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Merkel cita Max Weber per difendere il multilateralismo dal sovranismo

dal nostro inviato a Davos Stefano Carrer


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(REUTERS)

4' di lettura


Ha citato persino Max Weber per respingere i nuovi orientamenti che tendono a disprezzare l’attuale ordine internazionale ponendo al primo posto una concezione ristretta dell’interesse nazionale. Angela Merkel ha utilizzato ieri il podio di Davos per lanciare un messaggio contro «le sfide populiste e nazionaliste» e in favore di un approccio multilaterale alla soluzione dei problemi internazionali, chiamando l’Europa a resistere alla sirene delle tentazioni sovraniste e isolazioniste. Al tempo stesso, ha sottolineato la sua visione del ruolo della Germania, concepito dentro una Europa forte: direzione verso cui si muove il Trattato bilaterale di Aquisgrana con la Francia, inquadrato negli sforzi per sostenere una unione sempre più integrata. E anche sul versante della Difesa, la cancelliera ha difeso i piani di integrazione con Parigi sostenendo che finiranno per rafforzare la Nato portando una maggiore efficienza nell’organizzazione (ha citato come esempio i troppo differenti sistemi d’armamenti tra i singoli membri della Nato).
Critiche velate (ma non troppo) a Trump
«C’è un nuovo approccio che si vede nel mondo di oggi, che solleva dubbi sulla validità del sistema internazionale: si dice che è meglio pensare prima ai propri interessi e su questo cercare di sviluppare un ordine che sia buono per tutti – ha dichiarato – Io ho grandi dubbi su questo approccio. Dobbiamo sempre ricordare che altri hanno i loro interessi inerenti, che vanno considerati per forgiare situazioni win-win che sono precondizioni per il multilateralismo». Citando il sociologo tedesco che 100 anni fa aveva scritto che il compromesso è il risultato di azioni responsabili da parte dei politici – non senza riferire che anche allora la parola non era piaciuta - ha sottolineato che «una architettura globale e possibile solo se siamo capaci di compromessi».
Il compromesso, insomma, è una virtù nelle relazioni internazionali: una critica neanche tanto velata all’inflessibile approccio “America First” di Donald Trump, il cui messaggio era stato veicolato il giorno prima a Davos via satellite dal segretario di Stato Mike Pompeo in termini inequivocabili, fino a definire in termini positivi la Brexit. «L’impegno verso il multilateralismo è essenziale ed è una precondizione per forgiare il domani – ha aggiunto - ogni altra cosa ci condurrebbe alla distruzione».
Secondo Nariman Behravesh, capo economista di HS Markit, il discorso della cancelliera è stato chiaro nel suo «forte appoggio all’esistente architettura globale, sottolineando che negli anni recenti centinaia di milioni di persone sono state sollevate da una situazione di estrema povertà»; al tempo stesso «ha evidenziato che questa architettura va aggiornata per affrontare le sfide derivanti da Big Data e intelligenza artificiale». Per la verità, la Merkel ha inquadrato la necessità di riforme nelle istituzioni internazionali nate subito dopo l’ultima guerra anche per meglio riflettere i cambiamenti di peso specifico nella realtà internazionale. Qui alcuni osservatori hanno colto un invito a Trump a non esser troppo duro con la Cina. Sul tema della riforma del Wto, peraltro, il premier giapponese Shinzo Abe – intervenuto poco prima – ha chiesto che Usa, Ue e Giappone facciano fronte comune per la riforma dell’organizzazione mondiale del commercio. La Germania, ha concluso Merkel, ha davanti tre sfide: raggiungere gli obiettivi in tema di tutela dell’ambiente, affrontare la rivoluzione digitale e gestire in modo umano il problema delle migrazioni nel quadro del cambiamento demografico della Nazionale. Ha citato la nuova legge sull’immigrazione e definito l’Africa un continente che va visto con «speranza e opportunità». Ha perà ammesso che gli africani vanno aiutati anche a casa loro.
La questione dei big data
Angela Merkel e Shinzo Abe hanno mostrato ieri a Davos di esser non solo convinti “multilateralisti”, ma si sono soffermati entrambi in modo insolitamente insistente sul problema della gestione dei dati a livello internazionale nell’epoca di “Big Data”.
Il premier giapponese ha detto che questo tema sarà in cima all’agenda del prossimo G20 che si terrà a Osaka a fine giugno, mentre la Merkel ha suggerito che la comunità internazionale dovrebbe trovare una soluzione che escluda due estremi ugualmente indesiderabili: il modello Usa, in cui grandi piattaforme private gestiscono una mole immensa di dati, e il modello della Cina, in cui lo Stato ha un accesso amplissimo e privilegiato a dati anche personali.
La cancelliera ha lodato la recente normativa europea sulla privacy e ha tra l’altro citato che, in uno dei pilastri dell’economia tedesca, la rivoluzione tecnologica in corso rischia di svantaggiare le Case produttrici rispetto alle piattaforme che si accaparrano i dati. «Sappiamo tutti che nei prossimi decenni l’economia sarà guidata dai dati digitali – ha sottolineato Abe – Dobbiamo agire ora: in ogni giorno si creano già più di 2,5 quintilioni di bytes di dati, pari a 250mila volte il materiale stampato alla Libreria del Congresso Usa». La sua idea è che il G20 delinei un DFFT, Data Fre Flow with Trust, di dati non personali. «Dobbiamo fare in modo che una serie di dati siano sotto accurata protezione: quelli personali e quelli legati a proprietà intellettuale,sicurezza nazionale e così via. Ma per gli altri va assicurato un flusso che non conosca frontiere. Ripeto, senza frontiere». Sia Abe sia la Merkel, infine, hanno salutato con soddisfazione la prossima entrata in vigore, tra pochi giorni, dell’Economic Partnership tra Unione Europea e Giappone.

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