cinema

«Midsommar», incubo in un giorno di mezza estate

Nelle sale esce il nuovo film di Ari Aster, regista che circa un anno fa si era fatto conoscere con il suo esordio «Hereditary»

di Andrea Chimento


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2' di lettura

La stagione estiva, si sa, è ricchissima di novità cinematografiche legate al genere horror e anche questa settimana non fa eccezione con «Midsommar».
Il regista Ari Aster si era fatto conoscere lo scorso anno con il (sopravvalutato) esordio «Hereditary» e con quest'opera seconda si conferma un autore sì di talento, ma anche vittima di un'ambizione che non riesce a supportare adeguatamente.

Midsommar

Al centro della trama c'è una ragazza americana che, qualche mese dopo aver subito un terribile lutto, parte per la Svezia insieme al fidanzato, poco prodigo di attenzioni, e ad alcuni amici. Tra questi c'è un nativo del luogo, che accompagna lei e il resto del gruppo a conoscere le curiose usanze della comunità da cui proviene.

È indubbiamente un horror anticonvenzionale, a partire dal fatto che tutto si svolge sotto la luce del sole estivo, che in Scandinavia concede soltanto poche ore di riposo in quel periodo dell'anno.
Anche il ritmo (a dir poco statico, soprattutto nella prima parte) rende questo film un prodotto decisamente sui generis, in particolare se si guarda agli horror contemporanei, ma l'originalità dell'operazione e il fascino di diverse suggestioni messe in campo non bastano a nascondere le falle drammaturgiche di un lungometraggio che superficializza troppo diversi elementi, a partire dall'elaborazione del lutto.
Ari Aster regala parecchie sequenze visivamente interessanti, eppure il disegno d'insieme non risulta abbastanza appagante: il percorso (di consapevolezza?) della protagonista fatica a coinvolgere e diversi passaggi finiscono per andare troppo sopra le righe, anche per quanto riguarda l'interpretazione di alcuni attori.

All'interno del panorama odierno dei film di genere, resta comunque un prodotto curioso e coraggioso, ma oltre a questo rimane poco altro da ricordare positivamente di quest'altra opera di Aster a forte rischio di sopravvalutazione.
Se «Midsommar» ha comunque dalla sua idee creative e qualche spunto degno di nota, lo stesso non si può dire di «Men In Black: International» di F. Gary Gray.

Men In Black

Più che di uno spin-off, si tratta di una vera e propria ripartenza della saga che vedeva protagonisti Will Smith e Tommy Lee Jones, sostituiti in questo film da Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Le dinamiche da buddy-movie sono sostanzialmente le stesse del film precedenti, ma se l'idea era quella di portare una boccata d'aria fresca al franchise, la missione è totalmente fallita: il copione è prevedibile e gli effetti speciali non bastano ad aumentare il tasso di divertimento.

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