Industria-Finanza

Mido specchio di un settore leader: export al 90%

di G.Cr.


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2' di lettura

La rivoluzione digitale ha avuto un impatto anche sulle fiere. O, più semplicemente, gli anni che passano e il mondo accelerato dalla globalizzazione, impongono ripensamenti dei format e costante innovazione. Ne sanno qualcosa a Basilea e Ginevra: le due grandi fiere dell’orologeria dal 2020 cambieranno date per venirsi incontro reciprocamente, anziché farsi concorrenza. Novità persino per un format vincente come la fiera del mobile di Milano, che da quest’anno modifica le regole per il Fuori Salone, introducendo eventi a pagamento.

Mido, la grande fiera dell’occhialeria che si apre oggi a Milano, quest’anno compie 49 anni e a rinnovarsi profondamente ha già iniziato da parecchie edizioni, come ricorda il presidente Giovanni Vitaloni. «La fiera si apre in un clima positivo per il settore, nonostante la congiuntura e le incognite internazionali – spiega Vitaloni –. Gli espositori hanno raggiunto il record di 1.323, 110 dei quali al debutto, distribuiti su 52mila metri».

Si rafforza la collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico e con Ice, che ha organizzato l’arrivo di 150 top buyer e giornalisti internazionali. Anche se a guardar bene il settore non ha quasi bisogno di spinte all’internazionalizzazione: l’export supera da anni il 90% e le aziende italiane sono leader nel mondo nel medio e alto di gamma. «È vero, possiamo vantare dei record sui mercati stranieri, ma l’internazionalizzaizone non è mai troppa – sottolinea Vitaloni –. Guardiano al futuro da ogni angolazione e quest’anno abbiamo potenziato lo spazio Lab Academy, laboratorio delle avanguardie, dove espongono aziende che creano prodotti innovativi e applicano formule originali di business, con un’attenzione particolare alla distribuzione e alla comunicazione digitale».

Nel 2018 la produzione italiana di occhialeria è cresciuta dell’1,6% a 3,865 miliardi di euro, con un export di 3,738 miliardi; l’occupazione è aumentata del 2,3%, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale e di molti altri settori manifatturiere: a fine 2018 le 876 aziende della filiera davano lavoro a 17.673 persone. Il primo mercato si confermano gli Stati Uniti (26% del fatturato) e l’Italia, con il 21%, è seconda solo alla Cina per quota di mercato globale degli occhiali.

Tornando a Mido, unici al mondo sono i concorsi Bestore Design e Bestore Innovation, aperti a negozi di ottica di tutto il mondo. «Quest’anno sono arrivate candidature da 35 Paesi – spiega Giovanni Vitaloni –. Bestore Design si rivolge ai negozi che si distinguono per il modo in cui lay-out, design e arredi contribuiscono a creare una shopping experience unica. Bestore Innovation premia invece il negozio per la relazione con i clienti, l’interazione con i fornitori e la comunicazione». L’Italia si distingue nel mondo anche per il tipo di distribuzione: le grandi catene sono molto cresciute, ma gli ottici indipendenti, come i multimarca nell’abbigliamento, sono una ricchezza. Chi è riuscito a innovare, non solo è sopravvissuto, ma è oggi meglio attrezzato a offrire ai clienti la consulenza e i prodotti non omologati che, in particolare i Millennials, cercano. Anzi, pretendono.

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