XXVI RAPPORTO ISMU

Migranti, nel 2020 del coronavirus gli sbarchi sono tornati ad aumentare

Le restrizioni alla mobilità hanno invece ridotto le richieste d'asilo: sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). In calo anche il numero di nuovi permessi di soggiorno: nei primi 6 mesi dello scorso anno (ultimi dai disponibili) sono stati concessi a cittadini non comunitari circa 43mila nuovi permessi di soggiorno, meno della metà del primo semestre 2019

di Andrea Carli

Barcone di migranti si ribalta a Lampedusa: immagini del soccorso

Le restrizioni alla mobilità hanno invece ridotto le richieste d'asilo: sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). In calo anche il numero di nuovi permessi di soggiorno: nei primi 6 mesi dello scorso anno (ultimi dai disponibili) sono stati concessi a cittadini non comunitari circa 43mila nuovi permessi di soggiorno, meno della metà del primo semestre 2019


3' di lettura

Il 2020, l'anno segnato dallo scoppio della pandemia Covid-19, dai lockdown e dalle misure restrittive per arginare la diffusione dei contagi ha registrato un aumento degli sbarchi di migranti in Italia (34mila), dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Allo stesso tempo, le restrizioni alla mobilità adottate per limitare i contagi coronavirus hanno ridotto le richieste d'asilo: sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). In calo anche il numero di nuovi permessi di soggiorno: nei primi 6 mesi dello scorso anno (ultimi dai disponibili) sono stati concessi a cittadini non comunitari circa 43mila nuovi permessi di soggiorno, meno della metà del primo semestre 2019. Le riduzioni più consistenti sono avvenute nei mesi di aprile (-93,4%) e maggio (-86,7%).

SBARCHI, INGRESSI ALLE FRONTIERE TERRESTRI E RICHIESTE D’ASILO

In migliaia (Fonte: XXVI Rapporto Ism)<br/>

SBARCHI, INGRESSI ALLE FRONTIERE TERRESTRI E RICHIESTE D’ASILO

A scattare la fotografia dei flussi migratori ai tempi del coronavirus è il XXVI Rapporto Ismu, pubblicato e presentato oggi, 23 febbraio. Tra gli altri canali di ingresso che alimentano potenzialmente le richieste di asilo c'è quello degli arrivi irregolari via terra che dall'inizio dell'anno al 26 novembre 2020 sono stati 5.032 (nel 79% dei casi provenienti dalla Slovenia).

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Con crisi economica post pandemia calo migranti irregolari

«Nonostante la ripresa degli sbarchi - sottolinea il report - il fenomeno migratorio nel nostro Paese mostra i segnali di una fase di relativa stagnazione. Tale tendenza potrà verosimilmente accentuarsi anche a seguito della crisi economica che il post-pandemia porterà con sé, rallentando gli arrivi e incentivando la mobilità degli stranieri e naturalizzati verso altri paesi. In prospettiva - si legge ancora nel documento - una riduzione della consistenza numerica è attesa anche per quanto riguarda la componente irregolare, su cui agiranno sia gli effetti della sanatoria intervenuta nel corso di quest'anno, sia l'eventuale riduzione della forza trainante di un mercato del lavoro che quasi certamente faticherà a recuperare le posizioni, già non brillanti, dell'epoca pre-Covid».

LA STIMA DELLE PRESENZE IRREGOLARI

(Fonte:XXVI Rapporto Ismu)

LA STIMA DELLE PRESENZE IRREGOLARI

Richieste d'asilo, meno dinieghi

Per quanto riguarda gli esiti delle richieste di asilo, questi mostrano nel 2020 una flessione dei dinieghi (76%) rispetto al 2019 (81%), ma comunque superiore agli anni che hanno preceduto l'abolizione della protezione umanitaria.

80mila persone nei centri di accoglienza

Al 31 dicembre 2020 risultavano accolte in strutture di accoglienza (negli hotspot, nei SIPROIMI - Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati - e nei centri di accoglienza straordinari) 80mila migranti, in netta diminuzione rispetto agli anni precedenti (91.424 nel 2019 e 135.858 nel 2028) . La Lombardia è la Regione che al 31 dicembre 2020 ospita il maggior numero di migranti, 10.494 (13% sul totale), seguita da Emilia Romagna (8.392) e Lazio (7.491).

Migranti sempre più “key--workers”

«L'emergenza determinata dal Covid-19 - sottolinea l’indagine Ismu - ha posto in evidenza l'elevata percentuale dei migranti tra i key-workers, impegnati nella produzione dei servizi essenziali, quali la filiera agroalimentare, il settore sanitario e della cura, la logistica. In particolare è emersa la dipendenza dei sistemi di produzione alimentare dei paesi sviluppati dai lavoratori immigrati. Inoltre la crisi sanitaria, si legge ancora nel report, ha avuto l'effetto non soltanto di rivelare la precarietà e la vulnerabilità dei migranti sul mercato del lavoro, ma anche di rafforzarle».

Oltre 207mila domande di emersione con la regolarizzazione

Su questo quadro si è innestata la regolarizzazione che ha portato in totale a 207.542 domande di emersione, di cui 176.848 per lavoro domestico e assistenza alla persona e 30.694 per lavoro nel settore primario (agricoltura e pesca). Tra i richiedenti comunità già numerose e radicate sul territorio nazionale: Pakistan (5.681 domande), Bangladesh (4.275), Cina (3.893), Marocco (3.663), Egitto (3.146), Albania (2.382), India (2.354) e Perù (1.788). Nonostante la preponderanza di richieste nell’ambito del settore domestico (l’85% del totale), in cima ai richiedenti troviamo provenienze tradizionalmente poco inserite in questo ambito.



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