il processo

#MeToo: Harvey Weinstein condannato a 23 anni di carcere per violenza alle donne

Il giudice di New York commina una sentenza vicina al massimo consentito per due reati di abusi sessuali e stupro

di Marco Valsania

Weinstein colpevole: "Cambia la storia della lotta alle violenze"

3' di lettura

New York - Si è presentato in tribunale in sedia a rotelle e manette. Ma questo non ha ammorbidito le pena che gli è stata comminata dal giudice James Burke: Harvey Weinstein, ex re di Hollywood condannato per violenze sessuali, è stato condannato a scontare una pena di 23 anni in carcere, vicina al massimo di 29 anni previsto dai reati dei quali era stato trovato colpevole. Burke ha anche indicato che Weinstein sarà ufficialmente registrato come “sex offender”, negli albi di chi commette reati sessuali.

Il bersaglio principale del movimento #MeToo
Davanti all’austero edificio della Corte Suprema dello Stato di New York, la decisione è stata attesa per ore da una piccola folla sia di giornalisti che di donne e residenti. Segno dell’importanza della vicenda, sotto il profilo legale e sociale: aver fatto salire alla sbarra un personaggio di alto profilo quale Weinstein è diventato il simbolo stesso negli Stati Uniti del movimento “#MeToo”. Un movimento che per anni ha denunciato gli abusi sessuali e i soprusi nei confronti delle donne sul posto di lavoro in numerosi settori, a cominciare da cinema e spettacolo ma non solo.

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Weinstein rischiava da un minimo di cinque anni a un massimo di 29 anni di carcere dopo la condanna il 24 febbraio per due reati, abuso sessuale - fino a 25 anni in cella - e stupro - che prevede fino a quattro anni dietro le sbarre. Era stato invece assolto da altre tre accuse. La procura statale aveva chiesto una pena «massima o vicina al massimo». La difesa aveva invece auspicato che la sentenza venisse ridotta al minimo possibile, cinque anni, citando l’età avanzata del condannato, le precarie condizioni di salute e le sue attività di beneficenza, oltre al fatto che avrebbe già «perso tutto».

Le principali accusatrici
Le due donne sulle quali la procura distrettuale di New York ha basato il caso, Miriam Haley e Jessica Mann, erano presenti in aula al momento della decisione del magistrato. Assieme ad altre quattro donne che hanno testimoniato a loro volta durante il processo contro l’ex produttore, tra le quali l’attrice Annabella Sciorra, erano tutte sedute in prima fila alla lettura la condanna.

La difesa di Weinstein: provo grande rimorso
Haley e Mann hanno parlato prima della sentenza per chiedere giustizia. Mann ha dichiarato che Weinstein è oggi «sorpreso dall’essere alla fine ritenuto responsabile» delle sue azioni e ha raccontato di come la violenza subita le abbia causato «danni irreparabili». Weinstein ha avuto diritto a sua volta di intervenire e lo ha fatto a bassa voce. «Provo grande rimorso per tutte voi - ha detto in aula - Ho grandi rimorsi per tutte le donne». Era convinto, ha aggiunto, di avere un rapporto di «seria amicizia» con le due accusatrici, Haley e Mann. «Sono totalmente confuso», ha aggiunto. Weinstein ha anche affermato di essere «preoccupato per il Paese», al cospetto delle accuse mosse dal movimento MeToo. E ha negato di avere mai avuto «grande potere nell'industria» cinematografica. «Se dovessi rifare tutto, mi occuperei moto di più dei miei figli e della mia famiglia che di film», ha dichiarato.

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L’accusa: era ubriaco di potere
L’assistente procuratore distrettuale Joan Illuzzi-Orbon, che ha guidato la pubblica accusa, ha lanciato uno dei messaggi più forti nel fare richiesta di una dura pena e liquidando senza dare peso i “rimorsi” di Weinstein. «Si era ubriacato di potere - ha detto dell’ex mega-produttore — E le giovani sognatrici non erano persone reali per lui». Illuzzi-Orbon ha poi ringraziato le donne che si sono fatte avanti e hanno reso possibile portare il caso in tribunale. In un memorandum scritto la procura aveva già invocato una sentenza che riflettesse «la gravità dei reati», una «vita di abusi nei confronti degli altri, sessuali e non solo» a partire dagli anni Settanta.

Crollo fisico dopo la colpevolezza
La salute di Weinstein ha subito rovesci dopo il verdetto di colpevolezza del mese scorso. Ha sostenuto un intervento al cuore per l’inserimento di uno stent e ha sofferto una caduta mentre era detenuto a Rikers Island. Un appello contro la condanna nel procedimento alla Corte Suprema dello Stato di New York deve ancora fare il suo corso. Weinstein deve tuttavia affrontare anche un altro processo: a Los Angeles, sempre per violenze sessuali e stupro ai danni di due donne nel 2013.

Per approfondire:
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