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Microsoft punta alla neutralità climatica retroattiva

Nuovo target: eliminare l’equivalente di tutte le emissioni prodotte fin dalla fondazione dell’azienda. E per l’ultimo rapporto McKinsey il fattore-clima cambierà il mondo della finanza

di Stefano Carrer


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Satya Nadella,amministratore delegato di Microsoft, annuncia il nuovo obiettivo sul clima (Reuters)

4' di lettura

Tante novità dal mondo delle aziende, della finanza e degli uffici studi, nel segno di una maggiore consapevolezza dell’emergenza climatica e delle sue conseguenze: vari Ceo diventano più “responsabili”, tra segnali sempre più allarmanti.

Poco prima di arrivare al World Economic Forum di Davos, Satya Nadella rafforza le sue credenziali “verdi” con un annuncio pionieristico per una grande multinazionale. L'amministratore delegato di Microsoft ha annunciato dal quartier generale di Redmond che l'obiettivo della società sarà non solo quello di ridurre a zero le sue missioni nocive nell'atmosfera entro il 2030, ma di rimuovere entro il 2050 l'equivalente di tutte le emissioni generate fin dalla fondazione del gruppo nell’ormai lontano 1975: da quelle dirette (come l'utilizzo di veicoli) a quelle indirette (elettricità compresa.

Un obiettivo più radicale Questo secondo e più radicale target rappresenta più che altro una speranza. Ma certo l'introduzione di un concetto-scopo di una neutralità climatica assoluta va oltre quanto finora messo in cantiere dalle grandi corporation americane. La principale società di software del mondo calcola di rilasciare quest'anno 16 milioni di tonnellate metriche di Co2. Entro dieci anni intende più che dimezzare le sue emissioni, comprendendo anche la sua «supply chain».

Nei prossimi 4 anni investirà un miliardo di dollari attraverso un Fondo di Innovazione Climatica che accelererà lo sviluppo di tecnologie per la cattura e rimozione del carbonio. Peraltro la dirigenza di Microsoft era da tempo sotto accusa da parte di attivisti che lavorano nel settore hi-tech, compresi non pochi dipendenti – per via delle forniture tecnologiche al settore Oil & Gas e le relative partnership con colossi dell'industria estrattiva.

Parlando di possibili effetti devastanti dei cambiamenti climatici, Nadella si pone in linea con gli avvertimenti provenienti da una raffica di studi e rapporti che stanno uscendo in anticipazione del Wef, accompagnati da prese di posizioni di alcuni dirigenti aziendali che evidenziano una maggiore consapevolezza del problema .

McKinsey: il fattore-clima cambia la finanza Da ultimo, un report del McKinsey Global Institute (“Climate risk and response: Physical hazards and socioeconomical impact” ) sottolinea che gli stessi mercati finanziari potrebbero andare incontro a gravi scossoni se i rischi legati ai cambiamento climatici non dovessero essere affrontati con molta maggiore decisione: se finora i mercati avevano dato per scontato un contesto climatico relativamente stabile, siamo arrivati al punto in cui i rischi possono impennarsi, ponendo n dubbio la capacità del sistema di farvi fronte e rendendo molto più vulnerabile il settore assicurativo.

Entro il 2030, tutti i 105 Paesi presi in considerazione nel report McKinsey appaiono destinati a soffrire per i cambiamenti fisici dell'ambiente, con ricadute dirette su persone, risorse materiali e naturali, valore di asset. Conclusione: il prossimo decennio sarà cruciale e le principali decisioni aziendali e politiche dovranno essere esaminate tenendo in considerazione il cambiamento climatico.

Si muove anche l’asset management Nei giorni scorsi era stato il Ceo di BlackRock, Larry Fink, a pronosticare – nella lettera annuale ai clienti - che il fattore cambiamenti climatici porterà a una rilevante modifica del valore di molti asset, trasformando il settore della finanza. Fink ha minacciato che BlackRock potrebbe votare contro i Cda di aziende che dovessero prendere poco sul serio un problema ormai epocale.

Persino i rating sovrani a rischio climatico. Anche l’agenzia di rating Moody's ha fatto notiza, con un report che sottolinea come l'innalzamento del livello del mare sia entrato nell'analisi sulle prospettive di lungo termine dei rating sovrani: l'acqua alta, insomma, minaccia non solo beni e attività rivierasche, ma le stesse valutazioni sull'affidabilità del debito di vari Paesi.

Variazione nei rischi globali. Il Global Risks Report 2020 - pubblicato dal Wef ed elaborato in collaborazione con i colossi delle assicurazioni e del brokeraggio Zurich e Marsh – ha indicato che per la prima volta gli esperti e leader interpellati hanno indicato tra i 5 principali rischi a lungo termine fattori tutti legati al clima.

Più fragile gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).  La pubblicazione annuale delle Nazioni Unite sullo stato dell'economia globale attraverso le lenti dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (World Economic Situation and Prospects
) ha sottolineato tra l'altro che l'urgenza di una transizione energetica verso un mix di fonti meno inquinanti continua a essere sottostimata, con conseguenze potenzialmente molto gravi anche per lo sviluppo sostenibile in molti Paesi. Il rapporto Onu vede come possibile una crescita globale del 2,5% per quest'anno, in leggera ripresa rispetto al 2,3% del 2019 che rappresento il minimo dell'ultimo decennio. Ma delinea anche uno scenario downside, con una espansione del Pil globale limitata al'1,8 per cento.

«Cambiare priorità nelle tecnologie» Le nuove tecnologie potranno giocare un ruolo cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, come evidenzia un report elaborato in collaborazione con PwC (Unlocking Tecnology fot the Global Goals) in vista del Wef . Ma solo se meglio indirizzate, verso priorità diverse.

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