dettagli

«Mi autosospendo», la nuova ipocrisia italiana

Dopo lo scandalo Csm, Palamara si autosospende dalle sue funzioni seguito da altri magistrati. L’istituto dell’autosospensione giuridicamente non esiste. Eppure conta più di un illustre precedente

di Guido Gentili


default onloading pic

2' di lettura

«Mi autosospendo». Quasi fosse una formula magica, insieme perentoria e decisiva, l’autosospensione dilaga. La magistratura di Perugia alza il velo sul caso Palamara, sostituto procuratore a Roma ed ex presidente dell’Anm, la più rappresentativa delle correnti dei magistrati? Ecco che Palamara subito si autosospende dalle funzioni, seguito a ruota da una pattuglia di altri magistrati membri del Consiglio superiore della magistratura coinvolti nelle grandi e piccole manovre per disegnare la nuova mappa giudiziaria del Paese.

I magistrati per primi dovrebbero sapere che l’istituto dell’autosospensione, giuridicamente, non esiste. Eppure, annunciano la scelta. Del resto c’è anche un precedente illustre: nel 2006, ai tempi del Governo dell’Ulivo guidato da Romano Prodi, fu l’ex magistrato di Mani Pulite, il ministro Antonio Di Pietro, a proporsi per l’autosospensione in occasione di un dibattito parlamentare sull’indulto. Intervenne allora il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiarire che la cosa non aveva significato.

Dieci anni dopo, a fine 2016, è stato il sindaco di Milano Sala, per un’indagine relativa agli atti per l’Expo, a dichiarare l’autosospensione. E poi, per venire a questa stagione, è il turno di Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture, che annuncia l’autosospensione (ma è costretto poi quasi subito alle dimissioni). Segue Luca Lotti, ex sottosegretario e ministro dei governi Renzi e Gentiloni, chiamato in causa anche lui dell’affaire Palamara. Infine, (ma qui non c’è alcuna indagine da cui difendersi, è solo una questione mediatica) ecco due giornalisti: Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi si autosospendono dall’Ordine dei giornalisti in polemica (a proposito dello scrittore Camilleri e del commissario Montalbano) con il direttore di Libero, Vittorio Feltri.

Insomma, quest’anno l’autosospensione va forte. Non c’è ma viene proposta dall’interessato di turno come se ci fosse stata una sospensione dall’incarico o dalle funzioni e dallo stipendio. Una scelta più che altro verbale, in molti casi difensiva sul piano dell’etica personale, un farsi da parte subito, ma solo con le parole, nel segno della trasparenza e dell’onestà nei comportamenti. Per attutire i fulmini della tempesta in arrivo. La politica, poi, ci mette del suo. «L’autosospensione di Lotti non è una fuga ma un gesto di responsabilità, dentro il Pd è un diritto a potersi difendere senza che questo coinvolga il partito, è un risultato che abbiamo raggiunto», ha detto il leader del partito Zingaretti. Non si capisce da cosa si sia autosospeso (dalle riunioni di partito?) il parlamentare Lotti, ma fa niente.

Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex parlamentare Pd ha definito la posizione di Zingaretti «scelta incomprensibile e poco seria». Ma Carofiglio che è un ex magistrato, è forse uno dei pochi che ricorda che l’autosospensione non esiste.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...