Made in Italy

Messori punta sulla sostenibilità e sulle alleanze strategiche

Sfida competitività

di Ilaria Visentini

Eccellenze qualitative. L’asse con Energica Motor Company che ha scommesso su un’alternativa sostenibile nella motoristica.

2' di lettura

«Unicità ed esclusività sono l’unica strada che la moda Made in Italy può percorrere per reggere la concorrenza globale e, in particolare, quella delle maison francesi». È il credo di Gianmarco Messori, seconda generazione alla guida dell’omonima sartoria uomo di altissima gamma che, partita da Modena nel 1976, oggi veste politici e aristocrazia in Africa – continente che vale la metà del business - oltre a essere molto amata da vip e sportivi italiani.
«Il nostro valore aggiunto resta saldamente ancorato al territorio e sono la storia, la tradizione e la sapienza della manifattura locale la nostra bandiera nel mondo», aggiunge lo stilista e ceo dell’azienda, che in nome dell’internazionalizzazione ha appena firmato una inedita alleanza con un altro marchio del modenese, Energica Motor Company, leader mondiale nella nicchia delle moto elettriche ad alte prestazioni, che ha alle spalle una famiglia con una lunga esperienza nei motori.
«Pur partendo da settori diversi, moda e meccanica, condividiamo gli stessi valori: l’eccellenza qualitativa dei prodotti realizzati, il forte legame con la nostra terra, l’attenzione verso l'ambiente, la focalizzazione su ricerca e innovazione», racconta Messori, che vestirà il team Energica per il biennio 2021-2022.
Energica Motor Company, dal canto suo, è la prima motor company globale ad aver abbracciato fin dagli esordi la propulsione elettrica, offrendo una alternativa sostenibile ai centauri amanti delle alte prestazioni, grazie all’ingegno emiliano e all’investimento costante in innovazione tecnologica. Innovazione hi-tech e sostenibilità che nel caso di Messori prendono la forma di tecniche di realizzazione ineccepibili «e di produzioni basate solo su fibre naturali, quindi nel pieno rispetto dell’ambiente», sottolinea lo stilista, che ha optato per un modello diametralmente opposto a quello del fast fashion e delle produzioni di massa. «Non solo utilizziamo esclusivamente materie prime naturali – aggiunge - ma i tessuti sono fatti lentamente da esperte mani italiane e i nostri capi sartoriali di altissima qualità sono tagliati e cuciti su misura e durano una vita, senza sprechi. I nostri clienti comprano poco ma bene e questo significa rispettare l’ambiente e le sue risorse scarse».
Tra l’altro, sia l’industria motoristica sia il fashion escono da un anno e mezzo pandemico che ha messo a dura prova la capacità di resistenza degli imprenditori, ma i due partner sono testimonial di dinamiche in controtendenza. «Il Covid ci ha rafforzato - afferma Messori – perché nonostante le nostre dimensioni aziendali si siano molto ridimensionate rispetto a quelle che avevamo all’epoca del crac Lehman, oggi non abbiamo debiti e nonostante il lockdown e la chiusura del nostro negozio io ho continuato a viaggiare, portando le nostre proposte ai clienti, visto che non potevano venire loro. Ho fatto 85 voli in Africa da maggio 2020 a oggi, il fatturato dello scorso anno è sceso (-15%) solo per le mancate vendite del negozio. Oggi ci ritroviamo in una posizione molto più forte di prima e la stagione primavera-estate 2021 è la migliore di sempre. Abbiamo una organizzazione produttiva molto flessibile, con una rete di 200 sarti e collaboratori che lavorano con noi, ma non riusciamo a star dietro agli ordini».

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