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Merkel vuol lasciare la Germania per guidare la Commissione europea

di Carlo Bastasin

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3' di lettura

Germania ed Europa potrebbero trovarsi alla vigilia di un “cambio di sistema”, un assetto politico molto diverso da quello del recente passato. La figura chiave nei nuovi equilibri sarebbe ancora una volta la cancelliera tedesca Angela Merkel. In ambienti vicini al governo di Berlino si mette in dubbio, per la prima volta in modo significativo, la permanenza di Angela Merkel a capo del governo tedesco per l’intera legislatura. Fonti informate ritengono che Merkel possa decidere nel prossimo semestre di uscire di scena, per rientrare nel gioco delle nomine europee. L’attuale candidatura alla presidenza della Commissione europea di Manfred Weber, esponente della Csu e capogruppo del Partito popolare europeo, potrebbe essere rimessa in discussione nel caso Merkel optasse lei stessa per un incarico di vertice a Bruxelles. Un colpo di teatro a Berlino è possibile, se non necessario, in conseguenza del terremoto provocato negli equilibri politici tedeschi da “Alternativa per la Germania”.

Il movimento ha posizioni inconciliabili con quelle degli altri partiti tradizionali, ma sta catalizzando il consenso di una quota sempre crescente di elettori, e sta rendendo impossibile governare con solide maggioranze secondo le vecchie alleanze.

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Dopo le elezioni di ottobre in Baviera, il partito conservatore Csu, abituato a controllare la maggioranza assoluta del Land, si troverà costretto quasi certamente a governare per la prima volta con i Verdi. Nelle successive elezioni in Assia, l’attuale coalizione Cdu-Verdi sarà messa a dura prova dagli elettori conservatori, orfani anche di un significativo partito liberale, che vedono il partito di centro allearsi ancora una volta a sinistra. Proprio la Cdu, il partito della cancelliera, ad agosto ha sondato un’alleanza in Sassonia per il 2019 addirittura con la sinistra radicale “Die Linke”, pur di non allearsi con “Alternativa” che raccoglie un voto su quattro nella regione di Dresda.

L’impossibilità di coalizzarsi con “Alternativa” sposta automaticamente la Cdu verso sinistra, cioè nell’unica direzione dove può trovare partiti di dimensioni tali da formare una coalizione di maggioranza. Ma facendo questo, il partito della cancelliera lascia scoperta un’area conservatrice che finisce nelle braccia degli xenofobi. Alternativa d’altronde ha cambiato il significato stesso delle politiche di destra in Germania, radicalizzando le posizioni su immigrazione, Europa e sicurezza personale, al punto di rendere difficile per i partiti democratici seguirla sullo stesso linguaggio o addirittura farsi portatori di politiche conservatrici tout court. Perfino la Csu, che ha cercato di coprire nei toni, se non nelle politiche, la fascia più di destra dell’elettorato bavarese, ha finito per perdere voti, a sinistra verso i Verdi, e a destra verso i “Freie Waehler” e la stessa “Alternativa per la Germania”.

A livello federale, l’impasse ha finito per logorare sia il partito socialdemocratico, che preferirebbe ricostruirsi stando all’opposizione, sia la cancelliera. Di fatto la Germania non può più contare sul tradizionale baricentro politico che dava al sistema un’impareggiabile stabilità, rappresentata dalla decennale guida della cancelliera. Tuttavia, la pressione su Angela Merkel da parte dei partiti e dei media sta diventando insopportabile. Le sue apparizioni in pubblico nei nuovi Laender orientali sono spesso imbarazzanti per le manifestazioni di protesta organizzate dal partito nazionalista. I media tedeschi, afflitti da una grave perdita di credibilità presso il largo pubblico, stanno contribuendo al rafforzamento del partito nazionalista e alla perdita di consenso dei partiti tradizionali.

Per Merkel si tratta di prendere nei prossimi mesi una decisione molto difficile, perché la sua successione alla guida della Cdu e del Paese non è ancora pronta. I nomi più citati non sono considerati abbastanza autorevoli e tali da mantenere la barra stabile in un panorama politico reso tanto turbolento dal rischio di deriva nazionalista. Le riflessioni sul futuro della cancelliera procedono a un livello preliminare e confidenziale e verranno sviluppate nel corso dei prossimi mesi anche con l’obiettivo di evitare che i partiti tradizionali possano essere logorati o addirittura travolti da una serie di insuccessi elettorali che destabilizzerebbe ulteriormente gli equilibri politici del Paese e del continente.

Il tiepido appoggio di Angela Merkel alla candidatura di Manfred Weber alla guida della Commissione non sarebbe un ostacolo insormontabile e ha quanto meno il beneficio di aver assicurato alla Germania un diritto riconosciuto a candidarsi alla posizione di leader dell’esecutivo comunitario. L’approvazione di una candidatura Merkel da parte del Partito popolare europeo, secondo le procedure del “candidato di vertice” da effettuare nel Parlamento di Strasburgo, viene data a Berlino per scontata. Che sia Weber, o non direttamente la cancelliera Merkel, si chiarirà solamente nel corso dei prossimi sei mesi. Ma una candidatura Merkel a Bruxelles, secondo le fonti, non troverebbe ostacoli nelle maggiori capitali e rappresenterebbe un “cambio di regime” anche per l’Europa, ridando personalità e centralità politica alle istituzioni comunitarie.

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