Rapporto EBA

Migliora la solidità delle banche Ue, ma la redditività preoccupa

A giugno 2019 il Cet 1 delle 131 banche Ue sottoposte al controllo dell'Autorità bancaria europe era al 14,4% rispetto al 14,3% di un anno primale banche nell'Unione europea potrebbero essere costrette a chiudere filiali o accelerare sulle fusioni (o perfino chiudere) pur di invertire quella che appare come una triste prospettiva per la redditività


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3' di lettura

La solidità del sistema bancario Ue «è migliorata nel 2019 grazie a un leggero aumento dei ratio di capitale». Tuttavia le banche «hanno significativamente aumentato i loro portafoglio di prestiti rischiosi e prevedono di aumentare tali esposizioni». Di conseguenza «in un contesto di prospettive economiche fosche, le banche dovrebbero evitare un indebito indebolimento degli standard di credito». È questa una delle conclusioni dell'Autorità bancaria europea (Eba) che emerge dal rapporto sulla valutazione del rischio del sistema bancario europeo e dall'esercizio di trasparenza con le informazioni dettagliate per 131 istituti di credito.

Soprattutto però, secondo l’Autorità bancaria, le banche nell'Unione europea potrebbero essere costrette a chiudere filiali o accelerare sulle fusioni o addirittura chiudere pur di invertire quella che appare come una triste prospettiva per la redditività. E la bassa redditività «limita la capacità delle di generare capitale organicamente e di finanziare la crescita dei prestiti, nonché di pagare dividendi». Solo il 28% delle banche quotate dell'Ue tratta a un price-to-book ratio (rapporto tra capitalizzazione di un’azienda quotata e patrimonio netto contabile, misura se e quanto sia sottovalutata o sopravvalutata dal mercato) superiore a 1 o ha valore di mercato superiore alle attività nette. Le banche statunitensi in questa situazione sono l'81%.

A giugno 2019 il Cet 1 delle 131 banche Ue sottoposte al controllo dell'Eba era al 14,4% rispetto al 14,3% di un anno prima tenendo conto della legislazione a pieno regime. Il Roe per le banche Ue è leggermente calato dal 7,2% al 7% nel 2019.

Il rapporto «conferma i progressi nella riparazione dei bilanci», ma fa emergere preoccupazioni per l'andamento della redditività. Gli asset bancari tra giugno 2018 e giugno 2019 sono aumentati del 3%. Dal 2014 le esposizioni al settore immobiliare, alle piccole e medie imprese e al credito al consumo sono risultati i segmenti con maggiori tassi di crescita per cui «l'attenzione ai segmenti più rischiosi mostra la ricerca di rendimento da parte delle banche in un contesto di bassi tassi di interesse e margini in diminuzione».

Il ratio Npl/prestiti è declinato dal 3,6% a giugno al 3% nel 2019. Ciononostante, segnala l'Eba, «l'attenzione su esposizioni più rischiose negli ultimi anni, combinata con un indebolimento delle prospettive macroeconomiche, potrebbe cambiare questa tendenza». Le risposte al questionario di valutazione dei rischi «mostrano anche che una quota crescente di banche prevede un deterioramento della qualità delle attività per la maggior parte dei segmenti di prestito. Questi includono portafogli, che mirano anche ad espandere, come le pmi e il finanziamento del credito al consumo».

Le condizioni di finanziamento sono migliorate, supportate da mercati finanziari favorevoli, è scritto ancora nel rapporto. Secondo l'Eba, le banche «dovrebbero trarre vantaggio dall'attuale contesto di bassi tassi di interesse per creare i propri buffer Mrel (Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabilities)». Con un numero crescente di banche che addebitano o prevedono di addebitare tassi di interesse negativi sui depositi delle società e delle famiglie, gli effetti di tali misure sulla base dei depositi rimangono da verificare.

Dopo progressi sostanziali negli ultimi anni, i coefficienti patrimoniali sono rimasti sostanzialmente invariati anno dopo anno. Nell'ultimo anno è stato osservato un aumento delle attività ponderate per il rischio (2,5% anno su anno) e Cet 1 (3% sempre anno su anno). Il rischio di credito, che costituisce l'80% delle attività ponderate per il rischio, è aumentato di circa il 2,5%, livello inferiore alla crescita degli asset totali (3%) e dei prestiti totali (3,5%). Tali sviluppi, dice l’Eba «indicano che le attività ponderate per il rischio di credito sono guidati non solo dall'andamento delle attività delle banche, ma anche da cambiamenti nella composizione delle esposizioni delle banche e dei parametri di rischio».

Per quanto riguarda la profittabilità il deterioramento del contesto macroeconomico, i bassi tassi di interesse e l'intensa concorrenza non solo da parte delle banche, ma anche da parte delle società di tecnologia finanziaria (FinTech) e di altri attori finanziari, «dovrebbero aggiungere ulteriore pressione alla redditività delle banche». In questo «difficile contesto, la razionalizzazione delle spese operative è presumibilmente l'area principale per migliorare la redditività».

Infine i rischi tecnologici e l’aumento dei casi di riciclaggio di denaro/finanziamento del terrorismo: questi fattori dice l'Eba «mantengono alto il rischio operativo». Gli attacchi informatici e le violazioni dei dati «costituiscono le principali preoccupazioni per le banche». Inoltre, il verificarsi di scandali su riciclaggio e finanziamento del terrorismo «può comportare costi legali e di reputazione». Si intende, da non sottovalutare.

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