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Merloni e la donazione a Veryditas

Un milione alla fondazione e agli Ospedali Riuniti di Ancona dalla famiglia Merloni, che nei mesi scorsi ha affrontato direttamente il Covid 19

di Michele Romano

2' di lettura

Una donazione di un milione di euro per migliorare le competenze e le conoscenze in ambito medico-scientifico, partendo dagli Ospedali Riuniti di Ancona con la consapevolezza che – come ha ricordato Marcello Tavio, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) – «una conquista della scienza è una conquista del genere umano».

Sperimentazioni a ciclo continuo

La famiglia Merloni, che nei mesi scorsi ha dovuto affrontare la tempesta del Covid-19, ha scelto la fondazione Veryditas di Ancona, che nasce proprio dalle sfide poste dalla pandemia, per fare sperimentazioni a ciclo continuo anche quando il covid sarà battuto: «Ci siamo resi conto sulla nostra pelle quanto sia fondamentale avere accanto a strutture all’altezza personale sanitario capace e ben organizzato», ha spiegato Francesco Merloni, che insieme al figlio Paolo è stato ricoverato nell'ospedale regionale di Torrette. Così, solo un quinto del lascito sarà utilizzato per l’acquisto di beni e forniture per la struttura sanitaria; la parte più consistente, invece, sarà impegnata – in un arco temporale di almeno 4 anni – per la premiazione di giovani medici e ricercatori autori di protocolli di studio e di ricerca “non solo sul fronte del covid»

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Prestazioni mediche misurabili

Dall’inizio della pandemia ad oggi, un notevole flusso di denaro, pubblico e privato, è stato investito in asset fisici, mentre solo una piccola parte è stata investita per migliorare le conoscenze sulla malattia e sulle competenze degli operatori sanitari coinvolti. «Il fondo istituito dalla famiglia Merloni ci consente di declinare la generosità in un modo nuovo – sottolinea Tavio, che è anche presidente di Veryditas –, perché contribuisce in maniera decisiva ad accendere i riflettori sulla necessità di investire nella qualità della prestazione sanitaria e sui metodi che devono essere valutati e validati per renderla visibile, misurabile e riproducibile per il maggior numero di persone nel territorio marchigiano e oltre».

Tempi lunghi

L’ordine temporale dei progetti è quello dei “tempi lunghi”, perché le risorse oggi disponibili «permettono di guardare oltre il covid», e le aree di intervento sono già tracciate: il rapporto tra il paziente e la malattia, come iscrivere il tema della salute degli individui all'interno delle comunità, la telemedicina e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, la protezione e la duplicazione per garantire il controllo e la cura delle epidemie, la comunicazione all’interno della comunità scientifica e tra questa e la società civile. «Investire nella competenza professionale, e quindi nel capitale umano, è la via del futuro – sottolinea Paolo Merloni –, la scelta verso il vero valore e desideriamo che tutte le Marche ne possano beneficiare».

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