LA FOTOGRAFIA

Migranti, il 19,5% dei Comuni coinvolto a vario titolo nella rete Sprar

di Andrea Carli

Il 70% delle persone uscite dallo Sprar l’anno scorso (oltre 9.000) ha terminato il percorso di accoglienza avendo acquisito gli strumenti per una propria autonomia: 25.480 adulti hanno frequentato almeno un corso di lingua, 15.976 un corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo. 4.265 i beneficiari che hanno trovato un’occupazione lavorativa (fotogramma)

4' di lettura

I Comuni titolari di progetto e/o sedi di strutture afferenti alla rete Sprar nel 2017 sono 965, ovvero il 12,1% dei 7.960 Comuni italiani a dicembre di quell’anno. Parliamo del 45,7% dell’intera popolazione italiana (27 milioni e 700mila abitanti su gli oltre 60,5 milioni di residenti). Quanto ai Comuni interessati dalla rete Sprar a vario titolo (in quanto titolari di progetto, sede di struttura o in quanto parte di un’aggregazione – Unione, Distretto, Ambito, Consorzio) sono 1.549: quasi un quinto della totalità dei Comuni italiani (19,5%) e rappresentano 30,1 milioni di abitanti (il 49,7% dell’intera popolazione italiana). A scattare la fotografia è l’Atlante Sprar 2017, il Rapporto annuale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati 2017-2018 presentato oggi dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani.

Comuni coinvolti e interessati dalla rete Sprar per classe demografica Anno 2017
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Lo Sprar ha promosso, grazie alle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, 776 progetti, di cui 595 destinati all'accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale appartenenti alle categorie ordinarie, 132 per minori stranieri non accompagnati) e 49 per disagio mentale e disabilità fisica. Nel complesso, al 31 dicembre 2017, i progetti finanziati hanno reso disponibili 31.340 posti in accoglienza (circa il 21% in più rispetto all'anno precedente), di cui 27.506 destinati alle categorie ordinarie, 654 posti per persone con disagio mentale e disabilità fisica e 3.180 per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.

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Il superamento del sistema previsto dal decreto sicurezza
Il decreto legge sicurezza e immigrazione, approvato con voto di fiducia al Senato in prima lettura, prevede all’articolo 12 il ridimensionamento dell’accoglienza dello Sprar, che in futuro sarà riservato esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati.I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza solo nei centri ad essi dedicati, i Cas, ovvero i grandi Centri di accoglienza straordinaria gestiti dalle Prefetture. Attualmente il provvedimento è in discussione alla Camera. L’indagine mette in evidenza che dal 2014 al 2017 sono sbarcate sulle coste italiane 625mila persone. Di queste, ad oggi, circa 150.000 sono ancora in accoglienza.

Che cosa è lo Sprar
Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), sistema nazionale di seconda accoglienza organizzato direttamente dai Comuni, è composto da una rete strutturale di enti locali che, accedendo al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo nei limiti delle risorse a disposizione, realizzano progetti di accoglienza integrata destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, e minori stranieri non accompagnati in stretta collaborazione con gli organismi del terzo settore presenti sul territorio. Nello Sprar c’è lo studio della lingua italiana e processi per portare i migranti a essere più autonomi.

Oltre 10mila persone lavorano per rete Sprar
Nel 2017 oltre 10.000 persone hanno lavorato per la rete di accoglienza Sprar, alcune impiegate a tempo pieno altre a tempo parziale. Sono stati 36.995 i beneficiari accolti nel 2017 nello Sprar, 2.117 i nuclei familiari per un totale di 6.346 persone; 13.000 gli inserimenti in accoglienza su segnalazioni ricevute da parte di tutte le Prefetture italiane; 4.584 minori, di cui 3.127 senza famiglia; 7.800 le persone accolte portatrici di esigenze particolari: problemi di carattere sanitario, vittime di tortura e di violenza, vittime di tratta degli esseri umani, donne sole in stato di gravidanza.

Il 70% delle persone apprende lavoro e impara italiano
Il 70% delle persone uscite dallo Sprar l’anno scorso (oltre 9.000) ha terminato il percorso di accoglienza avendo acquisito gli strumenti per una propria autonomia: 25.480 adulti hanno frequentato almeno un corso di lingua, 15.976 un corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo. 4.265 i beneficiari che hanno trovato un’occupazione lavorativa.

La collaborazione con il Terzo settore
Per quanto riguarda le intese con associazioni del Terzo settore locale o con enti e associazioni cittadine, sono stati stipulati 3.300 nuovi accordi soprattutto con le scuole, gli enti di formazione, associazioni culturali e sportive, aziende e il mondo del volontariato.

L’allarme dei Comuni per le misure previste dal decreto sicurezza
I Comuni mettono in evidenza che, con le novità introdotte dal decreto sicurezza, potrebbero delinearsi delle difficoltà nella gestione dei migranti. I grandi Centri di accoglienza straordinaria gestiti dalle Prefetture - spiegano - pur con tutte le cautele del caso, estromettendo di fatto i sindaci da qualunque possibilità di controllo e gestione del proprio territorio, rischiano di impattare sui territori in maniera troppo pesante, soprattutto nei piccoli contesti urbani o nei quartieri più complicati. Choedono pertanto che ogni decisione venga condivisa con tutti i livelli istituzionali, primo fra tutti quello locale.

L’aumento dei posti e degli accolti dal 2012 al 2017
Nel corso degli anni lo Sprar ha conosciuto numerosi ampliamenti, principalmente come conseguenza dei flussi verso l’Italia e l’Europa provenienti dal Medio Oriente e dal continente africano. L’incremento dei posti e degli accolti dal momento dell’avvio del sistema è stato progressivo, ma dal 2012 al 2017 ha subìto una significativa accelerazione, passando i primi da 3.979 a 31.340 (+ 687,6%), mentre gli accolti da 7.823 a 36.995, pari ad una variazione percentuale di +372,9 per cento.

La fotografia aggiornata ai primi sei mesi del 2018
Nei primi sei mesi del 2018, la rete Sprar ha continuato a registrare l’andamento crescente degli ultimi anni, arrivando ad avere 876 progetti sul territorio (+12,9% rispetto a dicembre 2017) afferenti a 755 enti locali titolari (Comuni, Province, Unioni di Comuni o altre aggregazioni), per un totale di 35.869 posti attivati (rispetto ai 31.340 di fine 2017, ovvero + 14,5%). Degli 876 progetti locali, 681 sono per beneficiari ordinari, 143 per minori stranieri non accompagnati e 52 per beneficiari portatori di disagio mentale e/o fisico. L’88,2% dei posti attivati (31.647 su 35.869) sono per categorie ordinarie (comprendenti anche i beneficiari dei programmi Resettlement e Isaf), il 9,7% (3.488 posti) per minori stranieri non accompagnati e il 2% (734 posti) per beneficiari con disagio mentale e/o fisico.

Calabria, Sicilia e Puglia le regioni più coinvolte nella rete
Tutte e venti le regioni italiane sono coinvolte nella rete SprarR, ma le prime 5 Regioni con il maggior numero di progetti attivi a giugno 2018 sono la Calabria (125 progetti), la Sicilia (114), Puglia (112), Campania (90) e Lombardia (64). In termini di posti attivi, invece, la Sicilia continua ad essere la Regione con il numero più elevato (4.839), seguita dal Lazio (4.467), Calabria (3.717), Puglia (3.459) ed Emilia Romagna (3.038).

BENEFICIARI COMPLESSIVI, PRIME 10 CITTADINANZE PRESENTI

Anno 2017, valori percentuali

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