il piano di intesa sanpaolo

Messina, più volumi e meno rischi per diventare numero uno in Europa

di Maximilian Cellino

(ANSA)

4' di lettura

«Vogliamo diventare la banca numero uno in Europa, pensiamo di poterci riuscire costruendo il nostro futuro su basi e valori solide». È decisamente ambizioso l’obiettivo che Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, si pone presentando al pubblico il piano d’impresa 2018-2021. Dalla sua parte ha un ruolino di marcia che finora ha rispettato, conseguendoli ad uno a uno (come non manca di far notare alla platea, ringraziando più volte i dipendenti) tutti target previsti nel precedente piano. E anche una strategia ben precisa, basata su tre pilastri: il proseguimento della riduzione dei rischi connessi al portafoglio, la riduzione dei costi attraverso un’ulteriore semplificazione del modello operativo e l’accelerazione dei ricavi sviluppando nuove opportunità di business, soprattutto nel settore Wealth Management e in quello assicurativo.

Sviluppo nella continuità
Non ci sono dunque particolari svolte evidenti nei nuovi indirizzi dati da Messina, soltanto un’accelerazione nelle attività che Intesa Sanpaolo ha svolto in modo evidentemente efficace negli ultimi quattro anni in uno scenario che per giunta lo stesso amministratore delegato ha definito «competitivo e peggiore di quanto ci si potesse attendere»: gli utili sono destinati a passare dai 3,8 miliardi dello scorso anno ai 6 miliardi del 2021, mentre per lo stock di crediti deteriorati un dimezzamento dagli attuali 52,1 miliardi lordi (22,5 miliardi al netto degli accantonamenti) a 26,4 miliardi di fine piano (12,1 miliardi) senza costi per gli azionisti, con un’incidenza netta sul totale delle esposizioni dal 5,5% al 2,9 per cento. Il tutto mantenendo una patrimonializzazione elevata e sugli stessi livelli di quella di fine 2017 (13,1% il Cet1).

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L’Italia resta «the place to be»
La «nuova» Intesa Sanpaolo proiettata nel futuro da Messina sarà «un leader europeo nel Wealth Management & Protection, con un modello di business unico e in grado di raggiungere i risultati che si è prefissa, come ha dimostrato di saper fare del resto, grazie alla risorsa principale, che restano le persone, e a una piattaforma digitale all’avanguardia». Sarà soprattutto un gruppo ancora concentrato sull’Italia, che resta «the place to be»: il posto giusto dove stare, secondo il Ceo, «perché se hai mutui, gestione del risparmio, carte di credito e assicurazioni c’è il potenziale per fare crescere la base dei ricavi attraverso la nostra penetrazione». Nel nostro Paese il gruppo prevede per esempio di erogare a famiglie e imprese circa 250 miliardi di euro da qui al 2021, con un ulteriore sforzo per andare incontro alle categorie con difficoltà di accesso al credito, alle quali destinerà 1,2 miliardi. Sempre in Italia si punta all’espansione in ambito assicurativo, con l’obiettivo di diventare il numero uno nelle polizze del settore non-motor.

...ma anche la «principale sfida» al Piano
È sempre l’Italia, croce e delizia di Intesa: lo si capisce bene quando Messina, a precisa domanda, risponde che la situazione del nostro Paese «resta la sfida principale per la realizzazione dell’intero piano»: le proiezioni si basano infatti su una crescita annua del Pil mediamente di poco superiore all’1% da qui al 2021, ma una una imprevista nuova recessione potrebbe metterle in discussione. «A Davos - ha aggiunto l’a.d. - ho percepito da parte degli investitori una visione positiva sull’Italia e sulle sue forti potenzialità, che vengono viste in modo più realistico pensando che l’1% rappresenti in fondo una grande crescita».

La stoccata alla sorveglianza Bce sui «level 2 e 3»
Ed è ancora l’Italia, e il suo sistema bancario, che in via indiretta Messina difende quando invita l’autorità di sorveglianza a considerare in futuro la questione degli asset illiquidi (i più volte citati «level 2» e «level 3») presenti nei portafogli degli istituti di credito alla stessa stregua di come sono stati trattati finora gli Npl: «È tempo che lo stesso lavoro venga fatto per gli asset di livello 2 e 3 presenti soprattutto nelle banche francesi e tedesche e in altri player di mercati, mi aspetto che la questione venga affrontata nel 2019», ha detto Messina. Tenendo però anche a precisare che l’invito arriva dopo che «noi abbiamo fatti i nostri compiti», perché se è vero che «la questione Npl è stata percepita come esageratamente problematica», è altrettanto evidente che «va affrontata e risolta».

Ok a cessioni di Npl, ma «al valore di libro»
Sempre a proposito del tema sofferenze, gli obiettivi ambiziosi che Intesa Sanpaolo si pone potranno essere ottenuti attraverso l’intensificazione dell’attività di recupero (con l’ulteriore rafforzamento della piattaforma di servicing, per la quale è possibile una partnership con un operatore industriale, e la creazione di Pulse, una unità interna dedicata alla gestione degli impagati ai primi stadi) ed eventualmente attraverso ulteriori cessioni «ma soltanto se queste avverranno al valore di libro, perché non è nostra intenzione arricchire i fondi di private equity».

Cercasi partner per creare un «campione» nel risparmio gestito
Più in generale, lo sviluppo futuro di Intesa Sanpaolo poggia ancora una volta sul Wealth Management, che già vale oltre la metà del risultato lordo a livello di gruppo. Come possibile acceleratore della divisione legata alla gestione del risparmio, la banca è pronta a considerare una partnership con un operatore industriale globale: «Se vogliamo creare valore per gli azionisti e creare un campione nell’asset management con un timing di 2-3 anni sarebbe meglio concludere un’operazione del genere nel corso del 2018», ha detto Messina, precisando che «stiamo valutando grandi gruppi internazionali, ma non è stata presa ancora alcuna decisione» e soprattutto che «in ogni caso manterremo la maggioranza e il controllo del nuovo gruppo».

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