a tu per tu

«Metto in contatto progetti e persone per una società civile migliore»

di Pierangelo Soldavini

6' di lettura

Non ha mai avuto un buon rapporto con la scuola. Ma il suo impegno per migliorare il mondo dell’educazione Valentino Magliaro lo porterà al fianco di Barack Obama.

Sarà tra i cento civic leader chiamati dall’ex presidente Usa a trasformare il mondo. Per rappresentare un Paese che certo “non è per giovani”, la scelta della Fondazione dell’ex presidente americano e di Michelle è caduta su un 25enne, nato e vissuto a Vanzaghello, comune di 5mila abitanti al confine tra le province di Milano e Varese, che ha frequentato la scuola a Busto Arsizio e che ora, dopo mille esperienze, lavora a Parma. «Non sono mai stato un ottimo studente – racconta con un eufemismo Valentino –, ma mi sono formato molto seguendo altre strade». All’Istituto tecnico Tosi è uscito alla maturità con un misero 63, con il classico calcio nel didietro. Per di più allora era rappresentante d’istituto e fece opera di moral suasion nei confronti del preside: i due colleghi precedenti erano stati bocciati all’esame finale e se anche lui avesse fatto la stessa fine nessuno avrebbe più voluto fare il rappresentante, gli disse scherzando (ma neanche troppo).

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Ci ha riprovato con l’università, ma i risultati sono stati ancora peggiori: ha cambiato tre facoltà - Economia, Scienze politiche e Relazioni internazionali - in quattro anni, riuscendo a dare un solo esame, di diritto. «Non è un caso, ma al liceo il professore di diritto era l’unico che riuscivo a seguire perché ce lo spiegava partendo dalla realtà quotidiana, non parlando come un testo scolastico». Però è riuscito a finire con successo un corso online di sociologia dell’Università di Stanford. «Ho una bassa soglia di attenzione che mi impedisce di seguire le lezioni - spiega -, ma non ho neanche mai incontrato un professore che catturasse la mia attenzione raccontandomi la sua esperienza come essere umano, non come un marziano dietro la cattedra». Tranne il docente di diritto, di cui ricorda ancora adesso le lezioni.

La sua esperienza scolastica è stata comunque determinante per capire cosa avrebbe voluto fare da grande: dare la possibilità agli altri studenti di avere quelle opportunità che lui non aveva trovato sui banchi di scuola. Ma Valentino non ha nessuna intenzione di rubare il lavoro ai professori, la didattica non è il suo mestiere. Lui si limita a fornire opportunità: come ha scritto nella sua lettera di presentazione a Obama, «in ogni progetto educativo che realizzo l’obiettivo è insegnare ai ragazzi l’educazione civica, il rispetto delle istituzioni, le relazioni tra individui e la bellezza di essere umani». Il messaggio che porterà a Chicago, il 31 ottobre e 1° novembre prossimi alla due giorni del “Civic Leaders all around the Globe” della Obama Foundation è semplice: «Ciascuno di noi può fare qualcosa di importante: dobbiamo guardare al di fuori di noi, della scuola, della casa per incontrare persone, perché ogni esperienza che incontri può cambiare la tua vita». Candidandosi come rappresentante d’istituto aveva rubato il motto a George Bernard Shaw: se hai una mela e io ho una mela e ce la scambiamo, abbiamo sempre una mela ciascuno; ma se tu hai un’idea e io ho un’idea, e ce la scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee!

A Valentino piace molto viaggiare, «non per vedere posti nuovi, ma per incontrare persone che hanno qualcosa da raccontare». Anche a Chicago non andrà per rappresentare se stesso ma come aggregatore di esperienze positive: «Mi aspetto di incontrare persone incredibili, che mi forniscano stimoli a non finire. In Italia c’è un mondo di persone di valore che rappresentano ogni giorno eccellenze, ma c’è quasi il timore di farle emergere, di proporle come modelli». Valentino, invece, non fa fatica a mettersi in relazione: nei suoi primi 25 anni ha avuto occasione di incontrare i suoi idoli sportivi positivi, da Roberto Baggio a Carlton Myers, portandoli nelle scuole nell’ambito del suo intervento legato allo sport nelle scuole, riconosciuto dal Miur nell’ambito del programma contro la dispersione scolastica. Ma ha incontrato anche persone che il mondo cercano di migliorarlo davvero, da Ban Ki-moon a Papa Francesco fino a Tim Cook, l’altra sera a Firenze.

