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Messi e Mbappé, campioni alla ricerca della perla mondiale

Al Hilm. Il sogno. L’hanno chiamato così il pallone ufficiale delle ultime quattro partite del Mondiale. Intuizione azzeccata, non c’è che dire, perché per raggiungerlo dovranno correre, faticare, sudare, i campioni di Qatar2022, e solo uno riuscirà ad agguantarlo davvero, a realizzarlo, il proprio sogno

di Dario Ricci

Mondiali, trionfo Marocco, per la prima volta in semifinale

3' di lettura

Somiglierà alla fine a una lunga traversata nel deserto, il cammino fatto dalla squadra trionfatrice verso la Coppa. In corsa non restano le più belle, ma le più resilienti, quelle che hanno saputo fronteggiare al meglio (o alla meno peggio) le avversità lungo il cammino, tra sconfitte impreviste, rigori sbagliati, infortuni, gol mancati. Resistere e andare avanti, quando il vento caldo ti soffia contro e la sabbia di riempie occhi, bocca, faccia, come le popolazioni nomadi che attraverso pastorizia e pesca, allevamento e una rudimentale agricoltura, nei secoli passati vivevano nelle terre che oggi sono il Qatar, spostandosi proprio tra costa e deserto.

Orgoglio qatariota

Accantonando per un istante gli eventi giudiziari che stanno scuotendo l’Italia e l’Europa – ma che qui tra i grattacieli di Doha hanno eco praticamente nulla – l’orgoglio dei qatarioti lo tocchi dopo appena pochi passi fatti nell’avveniristico Museo Nazionale, disegnato dall’architetto Jean Nouvel riprendendo la forma di una ‘rosa del deserto’. Storia di nomadismo e adattamento, quella di queste popolazioni, di perle strappate al mare e petrolio (la cui scoperta nel Paese è datata all’alba della Seconda Guerra Mondiale) che ha cambiato parabola e posto di Doha nel globo, avviando una rivoluzione economica, ma anche traumatici cambiamenti sociali. Una narrazione molto diversa – quella di un segmento di Storia tanto essenziale – da quella che viene fatta alle nostre latitudini, e in cui si evidenzia il peso dell’Occidente sia nell’impattare sui ritmi di vita dei popoli migranti, sia nel gestire proprio ‘l’oro nero’ e le immense ricchezze e risorse energetiche derivanti.

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Macron a Doha

Chissà, vien da pensare, con quale imbarazzo sbarcherà a Doha il presidente francese Macron, atteso domani sulle tribune dello stadio Al Bayt (a proposito: al palco d’onore si può accedere direttamente in auto, tramite un anello sopraelevato asfaltato!) per la semifinale tra Francia e Marocco, lui europeo che arriva qui proprio in un momento tanto delicato, e lui francese, simbolo di un Paese che ancora oggi influenza la politica socio-economica africana e magrebina in particolare (si vedano ad esempio le difficoltà che impediscono la creazione di una moneta unica dell’Africa Occidentale): nella Storia “vista da qui”, attraverso i pannelli, i grafici, i contributi multimediali del Museo Nazionale sovrastato dalla bandiera qatariota, il ruolo avuto dai transalpini nella gestione e divisione del Maghreb è tratteggiato in modo tutt’altro che benevolo….

Se la Francia gioca “fuori casa”

Di certo, per i campioni del mondo in carica sarà come giocare a Rabat o Casablanca, visto che in queste ore stanno arrivando a Doha anche 30 ulteriori aerei speciali varati dalla compagnia di bandiera marocchina per portare qui in Qatar altri tifosi (e non che – possiamo garantirvelo! – ve ne fossero già pochi…). Stesso clima, del resto, troverà la Croazia al Lusail Stadium contro l’Argentina: «Preferisce che cali l’inflazione (galoppante in Argentina a ritmi annuali doppi dei nostri, ndr) o che la Nazionale e Leo Messi vincano il Mondiale?» «Che domanda! Che la Nazionale vinca il Mondiale!»; questa la risposta comune, tra le strade di Baires, a un sondaggio tv effettuato in questi giorni. Sonnifero, lenitivo, “arma di distrazione di massa” (come qualcuno l’ha definito) che sia, il calcio ha questo potere infido e subdolo di mandare in corto circuito pancia e mente, di aprire varchi nel più arcigno degli arrocchi, riproducendo su quel prato verde (quasi) perfettamente la caotica casualità senza apparente regola alcuna che determina le nostre vite, carriere, destini, individuali e collettivi.

La sfida delle due outsider

Collettiva sarà la sfida che le due outsider – sì, outsider pure la Croazia vicecampione del mondo! – porteranno ad Argentina e Francia che stravolgere la narrazione di una sfida finale tanto annunciata quanto attesa. Del resto, non facevano così pure i cercatori di perle, che si tuffavano nelle acque del Golfo alla ricerca delle gemme che avrebbero dato sostentamento alle loro famiglie, alle loro comunità? Lavoro duro, che metteva alla prova polmoni, cuore, cervello, e la pelle bruciata da sole, salsedine e meduse; lavoro da condividere, da fare insieme, tra chi si tuffava e chi aiutava restando a bordo del battello, per garantire supporto, aiuto, sicurezza.

Ebbene, va pur detto che anche Francia e Argentina – proprio come Croazia e Marocco – hanno eletto il gruppo come motore primo del loro cammino mondiale, con individualità straordinarie (Mbappè, Messi, Modric, Hakimi) al servizio e anzi esaltate dal collettivo. Non resta quindi che tuffarsi, senza paura e tentennamenti, per vedere ora chi saprà trovare la perla più preziosa.

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