IL FONDO SALVA STATI

Mes, la riforma slitta al 2020. L’Eurogruppo: il testo non si cambia

Non ci sono ragioni per cambiare il testo della riforma del meccanismo salva-Stati: così il presidente dell'Eurogruppo Centeno, annunciando che la firma del nuovo Trattato avverrà all'inizio del 2020. Conte afferma di non vedere rischi: «Quando sarà firmato, decideranno i responsabili politici dei singoli Paesi»


Il fondo Mes, ecco le cifre sottoscritte dall'Italia e dagli altri Paesi aderenti

4' di lettura

Mentre in Italia resta ancora infuocata la polemica politica sulla riforma del fondo salva-Stati Mes, in Europa i ministri dell’Economia vanno verso un rinvio del dossier all’anno prossimo, ovvero all’Eurogruppo di gennaio. Non c'è solo l’Italia ad avere riserve, ma anche la Francia ha dei problemi con il valore legale del testo e quindi un ulteriore lavoro tecnico farebbe comodo a molti. Sulla sostanza, però, l’Italia è isolata: secondo fonti europee è la sola ad aver riserve sul contenuto della riforma Mes, in particolare sulla modifica delle clausole di azione collettiva. Anche sull'Unione bancaria non c'è ancora consenso, e slitta assieme al Mes a gennaio.

Il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno aveva già escluso la riapertura di una discussione sui contenuti, annunciando però che la firma del nuovo Mes avverrà nei primi mesi del 2020 e non nel summit di dicembre. Tempistica che darà modo anche ai Paesi di affrontare le loro discussioni parlamentari. Non è detto che all'Italia basti guadagnare un po' più di tempo, ma comunque è un risultato per ora perché anche il summit dei leader Ue del 12-13 dicembre non dovrà prendere una decisione definitiva. «C'è una logica di pacchetto, rimaniamo vincolati a questa prospettiva», fa sapere il premier Giuseppe Conte da Londra, rassicurando ancora una volta che difenderà gli interessi dell'Italia e ribadendo di non vedere rischi.

Il presidente Centeno, entrando all’Eurogruppo, rende esplicita la posizione comune: «Non vediamo ragione per cambiare il testo» del Mes. Allo stesso tempo, però, intende andare incontro alle necessità di quei Paesi che hanno bisogno di un ulteriore passaggio in Parlamento: «Il dibattito è in corso, oggi faremo un altro passo importante e poi aggiusteremo le necessità di dibattito che sono presenti» nei nostri Paesi, ha aggiunto, annunciando che la firma del nuovo Trattato avverrà «ad inizio del prossimo anno». Non è da considerare un rinvio, spiega. In realtà i tempi si allungherebbero comunque perché la traduzione del testo nelle diverse lingue richiederebbe un paio di mesi. Tempo utile anche per chiarire gli ultimi dettagli tecnici, non solo i dubbi del Parlamento italiano.

Per il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, al suo primo Eurogruppo, il Mes non va ritardato. «È questo il momento giusto per fare passi avanti» sia sul fondo che sull’Unione bancaria, perché «abbiamo lasciato alle spalle il momento di crisi più difficile e non siamo certi di come si svilupperà la situazione economica nei prossimi anni». E rassicura gli italiani sulla riforma che «non danneggia né l’Italia né nessuno». Gentiloni mette però in guardia sul terzo e ultimo pilastro dell'Unione bancaria, lo schema di assicurazione dei depositi: «Mi auguro che l’avvio della discussione sui depositi bancari sia fatto col piede giusto». Al momento, infatti, sul tavolo c'è ancora la proposta tedesca che comprende una diversa valutazione del rischio dei titoli di Stato detenuti dalle banche.

Anche il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco rassicura sulla riforma del Mes, perché introduce modifiche «di portata complessivamente limitata». La riforma, insiste, non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani.

Cosa è il Mes, il meccanismo europeo di stabilità

Modifiche di portata complessivamente limitata
In particolare, secondo il numero uno di Palazzo Koch le e modifiche introdotte per la riforma del Meccanismo di Stabilità «sono di portata complessivamente limitata. La riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani. Come nel Trattato già in vigore, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Anche la verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente. È una clausola a tutela delle risorse dell’Esm, di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore».

Si tratta di una conferma importante, ha continuato il Governatore della Banca d’Italia perchè l’introduzione di un meccanismo di ristrutturazione del debito incorrerebbe «in un rischio enorme» quello di «innescare una spirale perversa di aspettative di insolvenza, suscettibili di autoavverarsi».

Il Governatore apre a limiti concentrazione titoli pubblici in bilancio
Per arrivare al completamento dell’Unione bancaria in prospettiva, e a certe condizioni - ha detto Visco - si potrebbero prendere in considerazione «limiti di concentrazione di titoli pubblici» detenuti nei bilanci delle banche». Per completare l’Unione bancaria, in particolare, serve un meccanismo più efficace di gestione delle crisi e «una vera assicurazione comune sui depositi, che garantisca eguale protezione ai risparmiatori indipendentemente dal luogo in cui opera la loro banca». In questo quadro misure di riduzione dei rischi - ha aggiunto Visco - troverebbero la loro giusta collocazione. «In prospettiva limiti di concentrazione sui titoli pubblici detenuti dalle banche, non differenziati tra debitori sovrani e in ogni caso con una “franchigia” iniziale sufficientemente elevata, potrebbero anche essere presi in considerazione, ma solo se contestualmente l'area dell'euro deciderà di dotarsi del safe asset comune, senza il quale il processo di diversificazione dei portafogli delle banche non potrebbe, tra l’altro, svolgersi in modo ordinato».

Conte: non ho firmato nulla, tantomeno una cambiale in bianco
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intanto ha aperto all’ipotesi di un rinvio e ha sottolineato: «Io ancora non ho firmato nulla, tantomeno una cambiale in bianco». Sul fronte politico, Cinque stelle in pressing, con il leader politico del Movimento Luigi Di Maio che ha ribadito la volontà di un rinvio per «migliorare il meccanismo». Ma dai dem è giunto un messaggio: «Ricattare gli alleati non può essere un metodo. Non abbiamo paura delle elezioni», ha messo in evidenza il capogruppo Delrio.

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