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Metodo Falcone: la riforma del giudice istruttore tra passi falsi e nuovi ostacoli

Nella quinta puntata del podcast “Il Metodo Falcone” le testimonianze del generale della Gdf Ignazio Gibilaro e degli ex pm Antonio Ingroia e Paolo Bernasconi sulle difficoltà legate alla Procura nazionale antimafia e alla Direzione investigativa antimafia

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

2' di lettura

Giovanni Falcone non era solo un grande magistrato, era anche un uomo con una visione chiarissima della Giustizia e una idea lucidissima della sua amministrazione. Lo sa bene chi ha lavorato con lui alle indagini internazionali, come Paolo Bernasconi, oggi avvocato a Lugano ma negli anni Ottanta procuratore nel Canton Ticino, che con Falcone dipanò l'inchiesta internazionale Pizza Connection. Lo sa anche Antonio Ingroia, ex pm del pool antimafia che si formò con Falcone e Paolo Borsellino.

La quinta puntata del podcast “Il Metodo Falcone” – disponibile da oggi sul sito del Sole 24 Ore, Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e tutte le piattaforme digitali audio – racconta le capacità di stratega del giudice istruttore ucciso 30 anni fa nella strage di Capaci con la moglie e tre agenti di scorta, come afferma lo stesso Ingroia.

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«Falcone era un grande stratega prima di essere un grande, grande investigatore – afferma l'ex magistrato, oggi avvocato - e nella sua strategia aveva in mente di implementare tutti gli strumenti operativi, che non erano solo quelli legislativi. Negli anni Novanta trasferì tutta la sua straordinaria esperienza palermitana a livello nazionale e in parte anche internazionale».

Nel tardo pomeriggio del 24 febbraio 1992, davanti alla “Commissione per il conferimento degli uffici direttivi del Csm”, Falcone propose la sua visione di quelle che sarebbero diventate le strutture cardine della lotta alla mafia: la Direzione nazionale antimafia – per la quale proponeva la propria candidatura – e la Direzione investigativa antimafia. Quel giorno Falcone, che era stato nominato Direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia il 27 febbraio 1990, opporrà alla ritualità e alla sacralità dell'audizione la semplicità di un progetto chiaro e distinto in ogni sua parte.

«Oggi la Dia è però un lontanissimo parente, se non un fantasma, del progetto pensato da Giovanni Falcone. Perché dopo la morte di Falcone, in realtà, non si è dato più seguito impulso a questo progetto politico», conclude Ingroia.

La quinta puntata del podcast racconterà anche i nuovi ostacoli che mettono alla prova il “metodo Falcone”, come ad esempio la rinnovata forza dei paradisi fiscali e il ricorso delle mafie transnazionali alle criptovalute, difficili da tracciare.

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