musica

Michele Mariotti alla prova di “Ernani”

Al Festival Verdi di Parma il 25 e 27 settembre. Nel cast con Vladimir Stoyanov, Roberto Tagliavini, Eleonora Buratto, Carlotta Vichi, Paolo Antognetti, Federico Benetti

di Grazia Lissi

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Al Festival Verdi di Parma il 25 e 27 settembre. Nel cast con Vladimir Stoyanov, Roberto Tagliavini, Eleonora Buratto, Carlotta Vichi, Paolo Antognetti, Federico Benetti


3' di lettura

La leggenda racconta che il corno di “Ernani” squilla solo per annunciare catastrofi, fin dal 1830 quando il dramma di Victor Hugo andò in scena. Questo non impressionò il giovane Giuseppe Verdi che dopo aver composto “Nabucco” cercava proprio una storia potente, efficace, fra passioni e furori. “Ernani” di Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave debuttò nel 1844 alla Fenice e, nonostante il suono del corno inquietasse i veneziani, fu un successo.

Il Maestro Michele Mariotti al Festival Verdi di Parma dirige per la prima volta “Ernani” il 25 e 27 settembre, per la situazione sanitaria l'opera è in forma di concerto. Ottimo il cast con Vladimir Stoyanov, Roberto Tagliavini, Eleonora Buratto, Carlotta Vichi, Paolo Antognetti, Federico Benetti.

Letture complesse e inattese

Fra i maggiori direttori d'orchestra della sua generazione, Mariotti è capace di letture complesse e inattese, poi sarà alla Staatsoper di Monaco per dirigere “Falstaff”. Con ironia il Maestro commenta «Non temo la leggenda, Ernani è un'opera meravigliosa che finalmente debutto».

Maestro, ha iniziato il suo percorso verdiano anni fa.

«Mi mancano ancora pochissimi titoli e li ho diretti tutti. In Giuseppe Verdi c'è una costante maturazione dall'inizio alla fine, questo non accade in Rossini che non ha mai cambiato modo di scrivere fra il buffo e il serio. Ogni opera verdiana ha un ruolo necessario, una posizione indispensabile. Ernani si colloca nella mia riscoperta e ristudio del primo Verdi di cui si coglie una matrice belcantista, si avverte soprattutto nei concertati. L'autore scolpisce i personaggi, ha grande cura dei particolari, dei recitati, delle pause e dei colori».

Ernani sarà rappresentato in forma di concerto. Come sta affrontando le prove?

«Benissimo, ho sempre collaborato con i registi, non ho mai avuto problemi. In questo caso la scelta è necessaria, tutti noi siamo felici e ringraziamo per avere la possibilità di andare in scena».

Quanto è importante nella direzione di un'opera conoscere la lingua in cui è stata scritta?

«Fondamentale, com'è del resto importante eseguirla nella lingua originale per cui il compositore ha creato la melodia. Sto studiando “Falstaff” è così giocato sul modo di pronunciare le parole, ogni italiano sa che “oibò” ha tante sfumature può far ridere o no. Come spiegarlo a uno straniero se non conosce la nostra lingua?»

Quale opera consiglierebbe a un bambino per avvicinarlo alla lirica?

«Non posso rispondere, non sono quel bimbo. La sensibilità di ognuno è diversa, anche nei più piccoli. A sette anni ho assistito, per la prima volta, a una prova di “Otello” di Gioacchino Rossini a Pesaro, la mia città, e sono rimasto folgorato: il tenore cantava un'aria in cui mi sono immediatamente ritrovato, ascoltavo e lui parlava di me, della mia vita. Tutti dovrebbero avere la possibilità di conoscere e ascoltare ogni tipo di musica per poter poi scegliere; non credo che la classica sia superiore ad altri generi, l'unica differenza è fra musica bella e musica brutta».

Dopo il lockdown, come sarà, secondo lei, il futuro della musica italiana?

«Incerto, finché saremo considerati solo intrattenitori. Noi, oggi, meritiamo quello che la gente non ci sta dando perché non conosce la nostra realtà, le nostre dinamiche, nessuno sa cosa succede all'interno di un teatro. Fra gli stessi politici c'è una totale incompetenza: la nostra funzione è sociale, educativa, i compositori conoscevano il mondo, nelle loro opere inserivano un pensiero, una critica, un'analisi di ciò che percepivano. Il teatro, la musica sono identificativi di una società come lo sono le scuole e gli ospedali; finché i governanti non lo capiranno saremo sempre sull'orlo della chiusura e con noi elettricisti, tecnici, impiegati, ballerini e comparse. E' terribile che questo accada nel Paese dove è nata l'opera, in cui si continua, nonostante tutto, a produrre cultura».


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