ARREDARE CON I LIBRI

Mettere lo smart working nella giusta cornice: il revival delle librerie on e offline

Elette sfondo perfetto per videochiamate, selfie e dirette televisive, esibiscono passioni e modi di essere dei proprietari, da Virgil Abloh a Kim Jones.

di Kate Finnigan

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La libreria della lighting designer Lindsey Adelman.

Elette sfondo perfetto per videochiamate, selfie e dirette televisive, esibiscono passioni e modi di essere dei proprietari, da Virgil Abloh a Kim Jones.


5' di lettura

Prima di avere una casa tutta mia, fissavo con tristezza i siti web che pubblicavano immagini di ampie – o anche piccole – pareti incorniciate dal 606 Universal Shelving System di Vitsœ. E nella mente ripetevo come un mantra: “Quando comprerò casa la avrò”. Qualche anno dopo, il mantra mi ha ripagato. Adesso, con la mia 606, la vita è perfetta. Non proprio, in effetti, ma ho le mie adorate mensole: sono 20, in lamiera di acciaio grigio tagliato al laser e verniciato a polvere in epossipoliestere, organizzate in un modo un po' insolito per ospitare libri che vanno dai piccoli classici Penguin ai grandi volumi-bibbia della fotografia, tutti suddivisi per formato e colore. Oltre a centinaia di dischi in vinile di mio marito, una lampada anni Sessanta comprata su eBay, qualche animale in papier-mâché, un filodendro e un cactus – perché oggi che libreria è senza un cactus e una pianta con foglie che la percorrono o ricadono verso il basso?

A volte, quando sta per fare buio, mi siedo a guardare la mia Vitsœ come se fossi davanti alla televisione. Capita, quando si è ossessionati da qualcosa. Non so se avete presente... Il nome del brand si pronuncia Vits-ooh, ma i veri appassionati la chiamano semplicemente “la 606”. Creata nel 1960 dal guru dell'industrial design Dieter Rams per l'azienda tedesca (ora a gestione britannica e con sede a Leamington Spa, nel Warwickshire), è un sistema con montanti verticali in alluminio a cui si possono fissare a piacimento mensole, cassettiere e ripiani-scrittoio. È facile da assemblare e da smontare, la potete portare con voi se cambiate casa, e chi ne ha una tende a tenersela per tutta la vita. Secondo il ceo di Vitsœ, Mark Adams, al momento il brand riceve ogni anno 10mila ordini per la 606 e a volte, su eBay, modelli vintage possono costare più del nuovo. Io abito in una casa modernista costruita nel 1964 e l'estetica anni Sessanta è perfetta per il suo squadrato minimalismo. Mi piace che la struttura portante sia essenziale, per gli interni però sposo l'approccio che Charles e Ray Eames avevano nei loro progetti anni Cinquanta, cioè aggiungo colore e texture al mix, con tappeti e tessuti vivaci che rendano l'ambiente accogliente. La 606 ha un'estetica sobria, è una presenza discreta, perfetta per esaltare qualsiasi oggetto ospiti. È anche lo sfondo ideale per un “#shelfie” da postare sui social, visto che oggi le librerie sono ben più di un sistema comodamente orizzontale per sistemare ordinatamente le proprie cose, anzi sono lo strumento che incornicia una studiata selezione degli oggetti più belli e importanti della nostra vita – nel living, in camera da letto o in bagno –, da fotografare perché il mondo applauda.

