Energia

Metano, sarà sfruttato dai greci il giacimento davanti alla Puglia

di Jacopo Giliberto


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3' di lettura

Come in un bicchiere colossale di granita, la Grecia sorbirà il metano del giacimento italiano che l’Italia non vuole sfruttare. E rivenderà quel metano (a caro prezzo) agli italiani. Accade con il giacimento Fortuna Prospect che, secondo i geologi, dovrebbe nascondersi sotto il mare Ionio a sud della Puglia, fra il “tacco” di Santa Maria di Leuca e l’isola greca di Corfù.

Le condizioni geologiche fanno pensare a quantità quasi arroganti di metano sotto il fondale dello Ionio, a cavallo fra l’area riservata all’Italia e l’area di esclusiva greca.

La Global Med aveva chiesto allo Sviluppo Economico di poter cercare il giacimento di qua dal confine italiano. Aveva ottenuto le risposte quasi ovvie per un Paese che galleggia nelle risorse energetiche: non è il modello di sviluppo che vogliamo, non è questa l’energia che ci serve, devasteranno il nostro bel mare vocato per il turismo culturale e la pesca di qualità.

La Grecia invece ha dato alla Total, l’Edison e l’Elpa il permesso di trivellare appena di là dal confine. È il blocco 2 che comincia al largo di Corfù e finisce dove c’è la linea immaginaria fra il mare di competenza greca e quello pugliese.

I giacimenti di gas non seguono le linee disegnate dai confini umani, e il giacimento Fortuna Prospect si disinteressa se, là sopra, gli uomini dicono che una parte è Italia e l’altra è Grecia.

E qui entra il gioco la metafora del bicchiere di granita (colossale) con cui comincia questo articolo. Come nella “grattachecca”, lo sciroppo andrà alla cannuccia che per prima arriverà sul fondo del bicchiere. Gli scienziati che studiano questa zona hanno individuato lo stesso “tema”, cioè la stessa natura geologica, che ricorre nei giacimenti scoperti di recente nel mare di Cipro, al largo dell’Egitto con le riserve colossali di Zohr, nelle acque del Mediterraneo che hanno cambiato il rating internazionale di Israele.

La beffa

La Grecia avrebbe già autorizzato la trivellazione di un pozzo esplorativo nell’area di questo giacimento che le appartiene, divisa fra Total al 50%, Edison al 25% ed Elpe al 25%. Se il pozzo esplorativo troverà il metano, partirà l’investimento per sfruttare il giacimento. Le condotte porteranno il gas fino alla costa greca dove passa, oggi ancora inattivo perché in costruzione, il gasdotto Tap che va verso la Puglia e il mercato europeo.

In altre parole, se il giacimento c’è, lo Ionio sarà perforato appena di là dal confine, al largo della Puglia saranno posate le piattaforme, lavoreranno forsennatamente le aziende greche dell’indotto, la Grecia godrà le royalty per il metano estratto e venderà quel gas a noi italiani che pagheremo per averlo.

Le moratorie

Da alcuni anni i diversi Governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi hanno ristretto sempre più la concessione di cercare e sfruttare i giacimenti. La vicenda cominciò nel dicembre 2013 quando la piccola compagnia petrolifera Global Med aveva presentato le istanze per cercare i giacimenti in quel braccio di mare. Tre anni dopo, novembre 2016, sono arrivati i consensi della conferenza di servizio e dello Sviluppo economico. Ancora un anno, e nel settembre 2017 è arrivato il Via libera ambientale dell’allora ministro Gianluca Galletti. Un altro anno, e nel dicembre 2018 lo Sviluppo Economico ha conferito il permesso definitivo per perforare entro 6 anni il fondo del mare e scoprire se davvero i geologi hanno ragione.

Ma il parere definitivo non era definitivo per niente.

In gennaio il Governo Conte-1 aveva deciso una moratoria di 18 mesi su tutti i progetti. Un altro blocco definitivo alle nuove concessioni di estrazione di idrocarburi era stato annunciato poche settimane fa dal presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il discorso per la fiducia al suo secondo governo ed è stato confermato in vista del summit sul clima che l’Onu sta tenendo a New York.

In Italia sono attive 133 concessioni per lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e di gas; sono 72 i permessi di ricercare altri giacimenti. Così era saltato anche il progetto dell’Eni per investire 2 miliardi di euro per sviluppare i giacimenti colossali che sono stati individuati sotto il fondale dell’Adriatico, dai quali si potrebbero estrarre 5 miliardi di metri cubi l’anno.

Giacimenti in Bosnia

In questi anni sono state bandite diverse gare per cercare giacimenti appena di là dal confine delle vietatissime acque italiane. Croazia, Montenegro, Albania e ora la Grecia sanno che sotto quel fondale ci sono risorse interessanti. Nuova arrivata ora anche la Bosnia.

Il Governo di Sarajevo ha appena bandito una gara per assegnare la ricerca di giacimenti in quattro blocchi, due minuscoli al confine con la Croazia, uno più ampio nel nord-est del Paese e un blocco assai ampio pari a 3.237 chilometri quadri nella regione dell’Erzegovina fra Mostar e l’Adriatico.

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