D’altra parte si definisce «un ragazzo che incontra persone per poter crescere a livello personale e per far crescere anche gli altri». Quando ritornerà in Italia il suo compito sarà disseminare quelle esperienze e quei modelli, nell’ambito dei tre filoni individuati da Michelle e Barack Obama come il fulcro del paradigma per migliorare il mondo: integrazione e superamento delle differenze, lotta al cambiamento climatico ed educazione. Non c’è dubbio che sarà quest’ultimo l’ambito di sviluppo per Magliaro, anche se lui non ha ancora ben chiaro cosa sarà chiamato a fare. Per il momento lo hanno contattato due ministre, Valeria Fedeli dal Miur e Marianna Madia per la Pubblica amministrazione.

A Chicago si incontreranno un centinaio di “leader civici”, proprio per scambiarsi idee e raccontarsi esperienze: «Non vi chiedo di credere nella mia capacità di creare il cambiamento, ma nella vostra», spiega Barack Obama nel video di presentazione dell’iniziativa, in cui cita esempi come il progetto di paternità responsabile per afroamericani o l’iniziativa di chi porta persone disagiate alla stessa tavola. Insomma un’occasione per creare ponti tra i «futuri leader che vogliamo far crescere».

Perché la Obama Foundation ha puntato su Magliaro? A segnalarlo all’ex presidente Usa è stato Marco Gualtieri, fondatore di Seeds&Chips, l’evento dedicato all’innovazione nell’alimentazione, che ha ospitato Obama lo scorso maggio. Gli ha raccontato cosa aveva fatto Valentino, che già nel 2013, due anni prima dell’Expo milanese, si era dato da fare per coinvolgere gli studenti attorno al tema dell’alimentazione: «ExpoScuola si limitava a mandare circolari burocratiche ai presidi delle scuole - racconta -: io ho capito che era un tema vero, che aveva implicazioni anche per gli abitanti del pianeta di domani e ho iniziato a organizzare incontri aperti sul tema. Dopo sei mesi mi ha chiamato Massimo Bottura per tenere una lezione a Reggio Emilia». Poi lo ha contattato la stessa Expo, ammirata dalla sua capacità di coinvolgere gli studenti. Ma intanto era stato intercettato dalla Ferrero, per organizzare gli eventi in occasione di Expo in un momento di particolare difficoltà di comunicazione legato all’olio di palma.

Ma Valentino ha fatto un po’ di tutto. Dall’estetista addetto alla ricostruzione di unghie per sbarcare il lunario subito dopo il diploma alla carriera militare in Aeronautica con la “mini-naia”. Intanto ha coltivato la sua passione per il basket che lo ha portato da giocatore a sei anni ad allenatore e poi arbitro, su su fino a diventare presidente della Aurora Vanzaghello. Ma la scuola non l’ha mai dimenticata. Da esterno, a 19 anni, ha siglato una convenzione con il Tosi per tenere aperto l’istituto fino alle 22: fino alle 19 si tenevano ripetizioni per gli studenti pagati con voucher, poi ci si dedicava alle attività sportive. «Nonostante tutto credo che, una volta usciti, alla scuola si debba ridare almeno l’un per cento di quello che ti ha fornito in termini di occasioni di crescita».

Poi ha scoperto le tecniche di public speaking diventando ambassador per TedXYouth e guest speaker per Skype in the classroom, il programma di Microsoft per le scuole. E negli ultimi due anni alla transfer leadership per la Fondazione Homo ex machina, ancora una volta per offrire ai più giovani la possibilità di incontrare persone con storie da raccontare, esperienze che avrebbero potuto ispirare la loro vita.

Adesso lavora da qualche mese a Parma, alla Spaggiari, nota nel mondo scuola come leader nei registri elettronici: «Il mio compito è innovare trasformando quei registri pieni di voti in esperienze reali di vita, in incontri, in persone». Quando lo incontro ha appena visto un professore di Stanford e mostra i suoi appunti, un triangolo rovesciato pieno di scarabocchi, disegnato sul più classico dei tovaglioli da bar: lì c’è sintetizzato il meccanismo a fasce per “scalare” il suo progetto di comunicazione in modo da raggiungere un milione e mezzo di studenti.

Non è semplice stabilire cosa faccia esattamente Valentino. Ma incontrandolo comunica direttamente quella gran voglia di fare che sta cercando di portare nella scuola. E di non accontentarsi mai, alzando sempre più l’asticella. «Sai qual è il mio sogno? - chiede con un sorriso che lascia intuire un progetto reale -. Non ridere... Diventare presidente del Consiglio! Non per fame di potere, ma per finalizzare il lavoro di cui sto mettendo le basi al servizio della società civile, per metterlo a sistema in futuro». Da anni è consigliere comunale per una lista civica nella sua Vanzaghello. La base di partenza rimane comunque la scuola: «Sono ben consapevole che ero io a non essere adatto al sistema, ma la scuola ha un ruolo decisivo per darti un metodo per mettere a terra le idee». Anche le più bizzarre.

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