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Migranti, Piantedosi: in porto solo i vulnerabili. Due navi Ong in acque italiane

Le imbarcazioni delle due Ong tedesche hanno varcato la soglia con l’ok delle autorità, dopo il primo no del ministro dell’Interno

Migranti, Piantedosi: "Primo provvedimento per la nave ong Humanity 1, resti in rada"

3' di lettura

«Le persone che hanno i requisiti possono sbarcare, ci facciamo carico di ciò che presenta problemi di ordine assistenziale e umanitario senza derogare al fatto che gli obblighi di presa in carico competono allo Stato di bandiera». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Milano, al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, parlando delle quattro navi di ong con migranti a bordo che sono al largo delle coste siciliane. «Gli altri devono tornare fuori dalle acque territoriali e se ne deve fare carico lo Stato di bandiera - ha aggiunto -. Noi saremo fermi su questo principio senza venire meno agli obblighi umanitari su cui non faremo mai marcia indietro».

«Gli organismi di competenza - ha aggiunto il ministro - accerteranno chi versa in condizioni di vulnerabilità e di questi ci faremo carico a prescindere dalle regole internazionali che noi riteniamo essere chiare. Dopo di che la nave dovrebbe lasciare con tutto il resto del carico le acque nazionali».

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La nave Humanity 1 a Catania

La linea adottata dal Viminale ha portato ad una accelerazione dei controlli in mare: intorno alle 21.30 di oggi , del 5 novembre, la nave Humanity 1 della ong ’Sos Humanity’, con a bordo 179 naufraghi, approderà il porto di Catania, dove sarà eseguita l’ispezione delle autorità italiane, come previsto del nuovo decreto, per individuare fragili, donne e bambini, che saranno fatti sbarcare. Al porto sono già giunte ambulanze, pullman e volontari della Protezione civile.

A seguire la nave, con a bordo le persone che invece non saranno fatte sbarcare, dovrà poi lasciare le acque italiane in un tempo adeguato. Il Viminale nel frattempo intende avviare interlocuzioni con Paesi europei come la Francia, che nelle scorse ore si sono detti disponibili ad accogliere una quota di migranti.

Ormai da giorni davanti alla costa della Sicilia orientale si trovano quattro navi di Ong, in attesa di un porto sicuro per fare sbarcare i migranti soccorsi nel mar Mediterraneo. Si tratta, oltre alla nave tedesca Humanity 1, della Rise Above (anch’essa tedesca, 90 persone) e delle norvegesi Ocean Viking (234 persone) e Geo Barents (572).

Dal no di Piantedosi all’ok all’ingresso

Il ministro dell’Interno Piantedosi si era opposto all’ingresso nelle acque territoriali delle imbarcazioni, in accordo alla linea dura già sposata dall’esecutivo Meloni contro le Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo. Il niet è stato poi rivisto, concedendo l’ingresso a Humanity 1 e Geo Barents. La Humanity 1 di Sos Humanity ha varcato il confine «dopo aver ottenuto il permesso dalle autorità del porto di Catania», ma «non andrà» nella città siciliana e «non ha mai avuto intenzione di farlo». Anche la Geo Barents, nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere (Msf), naviga in acque territoriali italiane «dopo aver chiesto e ricevuto il permesso dalle autorità.

La ong tedesca Sea Watch, intanto, è partita all’attacco e chiede che sia concesso un porto sicuro alle imbarcazioni in attesa. «Nuovo Governo, vecchia criminalizzazione del soccorso in mare - scrive sui suoi canali social la Ong - la strategia del Ministro dell’Interno prolunga le sofferenze di migranti ed equipaggi. Lo fa dicendo cose false». C’è bisogno, ha aggiunto la Ong, di fare «chiarezza e chiediamo a gran voce che venga assegnato subito un porto sicuro a Ocean Viking, Geo Barents e Humanity 1. Resistere a questa strategia di deterrenza del soccorso in mare è un dovere», conclude Sea Watch.

Humanity, arrivato decreto ma a tutti su nave servono cure

«Ieri sera, il capitano della Humanity 1 ha ricevuto una lettera firmata dai ministri dell’Interno, Difesa e Infrastrutture, che vieta alla nave di rimanere nelle acque territoriali italiane per un periodo più lungo del ’necessario per garantire operazioni di soccorso e assistenza a persone in condizioni di emergenza e in condizioni di salute precarie». Ma tutti i 179 sopravvissuti a bordo sono persone salvate da un’emergenza in mare che, secondo il diritto internazionale, deve essere portato a terra in un luogo sicuro senza indugio. I sopravvissuti sono fuggiti dalla Libia, dove sono stati esposti a violazioni dei diritti umani come la tortura. «In quanto rifugiati, sono in uno stato vulnerabile, alcuni di loro visibilmente traumatizzati: hanno bisogno di cure mediche e psicologiche». È quanto sostiene la Ong ’Sos Humanity’, attualmente in acque italiane con la propria nave.


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