AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùIl Meccanismo europeo di stabilità

Mes, che cos’è e cosa potrebbe decidere l’Italia

Se la linea del Governo fosse condivisa a livello europeo occorrerebbe metter mano nuovamente al testo della riforma già ratificato da 18 paesi. Il che comporterebbe tempi certamente molto lunghi e dall'esito incerto

di Dino Pesole

La Bce alza i tassi e richiama Italia sul Mes

4' di lettura

La riforma del Mes, quello che un tempo si chiamava “salva-Stati” è stata approvata da tutti i paesi membri dell’Eurozona, tranne che dall’Italia. Ma cos’è il Mes, cosa prevede la riforma e perché il governo e il Parlamento tardano a ratificarlo?

Quando nasce il Mes

Il Meccanismo europeo di stabilità è stato istituito nel 2012 attraverso un trattato intergovernativo, in seguito agli effetti prodotti dalla crisi finanziaria del 2008-2009, che causò in Europa la cosiddetta “crisi dei debiti sovrani”.

Loading...

La sua funzione fondamentale è concedere, sotto precise condizioni, assistenza finanziaria ai paesi membri che - pur avendo un debito pubblico sostenibile – abbiano difficoltà a finanziarsi sul mercato.

La condizionalità – spiega un dettagliato dossier della Banca d’Italia - varia a seconda della natura dello strumento utilizzato: per i prestiti assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, specificato in un apposito memorandum ed è meno stringente nel caso delle linee di credito precauzionali, destinate a paesi in condizioni economiche e finanziarie fondamentalmente sane ma colpiti da shock avversi.

La governance

Il Mes è guidato da un “Consiglio dei Governatori” composto dai 19 Ministri delle finanze dell’area dell’euro che decide all’unanimità tutte le principali decisioni (incluse quelle relative alla concessione di assistenza finanziaria e all’approvazione dei protocolli d’intesa). Può operare a maggioranza qualificata (85% cento del capitale) qualora, in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica dell’area dell’euro, la Commissione europea e la Bce richiedano l’assunzione di decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria.

Lagarde: "Ci auguriamo che ratifica Mes da parte dell'Italia avvenga in tempi brevi"

Il capitale

Il Mes ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati; la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia ha sottoscritto il capitale del Mes per 125,3 miliardi, versandone oltre 14.

Cosa prevede la riforma

La proposta di riforma del Trattato istitutivo interviene sui compiti del Mes e sulle condizioni necessarie per la concessione di assistenza finanziaria. Non è previsto alcun meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrano e l’intento è di ridurre e prevenire eventuali default per i paesi alle prese con difficoltà temporanee che possono essere risolte con prestiti o linee di credito.

Una delle principali novità della riforma prevede che il Mes possa svolgere il ruolo di “backstop” del Fondo di risoluzione unico, una sorta di paracadute che contribuirebbe a prevenire e contenere i rischi di contagio connessi con eventuali crisi bancarie. La riforma chiarisce che le verifiche preliminari sulla sostenibilità del debito del paese che chiede assistenza sono condotte con un «margine di discrezionalità sufficiente».

Il coinvolgimento dei privati

L’eventuale coinvolgimento del settore privato nella ristrutturazione del debito resta circoscritto a casi eccezionali. Per la concessione dei prestiti, comunque condizionati a un programma di aggiustamento macroeconomico, alla preliminare verifica della sostenibilità del debito verrebbe affiancata quella della capacità di ripagare il prestito.

Il Mes sanitario

Nel corso della pandemia è stata prevista la possibilità di accedere al cosiddetto “Mes sanitario”, che per noi equivarrebbe a circa 37 miliardi, la cui unica condizionalità sarebbe di utilizzare i relativi fondi a esclusivo sostegno del sistema sanitario.

Le obiezioni del Governo

Quali sono le obiezioni avanzate dal Governo? In un primo tempo il Governo ha annunciato che prima di ogni valutazione di merito avrebbe atteso il responso della Corte Costituzionale tedesca, chiamata a pronunciarsi sul presunto contrasto del Mes con la legge fondamentale tedesca.

Il via libera della Corte di Karlsruhe ha di fatto reso definitiva la decisione già assunta dal Parlamento. La palla è tornata allora nel campo del Governo ed è stata così espressa dal ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti: prima di tutto deve esserci «un ampio e adeguato dibattito in Parlamento». Ma soprattutto «appare opportuno che a monte siano valutate modifiche».

In sostanza il Meccanismo europeo di stabilità dovrebbe trasformarsi «da strumento per la protezione dalle crisi del debito sovrano e delle crisi bancarie, in un volano per il finanziamento degli investimenti e per il sostegno» contro le crisi internazionali come quelle prodotte da inflazione energetica e guerra in Ucraina. Si tratterebbe dunque di rivedere a fondo la riforma avviata nel 2018, negoziata dal governo Conte-1 e approvata dal Conte-2, perché «appare non tenere conto del diverso contesto di riferimento».

I possibili scenari

Quali le possibili soluzioni? Se la linea del Governo fosse condivisa a livello europeo occorrerebbe metter mano nuovamente al testo della riforma già ratificato da 18 paesi. Il che comporterebbe tempi certamente molto lunghi e dall'esito incerto. Prima di tutto occorrerebbe valutare su quali possibili alleati potrebbe far conto il Governo, poi aprire l'eventuale negoziato.

Un'altra (e meno problematica soluzione) potrebbe consistere nella ratifica della riforma da parte del Parlamento, accompagnata da una risoluzione in cui si affermi che l'Italia in ogni caso non vi farà mai ricorso.

È vero che il Mes non gode di buona fama, a causa del vero o presunto “effetto stigma” che peserebbe su quanti vi facessero ricorso (è accaduto per la Grecia ma in tutt'altre circostanze). Ma è altrettanto vero che le novità contenute nella riforma non paiono tali da paventare rischi per un paese che comunque dovrà affrontare nel 2023 (senza più il sostegno della Bce) l'emissione netta sui mercati di titoli a medio-lungo termine fino a 500 miliardi.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti