Mercato dell'arte

Miart 2017: nel moderno si torna al figurativo mentre nel contemporaneo si punta all'internazionalità

di Silvia Anna Barrilà, Gabriele Biglia e Sara Dolfi Agostini

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7' di lettura

Si è tenuta a Milano la 22ª edizione di Miart (31 marzo-2 aprile), la fiera per l'arte moderna e contemporanea diretta quest'anno per la prima volta da Alessandro Rabottini, dopo il passaggio di Vincenzo De Bellis al Walker Art Center di Minneapolis.

Hanno partecipato 162 gallerie, una ventina in più dell'anno scorso. I visitatori sono stati oltre 45.000. Già dopo l'anteprima riservata ai collezionisti le gallerie si sono dette soddisfatte delle vendite. Alcune hanno scelto la formula del solo show, come Alfonso Artiaco con Ann Veronica Janssens, Gio Marconi con Dasha Shishkin e Massimo De Carlo con opere del collettivo austriaco Gelitin (prezzi 12.000-40.000 euro).

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L'aspetto internazionale. Il nuovo direttore, già vice di De Bellis, ha confermato la linea del predecessore con cui aveva collaborato a stretto contatto e condiviso il nuovo corso della fiera. Nuovo corso che ha innalzato il livello qualitativo e ispirato fiducia anche a tante gallerie straniere che hanno partecipato quest'anno in misura ancora maggiore rispetto all'anno scorso. Nel 2016, infatti, sono state 56 sul totale di 143, il 39%; quest'anno 71 su 162, il 44%. Ma è molto alto il ricambio: 30 non sono tornate dall'anno scorso, mentre quelle nuove che hanno testato la fiera per la prima volta sono state 45.

Per la maggior parte di queste l'occasione è stata offerta dalle sezioni curate, Generations e Decades. È qui che si trovano tante new entry come ChertLüdde di Berlino, A Gentil Carioca di Rio de Janeiro, Zeno X Gallery di Anversa, Galerie Jocelyn Wolff di Parigi, Stuart Shave Modern Art, The approach e Hollybush Gardens di Londra. Tra quelle che hanno partecipato alla main section c'era un nome importante come Gladstone Gallery. «Rappresentiamo diversi artisti italiani: Mario e Marisa Merz, Boetti e Rotella, ora in mostra a New York» riferisce il direttore Simone Battisti, lui stesso italiano. «Per noi è stata un'occasione per riallacciare tanti rapporti». In stand, un mix di artisti della galleria tra cui Miroslaw Balka, ora all'Hangar Bicocca e Wangechi Mutu, nella mostra sull'arte africana ai Frigoriferi Milanesi. I prezzi non sono stati rivelati ma si tratta di una galleria che opera nella fascia alta del mercato.

Sempre da New York è arrivata a Milano per la prima volta Marianne Boesky. «Siamo qui perché siamo stati invitati a una delle sezioni curate» spiega Serra Pradhan, partner della galleria, «ma poi abbiamo optato per la sezione principale. La risposta del pubblico è stata molto positiva, soprattutto, in termini di contatti». La galleria mostrava Pier Paolo Calzolari in dialogo con Jay Heikes, americano, classe 1975, ispirato dall'artista italiano. Il price range era molto ampio, da 15.000 euro a più di un milione.

Dalla Francia, invece, Nathalie Obadia. «Partecipiamo già ad alcune fiere ”regionali” come Art Genève, Arco e Art Brussels» dice la direttrice Constance Dumas, «abbiamo deciso di aggiungere anche questa perché vogliamo estendere i nostri contatti nei vari paesi europei». In stand sia artisti giovani che affermati con prezzi tra 4.300 a 120.000 euro (Iva inclusa). Tra questi Laure Prouvost, in mostra all'Hangar Bicocca, di cui sono state vendute delle opere, così come del brasiliano Rodrigo Matheus.

