contro la linea trump

Merkel: «L’Europa deve rafforzare le relazioni con la Cina»

In un’intervista al Financial Times, la cancelliera tedesca critica la linea di Trump che mira a isolare Pechino. «Impossibile pensare di smantellare la catena produttiva globale»


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La cancelliera tedesca Angela Merkel

4' di lettura

In difesa dell’Europa, per rilanciare la politica industriale europea. Per il multilateralismo, contro le semplificazioni di Donald Trump. Pronta a sfidare la potenza economica della Cina, con la consapevolezza che la catena produttiva globale non può essere tagliata. Angela Merkel, in una intervista rilasciata al Financial Times, parla degli Stati Uniti di Donald Trump, delle ambizioni di Pechino, ma insiste soprattutto sul rinnovamento del progetto di Unione in Europa.

La cancelliera tedesca, a 65 anni e ormai vicina al termine del suo quarto e ultimo mandato che scadrà nel 2021, «ha sempre agito da leader che cerca il compromesso - scrive il quotidiano britannico - ma deve affrontare un mondo senza compromessi nel quale i principi liberali sono stati messi da parte dalla legge della giungla.

Brexit, Trump, Putin e le sfide per l’Europa
Il Regno Unito sta per uscire dall’Unione europea, gli Stati Uniti di Trump sono un alleato sempre più imprevedibile e scomodo, in economia come nei luoghi più caldi del globo a cominciare dal Medio Oriente. Vladimir Putin sta cambiando la Costituzione russa e non nasconde le sue mire di espansione anche in Libia e nell’Africa sub-sahariana. Le tensioni commerciali continuano, minacciando gli scambi e le catene del valore globalizzate che sono i cardini dello sviluppo della Germania.
Per Merkel la soluzione è l’Europa: «L’Unione europea - dice al Financial Times - è come un’assicurazione sulla vita» perché «la Germania è troppo piccola per esercitare influenza geopolitica nel mondo attuale».

Merkel è determinata a preservare e difendere il multilateralismo, andando controcorrente nell’era di Trump, Brexit e della Russia di Putin. «La mia ferma convinzione - spiega - è che sia necessario ricercare le migliori soluzioni in modo che tutti ne traggano vantaggio, con accordi vantaggiosi per entrambe le parti che vangano messi in pratica in tutto il mondo».

La politica industriale europea
Brexit è un «campanello d’allarme» per l’Unione al quale l’Europa deve rispondere - dice ancora Merkel - alzando il livello della sua azione, diventando «attraente, innovativa, creativa, un buon posto per la ricerca e l’istruzione... La concorrenza può quindi essere molto produttiva».

Ecco perché la Ue deve continuare a riformare, completare il mercato unico digitale, progredire con l’Unione bancaria e promuovere l’unione dei mercati dei capitali per integrare i frammentati mercati azionari e del debito dell’Europa.

Merkel sembra tratteggiare anche una nuova politica industriale per l’Europa unita anche guardando allo scontro tra Usa e Cina. Secondo la leader democristiana l’Unione dovrebbe identificare le capacità tecnologiche che gli mancano e muoversi rapidamente per colmare le lacune. «Credo che i chip dovrebbero essere fabbricati nell’Unione europea, che l’Europa dovrebbe avere la capacità di realizzare le proprie infrastrutture informatiche, che dovrebbe produrre batterie elettriche».

L’Unione bancaria e le riforme
Le dimensioni e la diversità del continente rendono difficile raggiungere consensi sulle riforme, scrivono Lionel Barber e Guy Chazan, gli autori dell’intervista fatta a Berlino. L’Europa è profondamente divisa: la crisi migratoria del 2015 ha aperto un abisso tra l’Occidente liberale e Paesi come l’Ungheria di Viktor Orban. Anche stretti alleati come Germania e Francia si sono trovati spesso in disaccordo: la risposta fredda di Berlino alle iniziative di riforma di Emmanuel Macron nel 2017 ha scatenato la rabbia a Parigi, mentre l’apertura unilaterale del presidente francese a Putin lo scorso anno ha provocato irritazione a Berlino.
E quando si tratta di riforme dell’Eurozona, emergono le divisioni sul rigore di bilancio tra gli europei del Sud e i Paesi del Nord. La stessa Merkel è in certa misura ostaggio dell’opinione pubblica tedesca.

La Germania - ammette la cancelliera - è ancora «leggermente titubante» sull’Unione bancaria, «perché il nostro principio è che oggi tutti devono ridurre i rischi nel proprio Paese prima di poter condividere i rischi in Europa». E anche l’Unione dei mercati dei capitali potrebbe richiedere agli Stati membri difficili allineamenti normativi.

Merkel contro Trump (guardando alla Cina)
Più ancora della Difesa, con il budget della Nato, Berlino e Washington sono divise sul commercio mondiale. Berlino ha osservato con preoccupazione lo scontro tra Stati Uniti e Cina temendo di diventare un danno collaterale . «L’Unione europea - dice Merkel - può essere schiacciata tra America e Cina? Può accadere, ma possiamo anche cercare di prevenire».
Nei confronti della Cina - scrive il Financial Times - la Germania è allarmata quanto gli Usa per la protezione della proprietà intellettuale, per le pratiche di investimento sleali, dagli attacchi informatici sostenuti dallo Stato e dalle violazioni dei diritti umani.

Per la Germania la Cina è sempre più un rivale sistemico invece di un partner strategico. Ma Berlino non ha intenzione di emulare la politica americana di decoupling, che ha portato Trump a tagliare i legami diplomatici, commerciali e finanziari con la Cina. Invece Merkel difende fermamente lo stretto rapporto di Berlino con Pechino e «sconsiglia di considerare la Cina come una minaccia semplicemente perché ha ottenuto un notevole successo economico». Pur sottolineando la necessità di garantire l’autonomia e la sicurezza nazionale anche sfruttando le nuove tecnologie di rete come il 5G.

«Come in Germania, l’ascesa della Cina - dice Merkel - si basa in gran parte sul duro lavoro, sulla creatività e sulle capacità tecniche». La forza economica della Cina e le sue ambizioni geopolitiche fanno sì che sia in concorrenza con gli Stati Uniti e l’Europa. «Ma in Germania e in Europa vogliamo smantellare tutte le catene di approvvigionamento globali interconnesse... a causa di questa competizione economica? Secondo me - chiude Merkel - il completo isolamento dalla Cina non può essere la risposta ».

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