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Merkel, il ritorno: «Non fu un errore la diplomazia con Putin»

Torna a parlare la ex canelliera tedesca dopo mesi di silenzio: «Sono sempre stata dalla parte dell’Ucraina, ma con la Russia bisognava dialogare»

In mostra trent'anni di ritratti di Angela Merkel

3' di lettura

L’inizio dell’era post Merkel lei non se l’era immaginato così, ha ammesso. E dopo sei mesi di silenzio stampa, la cancelliera außer Dienst, fuori servizio, si è lasciata intervistare alla Berliner Ensamble, per dire parole chiare sulla sua politica e sul suo ruolo. Primo: la brutale guerra all’Ucraina mossa da Putin «non ha alcuna giustificazione, nessuna scusante», ed è «un grande errore, che viola tutte le norme internazionali». Tuttavia, Frau Merkel non ha nulla da rimproverarsi: «La diplomazia non è qualcosa per la quale si possa dire che, se non riesce, è stata sbagliata. Non c’è qualcosa di cui io possa dire, questo è stato un errore e perciò mi scuso».

Il «riposo» dopo 16 anni di ai vertici

E ancora: «Non posso rimproverarmi di non aver tentato abbastanza», ha aggiunto. «È triste che non sia riuscito, ma per fortuna io ci ho provato a sufficienza», ha detto citando gli sforzi diplomatici del formato Normandia, assieme al presidente francese. Ma c’è anche un secondo punto, molto più personale: Frau Merkel non si sente una cittadina comune, ma ormai è fuori servizio. E non intende intervenire continuamente, né rinunciare al suo meritato riposo dopo 16 lunghi anni alla guida della Germania. «Leggo che mi scelgo solo appuntamenti che mi procurano benessere. Ma questo è chiaro!», ha sbottato, facendo ridere il pubblico. La leader che ha affrontato e condizionato i grandi della terra per circa 16 anni ha chiarito di avere da sempre avuto «valori diversi» rispetto a Vladimir Putin e di aver fin dall’inizio parteggiato per Kiev.

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Cuore dalla parte dell’Ucraina

«Il mio cuore ha sempre battuto per l’Ucraina», ha scandito. «Non è che nelle trattative fosse diviso a metà». E anche quando pose il veto sull’ingresso nella Nato, nel 2008, ha aggiunto, fu perché sapeva che questo «processo» avrebbe provocato una reazione di Putin «non buona» per il paese. «Ho sempre cercato un modus vivendi che non portasse alla guerra. Una coesistenza con la Russia». Oggi la situazione è diversa. «L’Ucraina non può esser lasciata sola», e il presidente Zelensky ha il suo «grande rispetto». Era giusto che la Germania non consegnasse armi agli ucraini, in passato, quando «eravamo sostanzialmente attivi nella diplomazia», dividendosi i ruoli con la Francia. «Ma oggi questo non è più all’ordine del giorno». Certo, ha continuato, l’Europa deve anche chiedersi «cosa possa fare», rimarcando che «non porterebbe bene» una collaborazione fra Russia e Cina.

L’incontro del cane e il viaggio in Italia

Intervistata dal giornalista dello Spiegel Alexander Osang, la ex cancelliera ha raccontato anche qualche dettaglio inedito. «Ora posso dire che, quando visitai Putin a Sochi, nella famosa visita del cane, lui mi disse che la caduta dell’Urss era stata la più grande catastrofe del Ventesimo secolo. Io gli risposi che per me era stato fra gli eventi più belli della mia vita». La guerra fredda per lui non è mai finita, e non si è riusciti a costruire un’architettura securitaria che tenesse, la chiosa. No, l’accoglienza con quel cagnone (famoso in effetti) non era affatto un gesto amichevole, ha spiegato: «Sapeva che ne avevo paura. Ma una brava cancelliera deve cavarsela anche con un cane», ha ironizzato riscuotendo gli applausi entusiasti della platea berlinese. «Non sono una cittadina completamente normale, ho ancora dei doveri per il mio Paese, e sto cercando la mia strada come ex cancelliera», ha anche spiegato. Ma, dopo 16 anni, Angela Merkel ha anche il diritto di staccare: le polemiche sul viaggio in Italia? Se le aspettava. «Ma mi sono detta: fallo! Volevo approfondire il Rinascimento e vedere il David di Michelangelo».

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