Presente per la prima volta anche Gregor Podnar di Berlino. «Partecipiamo già ad Artissima» ha spiegato Maria Betegon della galleria, «e l'Italia è per noi un mercato importantissimo se non il più importante». La galleria ha portato diversi artisti amati dai collezionisti italiani come Ariel Schlesinger e Irma Blank, Tobias Putrih e diversi artisti dell'ex-blocco sovietico, da poco esposti ai Frigoriferi Milanesi, come Goran Trbuljak, Mangelos, Tomislav Gotovac e Julije Knifer. C'era anche il giovane russo Vadim Fishkin che rivedremo alla Biennale di Venezia. «Siamo soddisfatti delle vendite» ha dichiarato la gallerista. «Per esempio abbiamo venduto opere di Irma Blank, Mangelos, Fishkin e Marcius Galan». I prezzi andavano da circa 5.500 euro a più di 190.000 Iva esclusa per un raro olio di Knifer.

Il moderno. La sezione di Miart dedicata all'arte moderna quest'anno ha visto il ritorno dei maestri figurativi italiani della prima metà del '900. Un tentativo da parte di alcune gallerie di riportare l'attenzione su artisti che dal 2006 hanno registrato un crollo della domanda. Ettore Guastalla ha messo accanto uno all'altro due grandi scultori italiani che negli anni Venti hanno realizzato i loro lavori più importanti: Adolfo Wildt, a cui il Musée d'Orsay ha dedicato nel 2015 un'importante mostra, e Arturo Martini. «Abbiamo voluto spostarci dai maestri del secondo dopoguerra come Lucio Fontana, Enrico Castellani che si trovano abbondantemente in fiera, e offrire una selezione di opere di artisti trascurati dal mercato, come Wildt presente con bronzi e raffinate chine e disegni su pergamena che appartengono alla collezione Guastalla fin dalla loro realizzazione, per mandare un segnale importante: il panorama dell'arte italiana del Novecento è molto più vasto di quanto è stato offerto negli ultimi anni dal mercato». Molte le tele di Giorgio de Chirico esposte negli stand anche stranieri, in previsione della celebrazione per i 130 anni dalla nascita del pittore, nato in Grecia nel 1888. La galleria londinese Nahmad Project di Joseph Nahmad in collaborazione con Tommaso Calabro ha esposto diverse opere del maestro accanto a dipinti di Max Ernst. Tra gli stand che hanno scelto di presentare invece un'esposizione monografica spicca lo Studio Gariboldi che ha esposto tavole ad olio di Antonio Calderara realizzate tra il 1960 e il 1975. «Calderara è stato un raffinato maestro dell'astrazione geometrica, molto apprezzato all'estero, le cui opere su tavola di piccolo formato valutate tra i 10mila e i 15mila euro fino a pochi anni fa, sono ora quotate intorno ai 50mila euro» ha spiegato Gariboldi. Matteo Lampertico ha dedicato uno spazio interamente a Tancredi Parmeggiani verso il quale sta crescendo l'interesse dei collezionisti anche per i lavori tardi degli anni Sessanta, indubbio effetto della recente retrospettiva curata da Luca Massimo Barbero al Guggenheim di Venezia. Tra le tele esposte, un capolavoro a tempera e collage su tela del ciclo Diari paesani (1961), appena rientrato dal Guggenheim e originariamente proveniente dalla Collezione Beatrice Monti della Corte. Lampertico si è dichiarato soddisfatto di questa 22ª edizione: «L'incremento delle gallerie internazionali, alcune di grande prestigio, è un segnale positivo per la fiera. La sfida delle Art fair italiane è ambire ad avere un respiro internazionale, attirando non solo espositori stranieri ma soprattutto collezionisti dall'estero, portando una città come Milano, ad esempio, ad essere una piazza importante e alternativa per il mercato dell'arte rispetto Londra o Basilea». Particolare interesse da parte dei collezionisti non solo per la pittura ma anche per la ceramica contemporanea: la galleria milanese di Giulio Tega ha venduto per 23mila euro una splendida ceramica policroma intitolata Compleanno (2015), già esposta al Macro di Roma, realizzata da Bertozzi & Casoni, società fondata a Imola nel 1980, che lavora con la più ampia serie di tecniche e materiali ceramici di derivazione industriale. Tra le gallerie che per tradizione si dedicano ai classici del '900 va citata anche la Galleria d'Arte Maggiore che ha offerto un quadro del 1928, I Gladiatori, proveniente dalla collezione Léonce Rosemberg per 2 milioni di euro, mentre nei primi giorni di apertura ha venduto una grande tela di Renato Guttuso, Comizio di quartiere (1975), oltre ad una Natura morta (1948) di Giorgio Morandi, tra i pochi artisti figurativi italiani ad avere un mercato internazionale, valutata più di 1 milione di euro. La Galleria de' Foscherari di Bologna ha puntato su maestri dell'Arte povera come Claudio Piacentini, Gilberto Zorio e Claudio Parmiggiani le cui stime di mercato sono in ascesa, anche grazie alla commissione da parte dell'Accademia di Francia a Roma nel 2015 per la realizzazione un'opera per il soffitto della stanza degli amori a Villa Medici. Untitled (2009), una natura morta di “oggetti assenti” realizzata su tavola attraverso l'uso di polvere, cenere, fuliggine e fumo, estraendo dall'ombra la luce, è stimata 70mila euro, in linea con il prezzo di aggiudicazione per un lavoro della stessa serie battuto per 80mila euro con i diritti a novembre da Sotheby's, da una valutazione di partenza di 50-70mila.