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Oltre alla 606, ci sono altri modelli considerati oggi delle icone. Come String, il sistema modulare svedese creato da Nisse Strinning nel 1949; l'835 Infinito di Franco Albini per Cassina e, meno costoso, il modello componibile SUS di Muji. A suo modo, anche la libreria Billy di Ikea. Ma forse nessuno si è divertito con le scaffalature più di Ron Arad, il designer anglo-israeliano che, nel 1993, ha sconvolto la natura tradizionalmente lineare della libreria progettando per Kartell Bookworm, che può essere sistemata a spirale o a onda e, oltre a essere un contenitore, è un'opera d'arte. «Quando ho mostrato Bookworm a Kartell, pensavano che sarebbe piaciuta, ma non che sarebbe diventata un successo commerciale», racconta Arad. «Perché non è diritta, lineare, e non è facile da montare. Invece per tanti anni è stata il loro pezzo più venduto. Ne vengono acquistati oltre mille chilometri all'anno, quasi quanto è lunga l'Italia». Da allora Arad ha creato molte librerie-scultura. La sua Mortal Coil, freestanding e a forma di spirale in acciaio temperato, che Kartell ha messo in produzione nel 1993, ha vinto nel 2018 il Best 20th Century Design al PAD London Art + Design. Al momento, invece, sta lavorando per portare sul mercato una poltrona-libreria disegnata diversi anni fa per la biblioteca di un cliente che colleziona libri d'arte.

Librerie in bellavista

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La mia libreria non sarà un capolavoro fatto su misura, ma mi ha fatto davvero piacere quando, all'inizio del lockdown, Vitsœ ha deciso di usare proprio un'immagine della nostra scaffalatura, e del modo particolare in cui l'abbiamo sistemata, per una campagna pubblicitaria. Mark Adams mi fa sapere che in questi mesi la foto è piaciuta molto (be', che altro potrebbe dire?), del resto il lockdown ha rappresentato un momento di revival proprio per l'oggetto in sé. Da quando lavorare da casa è diventata una necessità, gli home office e le librerie non sono stati solo lo sfondo delle riunioni su Zoom, ma anche di collegamenti tv sui canali nazionali e internazionali che hanno mostrato le case di politici, presentatori, giornalisti ed esperti. Adams dice che ogni volta che Claudia Winkleman (presentatrice e critico cinematografico della Bbc, ndr) o Robert Peston (giornalista e presentatore di ITV News, ndr) appaiono in televisione davanti alle loro librerie 606, riceve molti messaggi. Precisa, però, che Peston abita a casa della fidanzata, la giornalista (del Sunday Times, ndr) Charlotte Edwardes. «È lei ad avere buon gusto».

Se la situazione ha ulteriormente alimentato la passione collettiva per le librerie, molti sono affascinati anche da quel che appare in bella vista sugli scaffali. Un caso emblematico è stato quello di Michael Gove (politico e parlamentare britannico, ex giornalista, ndr), quando lo scorso maggio sua moglie, Sarah Vine, ha postato una foto del marito con la libreria di casa sullo sfondo. Tra i volumi ce n'era anche uno del negazionista dell'Olocausto David Irving, e le biografie di Mussolini e di Stalin erano accanto a quella di Margaret Thatcher. Se cercate su Google “libreria di Michael Gove” potrete divertirvi con i commenti ispirati dall'episodio. Tra i tanti: “Lo strano caso della libreria di Michael Gove”, “Sociologia della libreria Vine/Gove”, “Michael Gove e quelli che bruciano i libri” e “La guerra culturale che si nasconde dietro la libreria di Michael Gove”. «Non giudicatemi dai libri che ho nella mia libreria», ha implorato un editorialista dopo questo biblio-scandalo. Aggiungendo: «Li ho sistemati così prima di fare chiamate su Zoom». E chi di noi non direbbe così, visto che criticare gli scaffali altrui è diventato un hobby internazionale?

L'account Twitter Room Rater (@ratemyskyperoom) posta immagini degli interni delle abitazioni di celebrities e giornalisti televisivi, librerie comprese, e dà i voti da uno a dieci. La povera Meryl Streep ha preso un imbarazzante tre quando è apparsa davanti a scaffali sostanzialmente vuoti: forse, per non sembrare troppo vanitosa, aveva solo tolto tutte le statuette dei suoi Oscar. Invece, l'esilarante Bookcase Credibility (@BCredibility) – oltre 100mila follower su Twitter – si concentra sulla letteratura lasciata a vista. Il suo motto “Non è importante ciò che dici, conta la libreria che hai dietro” si può ignorare solo a proprio rischio e pericolo.

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