AUDIZIONE AL SENATO

Gualtieri: «Sul Mes preoccupazioni infondate». E alla Camera insorgono le opposizioni

Il ministro dell’Economia è intervenuto in audizione alle commissioni riunite Finanze e Politiche Ue a Palazzo Madama: «Governance attuale è del 2012, riforma cambia molto poco». A Montecitorio il presidente Fico costretto a sospendere la seduta per le intemperanze di Lega irritate per le rassicurazioni del titolare del Mef


Mes, cosa cambia con la riforma "Salva-Stati"

4' di lettura

Le preoccupazioni sul Meccanismo europeo di stabilità, che «adesso in alcuni settori sembra suscitare grande interesse», sono «del tutto infondate e basate su informazioni non precise e non corrette». Lo ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri durante un’audizione alle commissioni riunite Finanze e Politiche Ue a Palazzo Madama. Il “backstop”, ossia la disponibilità del Mes a essere utilizzato dal fondo per le risoluzioni bancarie, «raddoppia» i fondi disponibili per salvare le banche: si tratta dunque «di un successo per l’Italia».

Lo scontro in Aula alla Camera
Invece di gettare acqua sul fuoco delle polemiche legate al Mes le rassicurazioni di Gualtieri hanno fatto infuriare le opposizioni,che alla Camera hanno chiesto al premier Conte di riferire con urgenza in Aula. Lo scontro si è infiammato quando dai banchi del Pd Piero De Luca ha ricordato che le trattative sul trattato si sono svolte quando la Lega era al governo. I deputati leghisti sono quindi insorti, protestando al grido di «Venduti, venduti» e il diverbio si è esteso anche ai banchi del centrodestra quando hanno visto un deputato di FI fare un video. Roberto Fico ha quindi sospeso i lavori d'Aula. «Conte riferisca o lo porteremo in tribunale», è l’avvertimento lanciato dal presidente della commissione Bilancio, il leghista Claudio Borghi. «Abbiamo chiesto che Conte venga a riferire per capire se ha firmato col sangue degli italiani accordi che servono a Francia e Germania», ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Il 10 dicembre le comunicazioni del premier
La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha fissato per il 10 dicembre le comunicazioni del premier Conte sulla vicenda della riforma del Mes in vista del Consiglio europeo in programma tre giorni dopo. Le opposizioni, che considerano questi tempi troppo lunghi, avevano chiesto di anticipare le comunicazioni del presidente del Consiglio alla prossima settimana.

Verso firma a febbraio 2020 ma negoziato è chiuso
Nell’audizione il ministro ha delineato le prossime tappe, sottolineando al contempo che la trattativa è chiusa: «la firma - ha detto - arriverà a febbraio, probabilmente le ratifiche successivamente, quindi la pausa per riflettere già c’è, quindi Conte è stato assolutamente corretto perché a giugno non c’è stata una determinazione definitiva, finché non è apposta una firma non sarà definitiva, Conte ha detto la verità, il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico che secondo me no, il testo del Trattato è chiuso, c’è un lavoro su aspetti esterni e la richiesta su una questione aggiuntiva che possiamo valutare e integrare, ma non c’è negoziato sul testo e tutti gli altri paesi considerano la questione chiusa».

«Falso che s’introduce ristrutturazione automatica debito»
«Il dibattito - ha ricordato il ministro - era: “lo teniamo come adesso, dove la ristrutturazione del debito è richiesta in casi eccezionali e va gestita con grande attenzione, o deve diventare condizione automatica?”. Ha vinto la posizione numero uno, cioè è rimasto come prima, quindi chi dice o scrive che con la riforma si introduce la ristrutturazione del debito automatica dice una cosa falsa». Gualtieri ha fatto notare che «nel testo del Senato, per un errore, è rimasta la dicitura di prima».

Il ministro: «Comico che minacci la stabilità dell’Italia»
Che la modifica alle linee di credito precauzionali introdotta dalla riforma del Meccanismo europeo di stabilità «rappresenti una terribile innovazione che definisce due categorie di Paesi, o attenti alla stabilità finanziaria dell’Italia, lo trovo comico», ha continuato Gualtieri.

Governance attuale è del 2012, riforma cambia molto poco
«La governance attuale - ha spiegato il responsabile dell’Economia del Conte due - non viene toccata dalla riforma di cui oggi stiamo discutendo, occorre capire se noi stiamo facendo una discussione sul Mes o sulla riforma di esso, perché il Mes è in vigore dal 2012 e l’Italia lo ha sottoscritto. Questa specifica riforma introduce cambiamenti molto, molto limitati, uno in particolare, come vedremo». Gualtieri ha ricordato che «tutte le decisioni sono prese all’unanimità» per quanto riguarda il Mes.

Il Mes non può occuparsi di politiche economiche
Il ministro ha ricordato che «il Meccanismo europeo di stabilità non può occuparsi di politiche economiche» e la volontà del ministero delle Finanze tedesco di farne una sorta di ministero delle Finanze europeo che si occupasse di politiche economiche non ha prevalso nella riforma del trattato istitutivo. Gualtieri ha smentito alcune ipotesi dell’opposizione che evocano uno svuotamento di poteri della COmmissione europea - organismo più politico - a favore di un organismo tecnico come il Mes.

Concentrarsi su Unione bancaria
Secondo Gualtieri l’attenzione. più che sul Mes, va posta su un’altra partita. «Ricordo che sono in discussione i termini di completamento dell’Unione bancaria, questa sì rilevante e sensibile, che noi auspichiamo con un meccanismo comune di garanzia dei depositi ma non riteniamo debba essere sottoposta a condizionalità rispetto al mutamento del trattamento prudenziale sui titoli di Stato detenuti da banche e assicurazioni. Questo sì, se introdotto, potrebbe avere effetti negativi e l’impegno del Governo è negoziare al fine della salvaguardia degli interessi europei e nazionali». Il ministro ha pertanto invitato a «concentrare il dibattito su questo aspetto piuttosto che sul falso problema del Mes, la cui riforma non è né rilevante né significativa, nel bene o nel male. Il dibattito su questo è ampiamente immeritato».

Si lavora a piano nazionale plastica
Intanto procede il cantiere per un Piano nazionale della plastica (si veda Il Sole 24 Ore del 27 novembre). Martedì 26 novembre al ministero dell’Economia, alla presenza del ministro, c’è stata la prima riunione del gruppo di lavoro di settore che, a quanto si apprende, ha avuto al centro l’obiettivo di un piano nazionale per la plastica sostenibile. Alla riunione hanno preso parte rappresentanti dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, dei maggiori operatori del settore (Confindustria, Confcooperative, LegaCoop, Confapi, Unionplast, Federchimica, Confartigianato), delle parti sociali (Cgil, Cisl e Uil) e di rappresentanti di alcuni enti territoriali. Il gruppo di lavoro, che rende nazionale la best practice del piano Emilia Romagna, stabilisce - viene spiegato - un confronto permanente e costruttivo con la filiera e gli operatori del settore per arrivare ad un insieme organico di misure concrete e coerenti con l’impianto di norme a livello comunitario, al fine di ridurre il consumo di plastica e favorirne il riciclo.

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