filtro alla rappresentanza parlamentare. Certo, si tratta, allo stato, di aprire solo una riflessione, magari un laboratorio di idee e proposte. Ma la suggestione è troppo forte per non iniziare a pensarci.Del resto, chi pensa che l'appena celebrata amputazione di senatori e deputati possa aver guarito i malanni atavici del nostro Parlamento coltiva una pia illusione. Meglio allora farsi trasportare dalla lettura di queste pagine e dare sfogo all'immaginazione, intravedendo, in futuro (non un Parlamento mutilato ma), un Parlamento meritocratico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti