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Micro debiti, per battere le insidie serve un’educazione finanziaria

La familiarità di Millennials e Generazione Z con i prodotti digitali potrebbe infatti minacciare la solidità patrimoniale di giovani e giovanissimi

di Margherita Ceci

(Diego Cervo - stock.adobe.com)

2' di lettura

Sono i risparmiatori di domani, ma il rischio è che al domani arrivino senza risparmi. La familiarità di Millennials e Generazione Z con i prodotti digitali, unita alla spinta al consumo e a una scarsa educazione finanziaria, potrebbe infatti minacciare la solidità patrimoniale – peraltro già limitata – di giovani e giovanissimi. E i numeri in crescita dell’utilizzo dei sistemi di pagamento Buy now pay later (Bnpl) tra gli under 35 (si veda l’articolo sopra) non rassicurano.

«Il fatto che questi sistemi siano gratuiti e permettano di pagare a rate senza degli interessi, fa sì che il pagamento non venga percepito per quello che realmente è: una forma nuova di indebitamento», spiega Antonella Sciarrone Alibrandi, docente di Diritto dell’economia e direttrice dell’Osservatorio sul debito privato dell’Università Cattolica. «Nel nostro Paese il grado medio di conoscenza economico finanziaria è molto basso, e la tendenza è quella di pensare che ci sia un prestito se ci sono degli interessi da pagare. E quindi, dove gli interessi non ci sono in fondo non c’è prestito e non c’è rischio. E invece il rischio c’è: è legato al non essere in grado di valutare bene quanto debito si sta assumendo, con l’eventualità di non riuscire a pagarlo regolarmente alle scadenze e quindi di incorrere in penali, che possono essere anche molto elevate».

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Nonostante queste formule vengano usate per lo più per acquisti di importi contenuti, la somma di tanti piccoli debiti, se non controllata, può «creare dei problemi rispetto alla solidità patrimoniale, alla liquidità, quando non proprio all’insolvenza». Sono, insomma, controllo e consapevolezza a fare la differenza, ma proprio di queste il nostro Paese sembra essere carente. «Guardando il rapporto Edufin del 2022 sull’educazione finanziaria – spiega la docente – si vede come nell’anno in corso sempre più italiani abbiano speso più di quello che era il loro reddito disponibile. Il che vuol dire che o hanno eroso il risparmio, o hanno speso indebitandosi. E se si considera che i giovani mediamente non hanno messo da parte niente, dal momento che la loro propensione al risparmio è molto bassa, essendo gli stipendi in Italia molto bassi ed essendoci di conseguenza poca possibilità di risparmio, appare evidentemente che il rischio dell’indebitamento sia crescente».

Non è il caso di fare scenari catastrofici, ma di sfruttare l’occasione per un cambiamento culturale che punti all’educazione finanziaria e al risparmio. «Dobbiamo affrontare cambiamenti di paradigma come la digitalizzazione, che non si ferma e anzi procede a passi velocissimi, senza criminalizzare i comportamenti, ma attrezzandosi per non aggravare la situazione. Serve un’educazione finanziaria che non voglia dire soltanto imparare la differenza tra interessi semplici e interessi composti, ma essere consapevoli delle proprie entrate, delle proprie uscite, della sostenibilità dei debiti che si assumono prospetticamente, e della necessità di risparmiare. È un cosa su cui bisogna investire tantissimo».

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