venti di guerra iran-USA

Soleimani, Khamenei vuole vendetta. Il Pentagono nega il ritiro dall’Iraq

La guida suprema dell’Iran vuole che qualsiasi rappresaglia sia «eseguita apertamente». Il Pentagono pronto a inviare nuove truppe in Medio Oriente, smentite le voci di un ritiro dall’Iraq

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La guida suprema dell’Iran vuole che qualsiasi rappresaglia sia «eseguita apertamente». Il Pentagono pronto a inviare nuove truppe in Medio Oriente, smentite le voci di un ritiro dall’Iraq


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La Guida suprema dell’Iran Ali Khamenei vuole che qualsiasi attacco di rappresaglia per l’uccisione del generale Qassam Soleimani sia «eseguita apertamente» da forze iraniane. Lo scrive il New York Times, citando tre fonti che avrebbero partecipato personalmente al consiglio per la sicurezza nazionale del paese. La presa di posizione di Khamenei riscalda ulteriormente il fronte di scontro fra Teheran e Washington, aperto con l’attacco via drone a Soleimani dello scorso 3 gennaio. Il Pentagono è pronto a inviare nuovi contingenti militari nel Medio Oriente, smentendo così la voce di un ritiro delle sue truppe dall’Iraq.

Il segretario alla Difesa Mark Esper ha dichiarato pubblicamente che gli Usa «non hanno alcuna intenzione» di abbandonare il paese, replicando alle informazioni diffuse dall’agenzia Reuters. Il pressing per un passo indietro delle truppe statunitensi è aumentato quando il parlamento iracheno ha approvato una risoluzione per chiedere a tutte le truppe straniere di lasciare immediatamente il paese.

L’Iran ha avviato il ritiro dall’accordo sul nucleare già stralciato da Donald Trump nel 2018, aumentando i timori sullo scoppio di un conflitto diretto con gli Usa. Il presidente Usa ha replicato indicando un totale di 52 bersagli nel paese, pronti a essere colpiti in caso di ritorsioni in arrivo dall’Iran. Nel frattempo, il 7 gennaio una folla di dimensioni enormi si è raccolta nella città natale di Soleimani (Kerman) per la sepoltura del generale. I numeri potrebbero essere simili a quelli della marcia funebre di lunedì a Teheran, paragonata per impatto emotivo ai funerali del 1989 dell’ayatollah Khomeini.

L’appello dei leader europei
Nel frattempo, i leader di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno chiesto all’Iran di tornare ad applicare pienamente l’accordo sul nucleare del 2015, dopo l’annuncio di Teheran che non rispetterà più i limiti all’arricchimento dell'uranio. «Chiediamo all’Iran di ritirare tutte le misure che non sono in linea con l'intesa sul nucleare», affermano in una dichiarazione congiunta la cancelliera Angela Mekel, il presidente Emmanuel Macron e il premier Boris Johnson.

«La nostra attenzione deve essere concentrata a evitare una ulteriore escalation, che rischierebbe di superare un punto di non ritorno». Sullo stesso tono il contenuto della conversazione tra Giuseppe Conte e Angela Merkel, che ha riguardato anche lo scenario libico, mentre la cancelliera tedesca ha parlato anche con il premier iracheno Adel Abdul Mahdi dopo il voto con il quale il Parlamento di Baghdad ha chiesto il ritiro delle truppe straniere dal Paese.

L’erede di Suleimani: cacceremo gli Usa dal Medio Oriente
Esmail Ghaani, successore di Suleimani alla guida delle forze speciali dei Pasdaran, ha usato toni minacciosi all’indirizzo degli Stati Uniti: «Sradicheremo gli Stati Uniti dal Medio Oriente - ha detto - e continueremo il lavoro del martire Soleimani con la sua stessa forza».

La Nato: l’uccisione di Soleimani è stata una scelta degli Usa
La decisione di assassinare Soleimani è stata una «decisione Usa e non della Nato», ha affermato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, precisando però che «tutti gli alleati sono preoccupati per le attività destabilizzanti dell'Iran nella regione».

Intanto il petrolio è ancora in netto rialzo sulle tensioni tra Usa e Iran che si estendono all’area del Medio Oriente. Il contratto future sul Brent, scadenza marzo, ha superato i 70 dollari al barile, scambia a 70,19 (+2,3%) dopo un massimo a 70,74 dollari. Il Wti, scadenza febbraio, segna un +1,9% a 64,3 dollari al barile, con un massimo a 64,73 dollari. Venerdì scorso aveva toccato i 64,09 dollari, ai massimi da aprile.

A conferma di quanto la situazione sia molto delicata per gli operatori petroliferi, la Chevron ha deciso di evacuare tutti i suoi dipendenti americani in Iraq come misura precauzionale dopo l'attacco americano.

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