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Microfotovoltaico, un pannello con la spina che alimenta il frigo e la tv

di Maria Chiara Voci


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I pannelli fotovoltaici si possono connettere direttamente all’impianto di casa tramite una normale presa

3' di lettura

Un impianto fotovoltaico di taglia “mini”, con una potenza ridotta e per questo adatto all’alimentazione di elettrodomestici o di altri piccoli impianti di casa, facile da installare perché scambia energia attraverso la connessione diretta a una semplice presa di corrente.

Si chiama fotovoltaico “plug-in” o “plug & play” ed è una tecnologia già diffusa all’estero: è impiegata nel Paesi Bassi e in Svizzera con oltre 200mila sistemi installati per ciascuna nazione. A proporla in Italia è la One Way di Faenza, che ha lavorato sull’implementazione di un sistema “facile” per la micro generazione domestica. All’estero (con sistemi che differiscono per gli apparecchi impiegati, ma non nella sostanza) sono diversi player, fra cui multinazionali come l’olandese Soladin.

Rispetto a un fotovoltaico tradizionale, il microfotovoltaico ha una taglia notevolmente ridotta. Consente, infatti, la produzione di un massimo di 350kWh/annui (contro i 3mila kWh/annui installati in un comune contatore a servizio di un’unità immobiliare).
In particolare, il sistema One Way - che ha vinto il premio Legambiente Buone Pratiche – prevede un pannello di circa 25 chili di peso e una superficie di 1,50 metri quadrati per una produzione di 250kWh/annui (latitudine Roma) e viene proposto al costo di circa 500 euro.

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Sotto l’aspetto strutturale, assomiglia a un sistema tradizionale. Il pannello è unico (un impianto fotovoltaico può averne anche una decina), viene in genere posizionato su un tetto (ma può anche essere inserito in facciata o su un balcone, a patto che non ci siano incompatibilità sotto l’aspetto del decoro urbano), contiene all’interno un inverter per la trasformazione dell’energia, ha un apparato di protezione e un dispositivo di interfaccia e un cavo elettrico con “spina schuko”.

La principale differenza (oltre alle dimensioni) è che lo scambio con la rete avviene attraverso una presa monofase da 220 volt, senza necessità di lavori di modifica al sistema elettrico o alla sua estensione, purché esista una presa dedicata. «Il sistema è totalmente sicuro, anche se per installarlo è sempre bene la supervisione di un elettricista - spiega Massimo Berti, titolare di One Way -. Il grande vantaggio di poter essere impiegato in contesti in genere esclusi dal fotovoltaico. Penso agli immobili nei centri storici, vincolati. Oppure alle singole unità di un condominio. Per una questione di contabilizzazione dell’energia è meglio avere un contatore bidirezionale».

Obiettivo è l’autoconsumo. Tuttavia, secondo le disposizioni di legge e come per il fotovoltaico tradizionale, il surplus dell’energia prodotta viene immessa nella rete (anche se il sistema può sempre essere associato a un dispositivo di accumulo): in genere, però l’80-90% viene però impiegato in modo immediato. Facendo alcune simulazioni: un frigorifero da 243 litri ad alta efficienza consuma circa 150 kWh/annui. Il suo fabbisogno può essere totalmente coperto, associato magari a quello di un televisore 55 pollici (siamo intorno ai 120 kWh/annui) o di una macchinetta del caffè (intorno ai 50).

«Alla fine - conclude Berti - il risparmio che si ottiene è di 50/80 euro l’anno». Tenendo conto che il microfotovoltaico può essere portato in detrazione al 50% (anche senza lavori di muratura) parliamo di un rientro della spesa in cinque anni. Ogni unità immobiliare può, inoltre, contenere più di un impianto a spina: e su questo si gioca la reale convenienza.

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