Stati Uniti a due facce

Metà America ignora i veti di Trump sul clima

Big della finanza, molte città e 25 Stati americani su 50 hanno varato strategie e piani operativi per raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile nonostante il ritiro Usa dagli accordi di Parigi

di Laura La Posta


3' di lettura

«Vogliamo che il mondo sappia che negli Usa ci sono ancora forme di vita intelligente in grado di agire contro il cambiamento climatico in atto e che nessuno Stato della United States Climate Alliance sta seguendo Donald Trump verso il baratro». Parole forti, quelle pronunciate dal Governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre. Parole che marcano ancora di più la secessione ambientale dei 25 Stati dell’alleanza (non solo democratici) dal Governo federale, in ritirata dall’Accordo di Parigi sul clima e dalle politiche ambientaliste dell’era Obama.

La coalizione dei 25 Governatori – su 50 Stati – rappresenta il 55% della popolazione americana, un’economia da 11.700 miliardi di dollari (più di metà del Pil Usa) e il 40% delle emissioni del Paese. Ciascuno degli alleati, dalla California allo Stato di New York, si è impegnato ad attuare politiche per raggiungere gli obiettivi di Parigi, riducendo le emissioni di gas serra almeno del 26-28% (rispetto ai livelli 2005) entro il 2025. Fra tutti, ne spiccano due, secondo Jeffrey Sachs, influente economista nonché advisor delle Nazioni Unite e direttore del Sustainable development solutions network (Sdsn). «Lo Stato di New York ha di recente varato una normativa per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni da fonti fossili entro il 2040 e quasi-zero emissioni di gas serra entro il 2050, con la sostituzione delle centrali elettriche a gas con impianti solari, eolici e idroelettrici e con l’elettrificazione dei trasporti – ha scritto Sachs in una recente analisi -. E la California (il maggiore Stato americano per popolazione e la quinta economia mondiale per dimensioni) si è impegnata ad azzerare le emissioni per la produzione di elettricità entro il 2045». Il Green New deal di New York segue analoghi provvedimenti varati, oltre che dalla California, da Nevada, Washington, New Mexico, Maine, Oregon, Colorado, New Jersey, Hawaii.

Gli effetti di questo attivismo statale rischiano però di essere depotenziati dal supporto dell’amministrazione Trump ai big del petrolio e del carbone. «Niente di casuale – spiega Sachs nella sua lucida analisi -: il partito repubblicano è finanziato da Big Coal e Big Oil. Ma gli Stati non produttori di petrolio stanno procedendo verso la decarbonizzazione». La risposta federale è stata intimidatoria: minacce alla California di tagliare i fondi per la costruzione di autostrade e di revocare l’autonomia statale sulle politiche ambientali garantita dal Clean air act da 40 anni.

Anche molte città americane hanno varato piani ambientali strategici. Da New York City a Los Angeles, da Orlando a Baltimora, centinaia di sindaci si sono impegnati a raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) sottoscritti nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite da 193 Paesi. L’Sdsn monitora il percorso di 105 città americane verso questi target. I risultati sono globalmente sotto la sufficienza, con un 48,9% di voto che rappresenta il livello attuale di raggiungimento dei 17 Sdg (rappresentato da uno score di 100). A livello di Stati, la stessa organizzazione pone quest’anno gli Usa al 35esimo posto mondiale nello sviluppo sostenibile, su 162 Paesi, e fanalino di coda tra i membri Ocse.

La situazione potrebbe peggiorare, per le politiche federali che rischiano di minare quanto di buono viene fatto a livello locale. Secondo uno studio di due economisti della Carnegie Mellon su dati della Environmental protection agency, pubblicato a ottobre sul National bureau of economic research, nei primi due anni della presidenza Trump, il 2017 e il 2018, l’inquinamento atmosferico negli Usa è aumentato del 5,5% dopo un periodo di calo (-24% tra il 2009 e il 2016), causando forse la morte di 10mila americani.

Intanto, Corporate America va avanti per la sua strada. Nell’ambito del Global compact delle Nazioni Unite, promosso dalle aziende leader della sostenibilità, 650 società si sono impegnate a basare i piani di crescita sulle evidenze scientifiche del climate change e 90 si sono allineate all’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature entro un grado e mezzo, abbassando le emissioni. Wall Street ci crede e premia le aziende virtuose: gli indici di sostenibilità delle quotate ritenute green ed etiche performano meglio dei listini principali. Gli asset sostenibili gestiti a livello mondiale nel 2018 hanno superato i 30.700 miliardi di dollari secondo la Gsia. Di questi, 12mila sono allocati da gestori americani (per la metà in private equity), che spingono il sustainable investing. Con buona pace del presidente Trump.

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