ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’appello ai partiti

Migliaia di imprese turistiche a rischio chiusura per il caro energia

L’allarme di Marina Lalli (presidente Federturismo): il tema dei costi energetici sia messo in cima all’agenda elettorale come problema da risolvere con urgenza nella nuova legislatura

di Enrico Netti

1' di lettura

«Facciamo un appello urgente a tutti i partiti politici affinché il tema dei costi energetici sia messo in cima all’agenda elettorale come problema da risolvere con urgenza nella nuova legislatura». Questa la richiesta di Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria, ai partiti politici per un intervento rapido a sostegno delle imprese dell’industria dell’ospitalità. Senza nessun intervento nei prossimi mesi rischieranno la chiusura migliaia di attività turistiche e non a causa delle previsioni per l’autunno con un Pun, acronimo di Prezzo unico nazionale ovvero il prezzo di riferimento all’ingrosso dell'energia elettrica che viene acquistata sul mercato della Borsa Elettrica Italiana, in aumento del 40%. Se questa previsione si avverrà si disegna uno scenario apocalittico per il settore. Ci sono strutture, come un hotel sul mare in Sicilia, che sono passate da 40mila euro nel luglio 2021 a 144mila euro nello stesso mese di quest’anno. Altre, come un villaggio turistico in Veneto, da 350mila euro a 1,3 milioni di euro su base annua, tanto da decidere di chiudere in anticipo la stagione rimborsando i clienti che avevano già prenotato. Con questo trend sono poche le attività che potranno resistere ad ulteriori aumenti previsti dopo l’estate. La stagione invernale rischia addirittura di non partire perché i costi per innevamento e gli impianti a fune con questi prezzi non potranno garantire il servizio pena il fallimento dell’impresa. «Ribadiamo quindi l’appello urgentissimo a trovare strumenti di mitigazione dei costi energetici, ne va del 13% del Pil italiano» sollecita Marina Lalli.

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