Energia e Ambiente

Messico e (molte) nuvole: López Obrador rilancia l’utilizzo di petrolio e gas

di Roberto Da Rin

2' di lettura

Quella che il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (Amlo), progressista, aveva annunciato in campagna elettorale, non era proprio una Revolución ma di similitudini ce ne erano molte. Il suo mandato è iniziato il 1° dicembre 2018. L’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori, una sostanziale redistribuzione dei redditi, un’impennata d’orgoglio sulla “vexata quaestio” della migrazione e una svolta sul tema ambientale. Ecco, con riferimento a quest'ultima, a quasi tre anni dal suo insediamento, non si può parlare di “mision cumplida”. Il caldo record registrato poche settimane fa nel del nord del Messico, ha spinto la colonnina di mercurio oltre la soglia dei 50° e la metafisica terrena della sopravvivenza è stato un problema concreto per milioni di persone fragili. Una canicola peggiore di quella del 1968, l’ultimo annus horribilis del clima. Non si può certo attribuire ad Amlo la responsabilità per l’ondata di calore di quest’estate ma la politica ambientale è un tema discusso che lascia molti margini di criticità.

Come si presenta il Messico all’appuntamento Cop26 di Glasgow? I numeri che verranno presentati dagli inviati del governo di Città di Messico – ci spiega Simone Lucatello, ricercatore dell’Istituto Mora di Città del Messico, associato al Consiglio Nazionale delle ricerche e della tecnologia – «sono in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu: una riduzione del 22% dei gas serra e del 51% del carbone entro il 2030. Il Messico è responsabile del 2% del totale delle emissioni globali ma, insieme a Stati Uniti e Canada, raggiunge il 28%».

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La crisi economica globale e poi la recessione determinata dal Covid-19 hanno aggravato il quadro congiunturale di tutti i Paesi, tuttavia il quadro del Messico, sul fronte ambientale presenta particolari debolezze. Gli scienziati prevedono che senza una marcata inversione di tendenza, l’aumento delle emissioni pro-capite sia destinato a impennarsi. L’agenda ambientale di Amlo pare deludente ed è invece indiscutibile il forte ritorno a investire su petrolio e gas.

Pemex, la società petrolifera nazionale, è la cassaforte del governo e per questo la presidenza ha imboccato la strategia di una parziale ri-nazionalizzazione del petrolio, senza toccare le concessioni già rilasciate e i contratti firmati con le compagnie internazionali. José Luis Rhi-Sausi, segretario socio-economico di Iila (Istituto italo-latinoamericano) spiega che «la politica redistributrice di Amlo attinge proprio agli introiti derivanti dallo sviluppo di Pemex e ciò garantisce consenso elettorale e sostegno ai più poveri». Ne deriva un’agenda sociale che presenta un corto circuito di... obiettivi ambientali mancati. Insomma lo spettro di uno sviluppo economico petrolio-centrico è vivido; proprio come nel realismo magico latinoamericano dove gli antenati muoiono ma si dimenticano di andarsene.

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