Turismo sostenibile

Mete turistiche più green? Un nuovo indice le misura e le tiene sotto controllo

L’indice creato dalla società fiorentina The Data Appeal Company è in grado di monitorare l'impatto delle azioni intraprese da qualsiasi destinazione del mondo (città, regione o nazione)

di Gianni Rusconi

La Valsugana, prima destinazione sostenibile italiana

3' di lettura

Si chiama Destination Sustainability Index, è un indice creato da The Data Appeal Company (società fiorentina specializzata nell'analisi di tutti i feedback pubblicati online) e sfrutta le capacità degli algoritmi di machine learning e l'analisi semantica per misurare e monitorare l'impatto e l'efficacia delle azioni intraprese da qualsiasi destinazione del mondo (città, regione o intera nazione) a favore della sostenibilità.

Il tutto nel rispetto degli obiettivi indicati dalle Nazioni Unite nell'Agenda 2030 e dei parametri forniti dall'ETSI, il Sistema Europeo di Indicatori del Turismo. Il tema delle destinazioni turistiche “green” è infatti una priorità del Global Sustainable Tourism Council, organismo nato nel 2007 per volere di UNEP (United Nations Environment Programme) e UNWTO (United Nation World Tourism Organization) per promuovere la sostenibilità e la responsabilità sociale nel mondo del travel attraverso una serie di criteri ben precisi, criteri che hanno eletto la Valsugana, in Trentino, a prima destinazione turistica sostenibile italiana.

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I dati analizzati, dalla qualità dell'aria ai trasporti pubblici

L'indice di Data Appeal ha quindi recepito i valori dei 17 “Sustainable Development Goals” definiti dal GSTC con l'intento di profilare le mete più sostenibili a totale beneficio delle scelte dei viaggiatori e di suggerire agli operatori del settore, al contempo, le misure da adottare per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Sotto la lente di ingrandimento vi sono quindi i temi dell'ambiente, dell'economia locale e dell'impatto sociale del turismo (abitanti e territorio) e tutti i dati utili per capire lo stato dell'arte della destinazione, misurare alcuni aspetti della sua sostenibilità turistica e la valenza dei progetti di sostenibilità in essere. Si va dalla qualità dell'aria ai livelli di CO2, dall'utilizzo del suolo alla densità di popolazione, dallo stato di benessere psico-fisico degli abitanti alla composizione degli spazi verdi urbani, dalla qualità dei servizi di istruzione a quella dei trasporti pubblici.

Certificazione democratica, grazie all'intelligenza artificiale

«Nel mondo del turismo - spiega Mirko Lalli, Ceo e Fondatore di The Data Appeal Company - esistono già decine di certificazioni green, sia a livello di singola azienda, sia a livello di territorio, ma l'80% di queste, compresa quella lanciata recentemente da booking.com, sono praticamente delle auto certificazioni, e solo alcune hanno processi di verifica manuali delle terze parti coinvolte». Il nuovo “Destination Sustainability Index”, come assicurano i suoi creatori, ricorre a un sistema democratico e scalabile che, grazie ai big data e all'intelligenza artificiale, garantisce allo stesso tempo una metodologia di analisi rigorosa. Un valore aggiunto importante, aggiunge ancora Lalli, rispetto a uno scenario che vede il mondo del turismo e le destinazioni turistiche aver esponenzialmente accelerato la progettualità in termini di sostenibilità e inclusività del territorio.

Quanto inquina il turismo e gli impatti del climate change

Secondo l'ultimo studio pubblicato da World Tourism Organization, e qui veniamo alle proiezioni sui viaggi di massa, si stima che i viaggiatori nel mondo sfioreranno quota 2 miliardi entro il 2030. Un esercito di persone che già oggi, seppur in numero minore, è responsabile dell'8% delle emissioni globali di gas serra (circa 4.5 giga tonnellate di anidride carbonica l'anno) tenendo conto degli spostamenti in aereo, automobile e nave, dell'energia impiegata per la costruzione e la manutenzione degli hotel, i cibi cucinati e distribuiti negli alberghi e lo shopping effettuato dai turisti in vacanza.

Un'industria dagli impatti enormi, quella del turismo, che rischia di pagare un dazio elevatissimo alla crisi climatica: secondo un recente rapporto elaborato dai ricercatori dell'università Ca' Foscari di Venezia per conto del Governo, l'innalzamento del 2% delle temperature, e il conseguente scioglimento delle nevi al Nord e l'erosione delle spiagge al Sud, potrebbe portare alla riduzione dei flussi turistici in Italia del 15%.

Imboccare la strada del turismo sostenibile è quindi improcrastinabile e lo è, soprattutto, per i Paesi maggiormente responsabili dell'inquinamento turistico. In testa a questa classifica troviamo gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Germania e India. E l'Italia, quinta destinazione turistica mondiale, non è certo un esempio particolarmente virtuoso nell'ambito dell'hospitality green.

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