Opere dal Miart 2017

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Nuove tendenze. La sezione Emergent dedicata a gallerie con meno di cinque anni di attività e focus sui giovani era più debole quest'anno. Facevano eccezione le sculture all'incrocio con il design di Janina McQuoid e i quadri naif di Pedro Caetano a 1.800-5.000 euro da BFA di San Paolo, che ha aperto una project room a Milano proprio in questi giorni, e lo stand di PACT Parigi, vincitore del premio BeArt da 4mila euro per i dipinti processuali di Manuel Scano Larrazabal e le sculture ispirate da archeologia e fantascienza di Amy Brener, a 8-16mila euro. Ma le nuove proposte, come negli anni passati, si trovavano anche in altre sezioni: Seventeen di Londra, ad esempio, ha venduto opere scultoree di Karin Lehmann da 3mila euro in su ispirate da materiali organici presenti sulla Terra e su Marte. Anche Antoine Levi di Parigi, alla prima partecipazione nella sezione centrale, ha chiuso in positivo con un dialogo a due di forme e linguaggi tra Olve Sande e Ola Vasiljeva (che vedremo anche a Liste a Basilea), prezzi da 4-8mila euro. E Spazio A di Pistoia – accanto all'opera partecipativa acquistata da Fondazione Fiera – ha colto l'occasione per presentare al mercato il lavoro di due artiste giovanissime, Ode de Kort e Nona Inescu, da 2.500 euro.

Gli acquisti della Fondazione Fiera. Per il Fondo di Acquisizione “Giampiero Cantoni” di Fondazione Fiera Milano sono stati messi a disposizione 100.000 euro per comprare le opere di otto artisti, di cui ben cinque sono donne. Le scelte includono artisti di fama come John Stezaker da The Approach di Londra; Gregor Schneider, Leone d'oro alla Biennale di Venezia del 2001 per il Padiglione Tedesco e portato in fiera da Guido Costa Projects di Torino; Andrea Büttner, presto in mostra al Kunstmuseum di St Gallen e rappresentata da HOLLYBUSH GARDENS di Londra; Goshka Macuga, vista al New Museum di New York e alla Fondazione Prada solo nel 2016, e da Andrew Kreps di New York; Monica Bonvicini, da Raffaella Cortese di Milano e attualmente in mostra anche nei tre spazi della galleria. Le altre opere acquisite sono di tre artisti più giovani che hanno già avuto una certa attenzione dal mercato: Annabella Papp da STUART SHAVE/MODERN ART di Londra, Chiara Camoni da Spazio A di Pistoia e Salvatore Arancio da Federica Schiavo di Roma, presto anche alla Biennale di Venezia. La selezione è frutto del lavoro congiunto di una giuria internazionale composta dal presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Gorno Tempini affiancato da Martin Clark, direttore della Kunsthalle di Bergen, Nicholas Cullinan, direttore della National Portrait Gallery di Londra, e Letizia Ragaglia, direttore di Museion a Bolzano.

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